1972

31 Gennaio 2007

Se penso alla mia maestra delle elementari mi viene in mente come era truccata, la polvere di gesso ed il profumo che usava. E per me le tre cose, sinesteticamente, fanno un tutt’uno nel ricordo. Volevo raccontare di questo tutt’uno fatto di polvere di gesso profumata e viso truccato. Ma questo viene più avanti. Inizio invece dal ‘72. Io sono nato il giorno di venerdì santo del ‘72. Che poi, quando dici o scrivi “1972” magari ti viene in mente Monaco e i palestinesi. Qui a Pisa, invece, viene in mente Serantini, forse. Oppure Calabresi, ad altri. Insomma, vai a toccare gli anni Settanta, e ti vengono in mente cose poco “piacevoli”. Io nel ‘72, intanto, mi dedicavo a funzioni vitali essenziali e di conoscenza del Mondo. Ma il solo fatto di “esserci” mi dà sempre una sensazione particolare di vicinanza e compresenza, familiarità, chiamata in causa, per tutto quello che è accaduto allora, nel bene e nel male. E poi, certo, ho anche i ricordi e i racconti dei miei genitori. Oppure i filmini in super-8. Ma i loro anni Settanta non sono i miei. Io non posso raccontare i loro, né per loro. Posso provare a ricordare i miei con loro, con i miei genitori. Parto dal 1972, per arrivare al 2007. A puntate.

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L’aggiornamento sul Viaggiante

30 Gennaio 2007

la prima pagina del QCV
Viaggia, viaggia il quadernetto, su e giù per lo stivale. In questo momento è accasato da Eus - che devo ringraziare per il lavoro allo scanner intrapreso e dal quale proviene questa immagine della prima, scarna, pagina del Quaderno -. Da vedere le ambientazioni cartografiche nelle quali Eus ha fotografato lo scrigno.

Consiglio vivamente di visitare, inoltre, il bellissimo “In viaggio col taccuino” di Simonetta Capecchi, elegante blog visuale e punto di partenza prezioso per tutta la materia “taccuini-da-viaggio-disegno-grafie-blog-rete”

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Piccoli inferni coniugali

30 Gennaio 2007

“I 21 racconti brevi di “L’amore e altre forme d’odio” costituiscono, per compattezza stilistica e di temi, un dispositivo: ogni giudizio che cerchi, a posteriori, di riassumerne la natura sancirà, di fatto, l’avvenuta attivazione del dispositivo. Quando si dirà “ferocia”, “violenza”, ” malattia”, “incubo”, si sarà presa una posizione interpretativa, si sarà attivata una reazione alla forma del dispositivo dei racconti. Questi sono costruiti, infatti, come una trappola, quindi come ogni buon racconto dovrebbe essere costruito: il lettore si sporge, guarda dentro, gira lo sguardo per le stanze, dentro queste case, tra i personaggi. E mentre cerca di sfuggire all’auto-riconoscimento in questo o quel tratto di queste vite coniugali disgiunte, ecco che il dispositivo dei racconti è già entrato in funzione: non nella possibilità d’identificazione, ma proprio nel disperato tentativo di sfuggirvi cui costringe chi legge” [l’inizio è su Vibrisse, grazie al “potere ascoso” di D.P.]

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Danson Metropoli - primo ascolto

28 Gennaio 2007

Danson Metropoli è un’opera di traduzione. E, come in ogni opera di traduzione, qualcosa si aggiunge e qualcosa si perde. Il pregio di questo disco sta proprio nell’originalità dell’approccio al repertorio contiano: scelta dei brani, interpretazioni, arrangiamenti. Il testo musicale torna ad essere un materiale interpretabile. Certo, il purista di Conte sentirà la mancanza di questo e di quell’altro strumento, di quel rivolto di accordo, di quell’inciso di oboe o di trombone o di sax soprano che non c’è più (io nell’Aguaplano degli Avion, ad esempio, non riesco a sentire bene in evidenza un accordo di Sol tredicesima, che per me fa la differenza…) Lo stesso Conte ha incoraggiato - ci dicono le interviste -, nel suo ruolo di direttore artistico del progetto, a “tradirlo”, a non rispettarlo troppo. L’esperimento è riuscito, soprattutto in quei brani che non avevano nessun modello orchestrale inciso da Conte stesso, brani da lui registrati solo piano e voce (Un vecchio errore, Blue Haways) oppure l’inedito e fantastico Il giudizio di Paride, scritta appositamente per gli Avion (brano nel quale Peppe Servillo può utilizzare tutte le sue qualità canoro-attoriali). La firma di Conte, anche in questo brano, è sempre più una firma di tipo armonico, di rapporto tra accordi, tonalità (e si torna al colore delle tonalità) che rimane, per me, il suo stile più riconoscibile insieme all’ironia. Mancano le ance, va bene. Ma gli Avion con le ance (il sax baritono di D’Argenzio tra tutte) della loro discografia precedente somigliavano già troppo agli arrangiamenti contiani, e non avrebbe avuto senso “imitare” Conte. No, qui lo si ritraduce. Le canzoni sono state tradotte. Interpretare è appunto un tradurre. E’ questa cura e questo “azzardo” che rendono il disco imperdibile.

[Analiticamente: la chitarra di Fausto Mesolella spadroneggia la scena, con una forza convincente, piena di lirismo, di citazioni, di tocco (suoi gli arrangiamenti); bellissima la voce della Nannini usata nel ritornello di Elisir; ottima la trascrizione dal piano alla chitarra per Un vecchio errore (le orchestrazioni e direzioni d’orchestra degli archi sono curate da Daniele di Gregorio, jazzista fantastico e percussionista di Conte dai primi anni Novanta in poi…); illuminante la corsa western in cui si trasforma l’astigiano Sijmadicandahapajiee - brano che si può ascoltare in sottofondo nel sito degli Avion -]

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Il mio 1977 (rimandato)

27 Gennaio 2007

Sto scrivendo una cosa sui cosiddetti “anni di piombo”, per la promessa lettura di “Una tragedia negata”. Nel mentre, c’è un assedio bibliografico e mediatico sul tema, a partire dalla semplice ricorrenza numerica (potere dei numeri…) del “sette”, trent’anni dal ‘77. In ordine sparso, ma legate per qualche filo interno, segnalo: il bel progetto “Macchie di silenzio” (derivato dal libro “Il silenzio degli innocenti“), l’iniziativa di Repubblica di raccolta fotografica sul 1977, il volume dal riuscito titolo “Ali di piombo“.

Leggendo le pagine del progetto di Repubblica cercavo di riflettere sul mio personale ‘77. Un anno di cui ho, naturalmente, diversi ricordi personali, politici ed “impolitici”. E sul quale potrei scherzare, variando codice, traducendo in chiave di “impegno sociale” il mio passaggio dalla scuola materna alla prima elementare, l’anno seguente. Come dire, l’irregimentazione della fantasia. Ma di questo parlerò un’altra volta.

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Quando se ne va un genio

27 Gennaio 2007

una foto di Emanuele Luzzati

Quando muore una persona che genera mondi attraverso il suo ingegno, tutta l’aria che respiriamo si impoverisce un poco. Continueremo, certo, a visitare i suoi mondi, le sue fiabe, specchiandoci ancora nelle gotine rosse dei suoi personaggi, delle sue maschere immortali, dall’opera, al teatro, alla tradizione religiosa. Ma l’aria  che respireremo sarà  più povera, più secca. Succede ogni volta che se ne va una persona capace di generare mondi attraverso il suo ingegno.

Riferimenti:

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Pare che io faccia il saltino

26 Gennaio 2007

un mms inviatomi da Ecate
La prof. Ecate (che ringrazio di cuore) ha appena inviato, via mms, la foto qui sopra al signor Saltino e a me. Lei non sapeva che l’espressione “Matteo fa il saltino” era un vecchio tormentone/personaggio di Francesco Salvi, che si divertiva con piccoli pupazzetti meccanici a molla, di cui uno, Matteo appunto, faceva il…saltino. E con questo, io che stavo cercando di mantenere un certo livello di “giocosa seriosità” accettabile nel blog, ho fatto un saltino indietro, ai tempi delle foto dei miei carrelli della spesa. Gentile lettore, abbi pazienza.

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I giorni della memoria

25 Gennaio 2007

Tutti i giorni sono giorni della memoria. Quindi nessun giorno è un giorno per la memoria. Per questo occorre, ancora, sempre, fissare il punto di una data, di una ricorrenza, facendo sì che i grani del rosario del tempo non abbiano tutti la stessa forma, la stessa temperatura: ci sono grani che al tatto li devi riconoscere, che ti feriscono, che sono più caldi o più freddi di altri.

Così, domattina non sarò in ufficio e parteciperò alle iniziative del Giorno della Memoria 2007 (che è fissato - per buona legge - nel giorno del 27 gennaio d’ogni anno) andando ad ascoltare questa conferenza all’Università.

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Voci

25 Gennaio 2007

Se sentite continuamente una voce, la vostra, che pensa…è normale. Se ne sentite più d’una dentro di voi, forse siete matti. Se ne sentite molte, musicali, e siete in grado di trascriverle a memoria dopo un solo ascolto, allora siete Mozart.  E magari potrebbe interessarvi un libro che parla del  vostro cervello

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Gli impermeabili

24 Gennaio 2007

E’ una questione puramente armonica: prendiamo tre bemolli in chiave, poi considera un accordo per battuta, quattroquarti: MIb/FA7/DO/SIb MIb/LAb-DOm/FAm/SIb7 FAm7/SIb7. Su questa base si sviluppa uno dei refrain più riusciti che conosca, da cantare a squarciagola in macchina, nei giorni di pioggia come ieri o come oggi, a nastro continuo. Almeno, a me capita di cantarlo ad alto volume, ripetutamente, in macchina nelle giornate di pioggia. Spesso è stata evidenziata la felicità della frase, “ma come piove bene sugl’impermeabili, e non sull’anima…“, ma per me è una questione puramente armonica(file ram).

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