Finis terrae

Scambio di auguri, di caffè, di saluti e ragali, ieri, col maggiore scrittore scrivente nato nel ’74 e residente a Pisa. Io, che odio tutti gli scrittori nati nel ’74, o forse tutti i nati nel ’74, gli ho fatto dono del fondamentale scritto dell’amico Paolin (classe ’74…), Il pasto grigio.

Parliamo di scrittura, si scherza, si parla di poesia. Lui mi nomina il libretto di un suo amico, conosco il libretto: l’ho quasi già letto tutto, sbirciandolo su un piede solo alla locale Feltrinelli. Me lo regala, L’invenzione dello zero di Francesco Fillini. E’ un libro molto bello, equilibristico e di rara misura lessicale. Voglio trascrivere (spero che non se ne abbia a male per la lieve infrazione del copyright…) qui una sua poesia – invitandovi così all’acquisto del libro e ripromettendomi di scriverne poi una nota di lettura – poesia che può funzionare, forse, da ideale anello di congiunzione tra la sua poetica e…la mia.

Com’è lesta la sera
quando rifai la via in bicicletta
e sotto la canna rivà a un bacio
il rullo dell’asfalto
(da Francesco Fillini, L’invenzione dello zero)

Dimenticavo gli auguri per l’implacabile “finis terrae” temporale che è ogni 31/12. Spero almeno che l’anno nuovo possa sorprendervi: buon duemila-settete!!

4. Arte e comunicazione

4.1 Sia benedetta l’Arte nell’era della sua riproducibilità tecnica.

4.2 Tutta l’Arte è comunicazione
4.21 Pochissima della comunicazione è Arte.

4.3 Una volta lanciato il dado del dadaismo non si può più tornare indietro.

(quarta puntata del manifesto nascosto)

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