Le risorse audio creano questa equivalenza: il tempo individuale corrisponde al tempo del mezzo e sottomette l’ascoltatore al messaggio. E’ ovvio, lo so. Così, se tu mi dici una cosa interessantissima al 90° minuto del tuo meraviglioso podcast, ed io al secondo minuto ho interrotto la riproduzione, quella cosa interessantissima non la sentirò mai. Peggio per me. Tutte le tecnologie facilitatorie hanno una componente dedicata al narcisismo. Così, la tentazione audio è forte. Parliamo di podcast: se escludo un movente di documentazione artistica (Da capo al fine, ad esempio, sempre interessante per me) o di rilevanza storica (le Teche Rai..non propriamente podcast), perché mai dovrei ascoltare il contenuto di un post in versione audio? Semplifico molto la faccenda, lo so.

Ma, al di là dei contenuti, di rilevanza di contenuti e di “portabilità” degli stessi, ne faccio proprio una questione di gestione del tempo, un’equazione T: non ho tempo per ascoltare i podcast (ogni tanto, sì, qualche lungo file audio in sottofondo…) eppure sento la tentazione di produrne. Cioè, non ho tempo di ascoltarti ma ho la tentazione di farmi ascoltare. E’ un paradosso tipico della Rete. La schizofrenia della rete è, per me, tutta una questione di relazione con il Tempo, di gestione del tempo e sincronizzazione/dia-cronizzazione di tempi diversi (sociali, individuali, flat…). Per me è interessante riflettere sulla relazione podcast/gestione del tempo proprio perché nell’impegno di tempo che la risorsa audio mi richiede di necessità (1 minuto è 1 minuto) vedo un sintomo che oltrepassa qualsiasi legame tra contenuto dell’audio e audio stesso.

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