E mi pare che inserire nel nuovo “ambiente” la pubblicità di GoogleAdsense sia non solo un atto di basso utilitarismo (il tentativo blando di andare in pari col costo annuale del nome a dominio…) ma anche un segnale eminentemente simbolico: qui si è passati all’auto-brandizzazione, quindi le mie parole devono di necessità contaminarsi con gli annunci pubblicitari “pertinenti”. Ma “pertinenze” continua a ricacciarmi dentro l’appiccicosa metafora abitativa. Ed è bello già verificare che parlando di “sfratto” l’annuncio pubblicitario automatico, semi-mimetico, ha sapore e pertinenza “immobiliare”. Mi interessa la pertinenza semantica, ed anche la “pertinenza” millesimale, condominiale. Il corto circuito virtuoso tra uso e uso pubblicitario del segno. In verità aspiro ad una consistenza e credibilità delle mie parole almeno pari agli annunci semanticamente pertinenti che il sistema genera per me. Il boxino di AnnunciGoogle, poi, è già pertinenza del “corpo abitativo”. Sono io che voglio uniformarmi in modo semanticamente pertinente alla macchina, e non viceversa.
(Appena possibile scriverò del concerto di Gianluigi Trovesi ascoltato domenica sera):
1. Pertinenze
29 Novembre 2006
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2. Lo s/fratto
28 Novembre 2006
E lo sfratto, proprio perché autoimposto, è un segno di frazione, di frattura, fratto-qualcosa-che-non-so. Ma la parola si porta già dietro, e mi lega mani e piedi a, la metafora edilizio-abitativa (che è, da sempre, una scorciatoria ma anche una comodità, cioè un’immagine efficace, a decodifica immediata, elementare, ovvia, e l’ovvio va sempre rispettato…). Così, accade che io non mi senta “a casa” né di là (perché mi sono imposto lo sfratto/fratto) né di qua, che c’è ancora il cellophane sulle poltrone, e l’idraulico non ha fatto gli allacci, e la caldaia non funziona.
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3. Schermi
27 Novembre 2006
E voglio sottolineare ancora quel che dicevo nel precedente post: comunico una fissità, la staticità della mia presenza davanti (o dietro) a questo schermo. E no so nemmeno valutare il grado di “televisizzazione” della rete. Nel senso che, ogni tanto, i contenuti mi appaiono totalmente subordinati rispetto al comportamento (alla manifestazione del comportamento comune) di noi tutti che occupiamo il tempo in un certo modo: in questo modo.
“La tv, piuttosto, produce un suo mondo, quello delle persone che occupano il proprio tempo guardando la tv”
(op.cit. p.62):
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4. Sono occupato: potresti disturbare?
27 Novembre 2006
Il semaforino rossoverde della chat di gmail è un segnalatore di presenza molto interessante. Verde, rosso, arancione, codice del semaforo a decodifica automatica (daltonismo permettendo). L’incorporazione del significato verde/libero. Preliminare è l’attivazione della funzione chat e l’invito da inviare ad un indirizzo di gmail per poter comparire tra i contatti di chat. Trovo interessante il caso specifico (e non analizzerò Messanger, che non conosco e non uso, o altri sistemi di messaggistica e comunità audio-video, che talvolta uso) proprio per le modalità di integrazione tra l’ambiente dell’account Gmail (che si descrive proprio come ambiente, atrio, hard disk virtuale col contatore dei gigabyte disponibili in perpetuo aggiornamento…) e il segnalatore di presenza dato dalla chat. Leggi il resto » Sono occupato: potresti disturbare?
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5. L’ovvio necessario
27 Novembre 2006
E mi appare evidente che il mio compito, o la mia abilità più propria, sarebbe quello di dedicarmi all’ovvio, al sempre in vista, alla delucidazione del dettaglio dimenticato proprio perché sovraesposto. Ad esempio, analizzare in modo compiuto i segnalini-semaforo rosso-verdi di disponibilità/indisponibilita a chattare (e i relativi messaggi testuali personalizzabili) all’interno della chat di Gmail. La complessa interazione performativa che scaturisce dalle infinte combinazioni di quei messaggi possibili sono l’ovvio che vorrei indagare nel prossimo post. (chi volesse un account gmail basta scrivermi e chiedere)
“La gestualità serve a disequivocare l’uso del portatile. Con i gesti indico a chi mi sta intorno che sono impegnato “contemporaneamente” in una conversazione telefonica. I gesti sono la cabina telefonica di un telefono che è diventato autonomo da muri”
(op. cit. p.46):
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6. Surrogati di presenza
27 Novembre 2006
E credo di dover rinunciare temporaneamente ad un certo grado di leggibilità, quella residua, per iniziare una lunga salmodia che si dipanerà lungo tutto il periodo di lettura di “Surrogati di presenza” e che porterà, forse, allo stesso esaurirsi della voce/modo “giocatore“. Continuo a trovare l’immagine del “modus” come l’unico salvagente alla nevrosi del flusso indistinto ed all’inevitabile modificazione della percezione delle coordinate del reale e del Sé. L’incorporazione del presente avviene attraverso una serie di segnalatori di presenza (e-mail, chat, sms, piattaforme blog, commenti, post…) percepiti come con-sustanziali non tanto alla possibilità di esprimersi, di con-tattare, quanto alla piena disponibilità del proprio essere. (Tu mi racconti un disagio e vuoi convincermi che sia una cura? Meglio, mi racconti il tuo disagio come cura, sotto la specie del “necessario” e del “contemporaneo”?).
“I media per fortuna sono ambigui, perché la ritualità che attivano, lo scambio di presenze e la loro evocazione, stanno a metà tra un’efficacia reale (”servono”) e la frustrazione che provocano (”ci sei, ma non ci sei, sembri qui ma non ci sei”). I media sono formidabili provocatori di nostalgia, perché sono essenzialmente evocativi: è l’evocazione la vera trasmissione che producono” (Franco La Cecla, Surrogati di presenza, p.19):
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7. In-attesa
25 Novembre 2006
Provare ad aspettare, mettere in ordine le cose, sistemare le pagine, provare i collegamenti, predisporre la “pubblicità”…..
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8. A dicembre….
23 Novembre 2006
Il weblog è in costruzione……dovrebbe prendere avvio ai primi di dicembre…forse