E mi pare che inserire nel nuovo “ambiente” la pubblicità di GoogleAdsense sia non solo un atto di basso utilitarismo (il tentativo blando di andare in pari col costo annuale del nome a dominio…) ma anche un segnale eminentemente simbolico: qui si è passati all’auto-brandizzazione, quindi le mie parole devono di necessità contaminarsi con gli annunci pubblicitari “pertinenti”. Ma “pertinenze” continua a ricacciarmi dentro l’appiccicosa metafora abitativa. Ed è bello già verificare che parlando di “sfratto” l’annuncio pubblicitario automatico, semi-mimetico, ha sapore e pertinenza “immobiliare”. Mi interessa la pertinenza semantica, ed anche la “pertinenza” millesimale, condominiale. Il corto circuito virtuoso tra uso e uso pubblicitario del segno. In verità aspiro ad una consistenza e credibilità delle mie parole almeno pari agli annunci semanticamente pertinenti che il sistema genera per me. Il boxino di AnnunciGoogle, poi, è già pertinenza del “corpo abitativo”. Sono io che voglio uniformarmi in modo semanticamente pertinente alla macchina, e non viceversa.
(Appena possibile scriverò del concerto di Gianluigi Trovesi ascoltato domenica sera):
