Stavo pensando ad un brano musicale privo di incertezze, “senza SI e senza FA” pensavo tra me e me. E, intanto, speravo di passare indenne, cioé senza comprare NIENTE, il periodo dei saldi. La con-sorte, invece, amorevole, voleva che recuperassi quelle scarpe che avevo visto per me mesi fa e così, con abile stratagemma, mi ha intrappolato in una processione all’interno dei “SALDI”. Prima di arrivare alle mie scarpe, girovaghiamo in un mega-magazzino d’abbigliamento.
Lei entra nel camerino con 53 capi d’abbigliamento da provare. Io mi guardo intorno allarmatissimo, alla ricerca di qualsiasi cosa possa funzionare da sedia, sgabello, divano, trespolo. E’ in questo momento che si incontrano, solitamente, la prima volta gli sguardi dei mariti: la caccia al trespolo. La caccia dura pochissimo, perché ogni marito viene richiamato ad accostarsi alle tende di un camerino (ogni moglie ha sviluppato un richiamo personalizzato, le più abili usano addirittura gli ultrasuoni, come coi cani, così che vedi i mariti accorrere anche in apparente assenza di richiamo). Spunta la con-sorte semivestita: la taglia del pantalone-golf-camicetta-giacchino-piumino non va bene. Me ne cercheresti una uguale ma di una taglia in-più-in-meno? I mariti da riporto incrociano qui il secondo, tristissimo, sguardo, mentre si dirigono alla ricerca della taglia perduta. La ricerca della taglia perduta serve anche, di solito, a rimettere a posto l’articolo della taglia sbagliata. Un andirivieni sfiaccante che può durare ore.
Ogni marito sa di avere una certa autonomia annua, non negoziabile, di riporto-taglie durante i saldi. L’unità di misura si chiama minuto/riporto. E’ durante questi lunghissimi momenti di “Caccia alla taglia perduta” nei reparti dell’abbigliamento femminile che io, di solito, stilo mentalmente il mio testamento biologico.
