
Continuo ad osservare, come l’anno passato, il Natale-deformato specchiandomi nelle palle (vietata ogni battuta nei commenti!) “aruspicine” dell’albero, come se il futuro possibile fosse interpretabile attraverso l’immagine riflessa e curva della sfera luccicante e stagionale. Niente, non vedo niente: mi fissa il solito testone barbuto, e inutilmente serio.
