Fenomenologia della donna con gli stivali

31 Gennaio 2008

Chi ricorda il monologo-confessione sulle scarpe del Moretti/assassino nel meraviglioso film “Bianca”, premettendo che io non ho alcuna monomania feticistica d’ordine calzaturiero, potrà comprendere questa mia breve riflessione su un fenomeno di costume purtroppo molto diffuso: la donna con gli stivali. Leggi il resto »

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Teologia tascabile

28 Gennaio 2008

Sto preparando, con larghissimo anticipo, una serie di risposte teologiche compendiabili in poche righe, vademecum dispensabile, per fronteggiare una fase del “perché?” più avanzata. Prudenzialmente, mi avvantaggio.

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Giorno della memoria

27 Gennaio 2008

copertina del libroRicordarsi il Giorno della memoria ha un che di ricorsivo e tautologico. Ognuno può trovare il suo modo di aderire alle forme, per me sempre necessarie, di istituzionalizzazione del ricordo. Per parte mia posso dare un piccolo consiglio di lettura a chi passa di qua, al di là dei molti titoli di natura testimoniale, con un libro piuttosto famoso (che poi finisce sempre che i titoli più famosi non sono stati poi così letti…): Il concetto di Dio dopo Auschwitz di Hans Jonas.

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1988

26 Gennaio 2008

Il 1988 era un anno di Olimpiadi. Ricordo che registrai la finale dei 100 metri, che era attesissima e, per via del fuso orario, inguardabile in diretta. Come ricorderete vinse un atleta di specchiata moralità. Ma allora non lo sapevamo ancora. Anche se era del tutto evidente che fosse un pupazzone anabolizzato. Ho imparato, crescendo, che in genere non si sa quasi niente di tutto ciò che, invece, è davvero evidente. Un po’ come il discorso che la profondità sta in superficie. Leggi il resto »

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Una tragedia negata

26 Gennaio 2008

copertina di Una tragedia negataHo seguito l’evoluzione del libro “Una tragedia negata” di Demetrio Paolin piuttosto da vicino. Raccontarne la storia completa ancorché “in fieri” (i come, i perché, le tracce, le prove, il pdf originario…) comporterebbe una notevole massa di collegamenti ipertestuali. Labirinto, anche temporale, che il lettore può percorrere o meno. Quello che consiglio di fare, più semplicemente, è di procurarsene una copia nell’edizione appena pubblicata da Il Maestrale.

Il volume ha questa bella particolarità, dal mio punto di vista: da un lato è il frutto maturo dell’integrazione tra “vita web” di un testo e testo stesso (il labirinto di link che costituiscono al “cronobiografia” in rete di questo studio sulla letteratura italiana dedicata agli anni di piombo); dall’altro è uno studio che attinge in modo diretto dagli strumenti classici dell’accademia, o dall’italianistica: un bel saggio con tutte le note al posto giusto, dicevo all’autore l’anno passato (per la mia formazione le note, spesso, possono costituire la parte più rilevante o interessante di un saggio costituendo, di fatto, un “ipertesto” ante-web). Leggi il resto »

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1987

25 Gennaio 2008

Nel 1987 facevo il ginnasio. Ricordo il telegiornale che dà la notizia della morte di Primo Levi. Le inquadrature del palazzo, le scale, i coccodrilli. Il ginnasio, benché duri solo due anni, di solito e salvo bocciature, credo appaia a tutti, dall’interno, come una specie di purgatorio infinito, torturante. Giocavo a basket, allora, in modo piuttosto disordinato. Ricordo che frequentavo un negozio di strumenti musicali di Carrara. Leggi il resto »

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Tipo “Alfabeto Einaudi”

23 Gennaio 2008

Ho incontrato LR la prima volta a Roma nel dicembre del 2006. Facevamo parte entrambi di una specie di talk-show surreale dedicato ai blog e alla scrittura, all’interno degli incontri dell’area blog del salone PiùLibri. Ero curioso di conoscerlo, perché abitavamo tutti e due a Pisa e perché siamo quasi coetanei. Come è noto, non essendo io a quel tempo “diventato” ancora uno scrittore, odiavo sinceramente tutti gli scrittori nati negli anni Settanta. Così, mi pare, già alla presentazione gli dissi qualcosa tipo una battuta o una punzecchiatura, biliosa, che non ricordo. Poi mi colpì la sua camicia a quadrettoni, una camicia a quadrettoni troppo grossi per quell’occasione pubblica (troppo grossi per qualsiasi occasione pubblica, fatta forse eccezione per un festival di boscaioli tirolesi, o canadesi). Scoprii solo anni dopo che quella camicia doveva avere per lui valori scaramantico-affettivi. Tanto che gliela rividi addosso, in foto, in occasioni pubbliche ancora più importanti di quella del nostro incontro. Leggi il resto »

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Ad alta voce e in movimento

21 Gennaio 2008

Si potrebbe dire che la lettura ad alta voce della poesia (non la recitazione) sia la “prova di carico” di un verso. Tu prendi un camion, lo riempi a pieno carico e poi lo fai passare sopra un ponte. Se il ponte non crolla supera il collaudo. Ora, come si collaudano i versi se non leggendoli a voce alta? E’ un’ipotesi. Leggi il resto »

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Regole interne

20 Gennaio 2008

Luca Ricci legge “Regole interne”

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La parola nell’arte

19 Gennaio 2008

Quando ho visto questa interpretazione “dadaista” realizzata da Max, mi è venuta subito in mente la mostra “La parola nell’arte“. Max scompone la mia poesiola/battuta titolata Storia dell’estetica (”Non esistono arti inferiori./Fatta eccezione delle gambe”) in un rebus vocale: i numeri enunciano la somma e le parti del testo (composto da 8 parole) che viene presentato non più come un’unità di senso fissata una volta per tutte, ma come una composizione modulare, modulabile. Numeri che stanno per parole, e lettere numerabili. Max smonta e rimonta il testo come fosse una crittografia e lo espropria del senso (di un senso) per farne un puro suono (coro di bimbi, verso di gallo, risata infantile, tromboni e piatti, pieno orchestrale, effetto doppler, acqua new age…) da manipolare come una partitura. Le parole-numero, alla fine, tornano ognuna al loro posto, secondo la loro posizione numerica (la sequenza che genera la battuta) e la voce recita/ricompone la frase.

Il collegamento che vedo con la mostra del Mart è questo: il testo originale (sensato, doppiosensato su “arti”) rappresenta una base, una tela figurativa. I suoni, i rumori, l’enunciazione dei numeri che stanno per la posizione occupata dalle parole, rappresentano, invece, una sovrapposizione grafica. Proprio come le inserzioni grafiche e alfabetiche nella pittura delle avanguardie del Novecento.

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