Sento la parola “dattiloscritto” come una specie di fossile, arcaico, uno pterodattilo della scrittura o dello scrivere perso nel tempo, a ritroso… E in questo suo essere fossile – della parola, del concetto, del portatore stesso della parola – sta anche, però, un che d’irriducibile: ingombranti dattiloscritti, dattiloscritti spediti e rispediti, impolverati, fiutati e rifiutati, impilati, annotati, autografati, corretti, stropicciati, strappati, rilegati a spirale, a caldo, a graffetta, pinzettati, ingialliti, inumiditi, inceneribili.
(osservazioni a margine del post di Mauro “Cenere bagnata“. Con un’associazione libera al Big Typescript)
