“Qui cresce un’ortica squisita. Ci sono parole-ortica, che le devi bollire prima di assaggiarle. Anche qui: un campo di parole abbandonate, un testo da bollire, o già bollito, prima d’essere assaggiato. E certo che non è proprio come lo vorrei io, o come lo vorresti tu, questo Mondo” (tratto da Operamondo)
La parola “ortica” mi fa sempre venire in mente la marmellata d’ortica confezionata da Apollonia, un personaggio delle Favole a telefono di Gianni Rodari. Poi penso all’espressione “gettare alle ortiche”, poi penso ai “ravioli d’ortica”, e quindi a questa natura curiosa dell’urticante che si fa commestibile. E infine penso alle scritture collaborative on line, ai wiki, come deposito, coltivazione, vivaio, serra di parole-ortica: urticanti e commestibili insieme. Dietro alle parole-ortica io vedo persone-ortica, urticanti e “commestibili” insieme. E vedo i campi coltivati di ottime ortiche, nei proliferanti wiki, come copertura collaborativa di un insanabile individualismo, urticante appunto. Pensavo a questa confusa osservazione/sensazione, mentre provavo ad usare GoogleDocs e riflettendo su quali parole-ortica - commestibili - lascerò nelle interessanti pagine collaborative attivate di recente (LitCamp, BlogCamp, ZenaCamp)
17 Febbraio 2007 alle 14:27
parole urticanti,mi garbano, facciamone il risotto più delizioso!
17 Febbraio 2007 alle 17:42
Cucini tu?
17 Febbraio 2007 alle 19:07
non parrebbe forse, ma sì, cucino io, caro Matteo
17 Febbraio 2007 alle 19:14
Non intendevo mettere in dubbio le tue capacità compositive con la grammatica alimentare
Immagino tu sia cuoca provetta…
18 Febbraio 2007 alle 12:34
Si è dimenticato lo shampoo all’ortica (ah, ma forse a lei non serve molto …) ;-)******
19 Febbraio 2007 alle 12:21
Tempo fa mi parlasti di Apollonia, ma ora non ricordo più il “LA” che ti aveva scatenato:)*
L’orticaria è una malattia fastidiosissima!:)***
20 Febbraio 2007 alle 13:35
che orti?