Le risorse audio creano questa equivalenza: il tempo individuale corrisponde al tempo del mezzo e sottomette l’ascoltatore al messaggio. E’ ovvio, lo so. Così, se tu mi dici una cosa interessantissima al 90° minuto del tuo meraviglioso podcast, ed io al secondo minuto ho interrotto la riproduzione, quella cosa interessantissima non la sentirò mai. Peggio per me. Tutte le tecnologie facilitatorie hanno una componente dedicata al narcisismo. Così, la tentazione audio è forte. Parliamo di podcast: se escludo un movente di documentazione artistica (Da capo al fine, ad esempio, sempre interessante per me) o di rilevanza storica (le Teche Rai..non propriamente podcast), perché mai dovrei ascoltare il contenuto di un post in versione audio? Semplifico molto la faccenda, lo so.
Ma, al di là dei contenuti, di rilevanza di contenuti e di “portabilità” degli stessi, ne faccio proprio una questione di gestione del tempo, un’equazione T: non ho tempo per ascoltare i podcast (ogni tanto, sì, qualche lungo file audio in sottofondo…) eppure sento la tentazione di produrne. Cioè, non ho tempo di ascoltarti ma ho la tentazione di farmi ascoltare. E’ un paradosso tipico della Rete. La schizofrenia della rete è, per me, tutta una questione di relazione con il Tempo, di gestione del tempo e sincronizzazione/dia-cronizzazione di tempi diversi (sociali, individuali, flat…). Per me è interessante riflettere sulla relazione podcast/gestione del tempo proprio perché nell’impegno di tempo che la risorsa audio mi richiede di necessità (1 minuto è 1 minuto) vedo un sintomo che oltrepassa qualsiasi legame tra contenuto dell’audio e audio stesso.
11 Febbraio 2007 alle 13:25
Mi vien da pensare a quel che scrivemmo per Max (ormai quasi due anni orsono) sul “tempo che ho”. Fuori della chiusa, di quel post (legata alle intemperanze meteorologiche dell’epoca) manterrei tutto oggi. Anzi, magari me ne vado al mare …
I capelli si gonfiano al vento, dilata i polmoni l’aria salmastra e purissima - quasi una droga. Alla fremente nudità delle gambe la sabbia cede piano il tepore accantonato di giorno. Lo stridìo dei gabbiani e l’attento stormire dei rami si accordano alla risacca e i gridolini dei bimbi. Questo è il tempo che ho … un tempo d’estate matura, e tramonti dilatati all’estremo, e colori diffusi ed odori riluttanti a svanire … è il tempo che ho nella testa, così di là da venire, e lancinante al ricordo, in questo inverno fuori dal tempo, intemperante e ostinato, di eterno rigore.
11 Febbraio 2007 alle 14:29
Contenuto vs. contenitore. Oggi più che mai occorrerebbe essere molto più… contenuti col/coi contenitore/i. Meno spazio (anche di tempo) viene concesso al contenitore, più spazio si può tentare di dare al contenuto, se esiste. Vero è che la forma può essere sostanza. Spesso però il rischio è di ridurre la sostanza a mera e poco interessante forma. In questo senso la tentazione audio è una sorta di necessità di fuga dalla sostanza, una distrazione da ciò che è, un vestire pensieri e parole di colori destinati a colpire prima e assai di più di ciò che verrà specificamente ascoltato. E per continuare un discorso che non ti è nuovo, aggiungo: non basta una voce per provare la propria esistenza.
PS - Ecate, anche io leggendo questa riflessione di Matteo ho pensato a quel “Il tempo che ho”. Sono passati già due anni? Ah però…
11 Febbraio 2007 alle 18:07
Dai Max, che anche con la voce abbiam provato il nostro ‘Dasein’ in modo inequivocabile (e penso a PietroB e alle letture mie che tu avevi ‘riformattato’ in modo così incredibile). Sì, son quasi due anni (era marzo 2005). Ma certe cose, evidentemente, reggono il (o meglio: gettano ponti nel) ‘tempo’ della nostra memoria. Per quanto? (mi viene in mente la scena finale di Blade Runner, solo per la morale che contiene, ma sa, sono scaramantica …) ;-)********
11 Febbraio 2007 alle 18:45
[…] Qualcuno, da queste parti, parla bene di noi. Un colto sbaglio? […]
11 Febbraio 2007 alle 19:35
Certo, Ecate, è vero. Ma lo sai, io tendo a cercare l’uovo, nel pelo (non il contrario).
PS - Ecco: me ne ero (quasi) dimenticato di quelle letture a “casa” del grande PietroB! Fantastiche, nonostante qualche severa critica la dovresti pur fare all’incauto autore di quei testi pseudo epitaffico-aforistici…