Non basterà l’intero giorno aggiunto al mese per leggere tutte le tracce dedicate al 29 febbraio nell’apposito blog temporaneo. Ne estraggo una a caso:
Qui stava la trascrizione di quanto avevo scritto appositamente per il 29 febbraio 2008
Non basterà l’intero giorno aggiunto al mese per leggere tutte le tracce dedicate al 29 febbraio nell’apposito blog temporaneo. Ne estraggo una a caso:
Qui stava la trascrizione di quanto avevo scritto appositamente per il 29 febbraio 2008
Ho cercato di mettere insieme queste due immagini, il radiofaro e il radiocarbonio, cercando di descrivere la nascita (prossima) come traccia radioattiva all’interno delle nostre vite: ci data, come fa il radiocarbonio con i resti archeologici; ci segnala il Bene, come un radiofaro “morale”.
E’ una coincidenza per me divertente il fatto di trovare recitata da un lettore “umano”, Enrico Besso, una mia poesia in un sito/blog che non conoscevo, Poetilandia, proprio nei giorni in cui ragionavo sulle letture generabili da voci di sintesi. Coincidenze vocaliche.
Come ottenne la sua libertà
la bicicletta abbandonata?
(Pablo Neruda)
Che in fondo sia libera,
o che se lo sia meritato,
nell’abbandono precipitano insieme
premio (dono) e colpa (bando).
Per questo la pietà degli sguardi
sul mezzo lasciato solo,
custodito o incustodito,
non è univoca.
E pure il giudizio, che su di sé
conduce l’abbandonata,
oscilla tra colpa e premio.
Definizioni e ipotesi (praticabili e non):
1) Lettura di brevi testi poetici all’interno dei messaggi di servizio che utilizzano voci sintetiche (stazioni, aeroporti, supermercati, call center…)
1 bis) Ricordare le poesie di Mario Luzi pubblicate dietro ai biglietti del bus di Firenze, in un certo periodo.
2) Per “voce sintetica” s’intenderà una voce naturale (non robotica) sul modello dei TTS disponibili.
3) Le inflessioni e le storpiature date dalle eventuali voci dei TTS settati su altre lingue rispetto ai testi composti in italiano costituiranno una variante delle possibilità di lettura e non una limitazione.
4) Possibilità di identificare criteri di composizione di un testo poetico destinato alla lettura di voci di sintesi (perché le Scimmie di Voltolini sì? Esistono in letteratura poeti più “vocalmente sintetizzabili” di altri? Quali tratti comuni manifestano?)
4 bis) Ricordare di procurarsi Mosorrofa (o anche solo di citarlo)
5) Analogie col tema dell’esecuzione musicale data da apparecchi meccanici e automatici (il flautista robot, le macchine musicali, i pianoforti automatici, i sintetizzatori, il Settecento e gli automi musicali, un Museo degli Automi musicali)
6) Le partiture di Bach come pura struttura eseguibile da strumenti di sintesi. Analogie?
Un’amica ha dedicato una bella recensione ai Versi ciclabili. Anna Mallamo (alias Manginobrioches) scrittrice e giornalista, mi conosce bene per via d’una nostra antica corrispondenza e frequentazione pubblica (attraverso le identità a densità variabile dei blog) e privata. Così ha saputo cogliere facilmente i tratti essenziali che ho messo, consapevolmente o meno, nel libretto e che raccontano di me. La ringrazio di cuore per il suo articolo e per la sua amicizia.
Cara bicicletta, perfetta macchina da poesia (pdf)
(Gazzetta del Sud, 23 febbraio 2008)
Da ieri ho la fissa dei TTS, cioè di quei sistemi automatici che traducono un testo in una sua versione audio (Text-to-Speech). In rete se ne trovano molti, alcuni gratuiti, generalmente per la lingua inglese. Ora il mio interesse per un TTS è legato ad alcune considerazioni che proponevo tempo fa sul rapporto tra poesia e lettura
Qui propongo una variante del quesito: ammesso che sia possibile immaginare una scrittura poetica orientata prioritariamente alla lettura a voce alta (Vs una orientata al tacite legere), si potrebbe, allora, anche ipotizzare una scrittura poetica destinata alla lettura da parte di sistemi automatici. Leggi il resto » Letteratura per voci sintetiche
Sarebbe bello credere ancora a Babbo Natale, quei bei tempi in cui o eri comunista o eri democristiano, oppure non eri né carne né pesce e potevi trovare pure giovani che si dicevano “repubblicani” o “liberali” o “socialdemocratici” (status che contraddiceva lo stesso essere giovani, ovviamente), roba da rotary club. Devo confessare che questo avvio di campagna elettorale mi ha messo in una certa difficoltà e faccio fatica a “riconoscermi” nelle forme e nei linguaggi della politica contemporanea. Leggi il resto » C’era un volta il pentapartito…