Il più fittizio e molesto dei molti “capodanno” contenuti all’interno dell’anno (solare? legale? accademico? contabile?……) è il 31 prossimo. Io gliene preferisco molti altri, a partire da quello, localissimo, che qui cade il 25 marzo. Capi d’anno sono i solstizi, gli equinozi, gli anniversari personali, i compleanni, il Natale, le stagioni, il punto di scelta solitario piantato nelle biografie individuali, i matrimoni, i fidanzamenti, i divorzi, le partenze, gli arrivi, le illuminazioni, le invenzioni, il primo e l’ultimo giorno di scuola, l’avvio e la fine di un qualsiasi campionato di un qualsiasi sport, le nascite e le morti. Capi d’anno nascosti, senza fuochi artificiali, disseminati sottopelle lungo il corso del tempo e più “veri” di questi capodanno-caporetto pieni di forzosa e drammatica euforia.
