Antidoto

Antidoto, io cerco (di necessità) continuamente antidoti al mondo rovesciato che mi si ripropone quotidianamente intorno. Dicevo che uno degli antidoti, ad esempio per lo smog di parole, è ancora la parola poetica (oppure il silenzio che consente la Parola, come nel caso dei certosini del film…). L’antidoto che pure ferisce (“La parola./La tagliola./Occhio!/Sono una cosa sola” dice Caproni), ma che si ripresenta puntuale al confine, là dove ci ritroviamo periodicamente: al bivio tra dicibile ed indicibile. E allora io ho davvero bisogno, adesso, di consolarmi con la bellezza lenitiva delle parole, come antidoto alle meschine insensatezze quotidiane (o meschinità insensate dell’effimero angosciarsi lavorativo).

Ad esempio quelle pronunciate da Mario Rigoni Stern nel bellissimo documentario-intervista della serie Ritratti – di Marco Paolini e Carlo Mazzacurati – realizzato in dvd per FandangoLibri (un libro+dvd davvero imperdibile: abbiatelo!). Ne cito qui un passaggio intenso, a mo’ di antidoto per me, nel quale lo scrittore racconta un’immagine della sua idea di “eternità”:

Più sotto ci sono alberi di pino mugo, qualche macchia qua e là, e negli alberi di pino mugo, questi cespugli col mugo prostrato, ci sono le pernici bianche. E le pernici bianche sono come le anime dei nostri amici che sono andati di là. Stanno lì sotto il pino mugo e sotto la neve e aspettano il ricordo che li risvegli.

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