Pterodattiloscritto

28 Febbraio 2007

il dattiloscritto di Nati due volte di Giuseppe PontiggiaSento la parola “dattiloscritto” come una specie di fossile, arcaico, uno pterodattilo della scrittura o dello scrivere perso nel tempo, a ritroso… E in questo suo essere fossile - della parola, del concetto, del portatore stesso della parola - sta anche, però, un che d’irriducibile: ingombranti dattiloscritti, dattiloscritti spediti e rispediti, impolverati, fiutati e rifiutati, impilati, annotati, autografati, corretti, stropicciati, strappati, rilegati a spirale, a caldo, a graffetta, pinzettati, ingialliti, inumiditi, inceneribili.

(osservazioni a margine del post di Mauro “Cenere bagnata“. Con un’associazione libera al Big Typescript)

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Un caso di editoria anfibia

27 Febbraio 2007

Vibrisselibri, un caso di editoria anfibia
Incontro con Giulio Mozzi e Demetrio Paolin
Lunedì 5 marzo ore 9.30

Università di Pisa, Aula multimediale di Palazzo Ricci (piano terra),
Programma

Presentazione di Elena Salibra,
docente di Tecniche di scrittura e tipi testuali.
Introduzione di Simone Ticciati,
docente di un Laboratorio di scrittura italiana.

Intervengono:
Giulio Mozzi, ideatore di Vibrisselibri (www.vibrisselibri.net)
Demetrio Paolin, autore del saggio “Una tragedia negata”
(dal sito Unipi.it)

Sono contento di essere riuscito ad organizzare questo seminario. Sono certo che sarà una bella mattinata. Chi passa da quelle parti è, naturalmente, invitato a partecipare e a salutarci.

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Aggiornamenti laterali

26 Febbraio 2007

Restyling della barra laterale del blog grazie ad alcuni interventi sul CMS di un Wordpress personalizzato. L’operoso Camu mi ha aggiornato “casa” seguendo l’infinita wishlist che periodicamente gli invio…Il post, lo so, apparirà vacuo come pochi miei altri (o come tutti) ma volevo provare un paio di tastini nuovi, abbiate pazienza.

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Il passato nel futuro

24 Febbraio 2007

Alcuni lettori (diversi lettori..) arrivano per caso qui cercando l’espressione “futuro anteriore“. Almeno, così mi dicono le statistiche. “Futuro anteriore” è una delle categorie attraverso le quali organizzo gli scritti, è un’etichetta che usavo anche su giocatore.  In effetti, sono molto affezionato all’espressione “futuro anteriore”:  una specie di ossimoro temporale, il passato dentro al futuro.  Ma contiene, anche, il senso del “Possibile”,  di un qualcosa che potrà, o non potrà, avvenire, accadere, in funzione di qualcos’altro che sarà, o non sarà, stato. Tutta la dimensione del futuro è, per me, illuminata dal futuro anteriore; meglio, ogni futuro è sempre un po’ anteriore perchè il suo realizzarsi è debitore di un essersi realizzato: io sarò solo se sarò stato (e non mi avventuro adesso sul tema aristotelico dei “futuri contingenti” e del libero arbitrio…rimando ad un’altra volta e consiglio la lettura di Logica modale e mondi possibili di Massimo Mugnai ).

Insomma, volevo rivolgermi a chi è capitato qui cercando “futuro anteriore”; o meglio, mi rivolgo a chi sarà capitato ancora qui cercando “futuro anteriore” per rendergli almeno un minimo servizio:

Il futuro anteriore è una forma verbale della lingua italiana. Esso indica eventi, esperienze e fatti che sono compiuti; essi hanno spesso luogo nel futuro, ma non necessariamente. Ciò che conta principalmente, è che essi vengano considerati come non sicuri. (tratto dalla pagina Futuro anteriore di Wikipedia)

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Un clusterbook di filosofia

23 Febbraio 2007

La tradizione filosofica è per sua natura collaborativa, dinamica, versatile, multipla, ipertestuale e custodisce tracce mirabili di futuro (di Web ante bitteram) nel corso della sua storia plurimillenaria. La logica di rete si adatta magnificamente, ad esempio, ad autori come Leibniz o Wittgenstein. E se non c’è libro, forse, che non chieda di lasciare “al lettore ciò di cui il lettore è capace“, come ci avvisava proprio il grande austriaco, i testi filosofici più d’ogni altro, e in modo particolare, nascono nel segno dell’apertura, dello sviluppo infinito e collaborativo.

Questa premessa per segnalare l’interessante iniziativa del primo Clusterbook della casa editrice pisana ETS: un saggio filosofico di Adriano Fabris, “Senso e indifferenza“, da ri-scrivere con tutti i suoi lettori/interpreti. Qui è possibile scaricare il pdf dei primi due capitoli del volume.

Questo libro è un libro di tal genere. Forse il primo della serie. Un clusterbook, lo si è chiamato: perché il suo nucleo intende espandersi e giovarsi, nel seguito della sua elaborazione, dei contributi di scrittura di tutti coloro che saranno disposti a dire la loro. Clusterbook: l’occasione per ricollegare ciò che, nella sua capacità di espansione, rischia di disperdersi e di andare perduto. Non una disseminazione che fa danni, dunque, ma un’occasione per esprimere a più voci, anche se non necessariamente tutte armoniche, un contenuto che può essere condiviso. (A. Fabris, dall’introduzione a “Senso e Indifferenza“)

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1977

22 Febbraio 2007

Quell’anno lì, è un anno corto. Se c’è il “secolo breve” ci può pure essere l’anno corto, no? Ora pare lo celebrino, il trentennale di un anno, il 1977. Poi dicono pure il Movimento del ‘77. Io penso a Guerre Stellari, o a Lo Squalo. Ma Lo squalo è del ‘75, ed io ho passato parecchio tempo dopo il ‘75 a disegnare barche e squali, dopo aver visto quel film. Io nel ‘77 stavo ancora disegnando barche e squali, squali e barche. Ma ti pare un film da far vedere a un bambino? Vedi la crudeltà degli anni Settanta? Il settantasette è un anno di gambizzazioni. Anche lo squalo era un brigatista, allora. Chissà se era del settantasette pure il cadavere che mio padre estrasse dal bagagliaio della sua auto, un giorno. Era un cadavere di bicicletta. Su quel cadavere ho scritto una volta una poesiola, per una raccolta inedita titolata “Ciclo/p(oe)sie”:

Ti rimproverai il rottame,
l’inganno-sorpresa del cadaverino
mezzo-ragalo estratto
dal bagagliaio,
perché in sé rivelava già
troppa della natura mortale
dell’uomo-cosa,
ferrovecchio riverniciabile.

Tu pedalerai con dolore,
fu l’anatema nascosto.

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Vietato ai maggiori

21 Febbraio 2007

copertina CIMDunque, se vi piace Simone Cristicchi DOVETE acquistare il suo primo libro. Se non vi piace Simone Cristicchi, ma siete lettori/amici di questo blog, DOVETE acquistarlo lo stesso. Per ben più d’una ragione: 1) il libro è ricchissimo di poesia e vi aprirà un mondo; 2) il libro contiene nascosto un mio mini-raccontino; 3) il libro ha una bella postfazione a quattomani (o quattromani?) (scritta da Max e da me). Vi pare poco?

Caro lettore,
quello che hai in mano, proprio quest’oggetto di carta che stai sfogliando e che hai già quasi interamente letto, non è un libro. Certo, ha la forma di un libro, ha le pagine stampate proprio come un libro, bene in ordine, dalla prima all’ultima e che, se vuoi, puoi pure leggere o rileggere nell’ordine che vorrai tu, anche all’incontrario, o solo le pagine pari, o solo le dispari. Già, forse te ne sarai già accorto, quello che hai in mano non è esattamente un libro.
(tratto dalla postfazione del libro Centro di igiene mentale)

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Citofonia citeriore

19 Febbraio 2007

immagine tratta da http://www.matisse.splinder.com

(immagine gentilmente prestatami da Matisse)

Citofono citeriore,
dittafono a colori,
corre veloce, e non dal basso,
il suono buono,
il tuono/nuoto,
tonante, tono su tono.

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Ricetta: parole alle ortiche condivise

17 Febbraio 2007

“Qui cresce un’ortica squisita. Ci sono parole-ortica, che le devi bollire prima di assaggiarle. Anche qui: un campo di parole abbandonate, un testo da bollire, o già bollito, prima d’essere assaggiato. E certo che non è proprio come lo vorrei io, o come lo vorresti tu, questo Mondo” (tratto da Operamondo)

La parola “ortica” mi fa sempre venire in mente la marmellata d’ortica confezionata da Apollonia, un personaggio delle Favole a telefono di Gianni Rodari. Poi penso all’espressione “gettare alle ortiche”, poi penso ai “ravioli d’ortica”, e quindi a questa natura curiosa dell’urticante che si fa commestibile. E infine penso alle scritture collaborative on line, ai wiki, come deposito, coltivazione, vivaio, serra di parole-ortica: urticanti e commestibili insieme. Dietro alle parole-ortica io vedo persone-ortica, urticanti e “commestibili” insieme. E vedo i campi coltivati di ottime ortiche, nei proliferanti wiki, come copertura collaborativa di un insanabile individualismo, urticante appunto. Pensavo a questa confusa osservazione/sensazione, mentre provavo ad usare GoogleDocs e riflettendo su quali parole-ortica - commestibili - lascerò nelle interessanti pagine collaborative attivate di recente (LitCamp, BlogCamp, ZenaCamp)

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Come diventare creativi

14 Febbraio 2007

Il titolo mente. Perché come si diventa creativi non lo so. So solo che la creatività si può allenare, quotidianamente. Arrivo al tema grazie ad uno spunto di Clelia. Da lì mi tornano alla mente alcuni riferimenti sulla creatività: ad esempio, il bel libro di Edward de Bono “Creatività e pensiero laterale” (autore scoperto grazie a Max);oppure la conferenza di Remo Bodei “L’idea di creatività” (che vi consiglio caldamente di ascoltare nel frammento audio, se avete una ventina di minuti di tempo da dedicare al nutrimento della vostra mente, ma anche del cuore…un ascolto dal quale si esce davvero arricchiti).

Come viene usato oggi il termine “creativo”? Ed il concetto di “creatività”? Sulle prime mi verrebbe da dire: impropriamente, di solito. E non nomino neppure la “finanza creativa”…no, penso a quell’insieme di attività para-artistiche che, svincolate da studio e regole e codici si attribuiscono, nel parlar comune, ad un “creativo”. Continuo a trovare, invece, un elemento di passività positiva nel concetto di “creatività” (vedi “L’essere-agito del creativo“) unita ad un’irriducibile e benefica dimensione anti-dogmatica. Ogni attività di pensiero critico è, in fondo, un atto creativo.

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