3. Individualismo/socialità

Terzo appuntamento col manifesto nascosto. Strano accostamento casuale che mi fa pubblicare proprio per la vigilia il tema “individualismo/socialità”, quanto mai appropriato in questi giorni di feste che immergono i nostri individualismi in socialità forzate. Per fortuna. Un inciso sui tempi di pubblicazione: non ho ancora utilizzato la pubblicazione postuma degli articoli (programmare l’orologio dell’editor perché il tale post si autopubblichi autonomamente all’ora x del giorno y) perché vi leggo nascosta una “presunzione di presenza”, l’ottimistica attesa (o forse, meglio, un conatus spinoziano) del proprio permanere e sopravvivere fino alla pubblicazione, ed oltre, di quel testo. Diciamo che il non utilizzare questa pubblicazione demandata è stato fin ora, da parte mia, un atto di umiltà nei confronti del volere del Signore (“..sia fatta la Tua volontà…”). In futuro, non so.

Ma veniamo alla coppia di oggi. Molte volte ho utilizzato, commentando qua e là, l’idea, o il dubbio, che tutta la propria originalità possa essere racchiusa nel semplice essere in-dividui. Ma qui, nuovamente, siamo invece alle prese con un “ismo”. Ed è proprio l’ismo dell’individuo che, a mio parere, impedisce un reale sviluppo delle potenzialità di molte esperienze di rete. L’individualismo ci blocca, come l’ambra intorno alla zanzara giurassica. Ecco, ogni tanto io ci vedo come zanzare giurassiche dentro le nostre bolle d’ambra. La socialità, viceversa, è la fluidità dello scambio emotivo, intellettuale, pratico, reagente, reattivo. La socialità è lo spazio del reciproco scambiarsi di azioni e reazioni.

Una recente spot pubblicitario in favore di una birra inglese recita: “Real men go to the pub and relate to females, not just to e-mails”. Viviamo in una concretezza spiazzata e le persone che amiamo, di cui siamo curiosi, che desideriamo o detestiamo ci vengono offerte in surrogati di presenza.
(F. La Cecla, Surrogati di presenza, p.109)

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