Il nuovo sito di Orientexpress

27 Settembre 2009

Orientexpress, casa editrice indipendente nata nel 2005 da un gruppo di studenti e docenti dell’Università “L’Orientale” di Napoli, rinasce in una nuova veste web e moltiplica i suoi progetti con un’attenzione specifica al mondo della comunicazione in mobilità. Unica, tra le piccole realtà editoriali indipendenti, inaugura oggi una versione del suo sito web completamente ottimizzata per iPhone e iPod: la poesia, il più “tascabile” tra i mezzi espressivi tradizionali, trova così spazio di lettura nei più avanzati supporti multimediali del presente. OXP rende disponibile, per tutti i lettori in mobilità, il suo vasto archivio di scritti e di autori da scoprire.

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Il male ontologico e manicheo di Demetrio Paolin

24 Settembre 2009

Il mio nome è legione, copertinaNon sono capace di scrivere una recensione, un saggio, una lettura critica de “Il mio nome è legione” di Demetrio Paolin. Ne potete trovare di bellissime e ponderosissime nella rassegna stampa cartacea e on line del libro. Quindi posso solo provare a spiegare perché non ne sarò capace e, spiegandolo, dire qualcosa del libro. La prima cosa che mi viene in mente è che io non so niente di “Demetrio Paolin”, e non so niente del protagonista del libro, Demetrio; allo stesso tempo so molte cose, o alcune cose, di Demetrio Paolin, perché ci conosciamo  e ci raccontiamo le rispettive visioni del mondo da anni. Ma il libro in questione non è autobiografico, non è nemmeno un “oggetto narrativo urgente”. Il tema del confine biografico è però presente e l’autore, in un’intervista, lo risolve così: “Ovviamente molte delle esperienze che Demetrio vive sono le mie, alcune vissute direttamente altre vissute indirettamente. Credo che il nodo stia e nella scelta di quale delle esperienze vissute raccontare e quale no e nel tipo di linguaggio che ho deciso di usare.” (intervista a cura di Barbara Gozzi tratta qui - intervista nella quale, ahimé, l’autore spiega davvero troppo del libro, e del suo processo compositivo, togliendomi tutto il gusto di esercitare, qui, le mie abilità esegetiche più proprie…). Leggi il resto »

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Il Gran Rifatto

23 Settembre 2009

copertina de Il corpo del capoIl titolo di un libro di Marco Belpoliti “Il corpo del capo“, libro che consiglio a priori, prima di averlo letto,  mi ha fatto tornare in mente alcune mie considerazioni sul “Cavalier Bisturoni” che scrissi quasi 6 anni fa, all’indomani di un suo intervento di blefaroplastica. La mia tesi era, in sintesi, che il suo corpo privato si faceva meteriale pubblico, plasmabile, come ultima frontiera della body-art, la nuova politica come body art. Molto cerone è passato sotto i ponti da allora, il corpo della società italiana ha seguito, solo parzialmente, il disfacimento del corpo “politico”, e la nostra memoria collettiva, cortissima come sempre, non è quasi più in grado di registrare gli slittamenti etici ed estetici che le vicende di Bisturoni hanno inflitto alla nostra vita comunitaria e alla sua rappresentazione pubblica. Il tema del corpo, dell’uso dei corpi in “politica”, si è riproposto poi con il caso “escort” (folgorante per me rimane lo spot che Anna ha immaginato: “Perché. L’altrogiorno che percorrevamo, coi bambini, la murgia in bicicletta, fra seccume, vigneti a tendone e alberi di fico, mi facevo in testa una specie di spot pubblicitario delle bellezze della regione, che alla fine finiva con: puglia, terra di escort.” tratto da qui), allargando la riflessione a considerazioni più generali sul rapporto tra generi e sull’uso del corpo femminile (vedi l’esperienza del documentario “Il corpo delle donne“)

Ripropongo qui, così, il mio articolo del 2004, Il cavalier Bisturoni, la politica come body art, perché mi pare dica ancora, a distanza di anni, qualcosa di interessante sul tema. Leggi il resto »

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I ciclabili alla Biblioteca dal Palagio

15 Settembre 2009

poesia allaBiblioteca del Palagio di Firenze

La Biblioteca del Palagio di Parte Guelfa mi ha dedicato, questo pomeriggio a Firenze, una bellissima sorpresa. Avevo scritto loro, tempo addietro, per proporre i miei “Versi ciclabili” come testo da inserire nelle “Pedalate letterarie” che lì organizzano, e mi preparavo a partecipare oggi al primo incontro del gruppo, pensando d’auto-promuovermi timidamente e candidarmi a lettore. Mi sono scoperto, invece, ospite atteso e omaggiato! La gentilezza, unita a un brillantezza acuta e appassionata, dell’animatore dell’iniziativa, e anima della Biblioteca del Palagio, Andrea Stoppioni, mi ha accolto all’incontro per una lettura estemporanea delle mie poesie. All’ingresso Andrea aveva anche predisposto per i visitatori una mia scheda biografica con una poesia tratta dal libro, e non riesco a immaginare davvero accoglienza e contesto più essenziali e adatti per le mie parole.
Un grande grazie ad Andrea, e alla sua curiosità e vitalità intellettuale.

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Tante strade nella musica

12 Settembre 2009

foto di M. Giulia Berardi

La cosa più bella della prova di ammissione alle classi di saxofono, ieri a Livorno, era l’aula dove ci siamo ritrovati tutti, o quasi, ad aspettare di essere chiamati dalla commissione d’esame. Tra quei banchi e quelle custodie aperte c’erano tante storie diverse ed età molto differenti: ognuno con la propria passione, le proprie insicurezze, paure, speranze, le proprie scaramanzie. Imbracciavamo tutti uno strumento che amiamo: ci soffiamo dentro cercando di fare uscire qualcosa di noi attraverso suoni, melodie e provando, nella musica, a trovare parti di noi stessi. Ognuno con capacità e livelli tecnici diversi, perché nella musica ci sono sempre tante strade e tante anime differenti. Era bella quell’aula piena di storie così diverse, perché si respirava anche un po’ di complicità. Non era un’audizione, o un concorso. Cercavamo tutti una piccola conferma, chi per un corso di base, chi per il corso principale. La conferma che per ognuno di noi la musica ha uno spazio dove farci esprimere e che in ognuna delle nostre vite, a livelli diversi, c’è uno spazio per la musica.

Così, era bello osservare un padre che teneva compagnia alla figlia, alle prime scale, prima dell’esame; un marito e un figlio che sostenevano con lo sguardo una madre tesa, col saxofono al collo, che faceva su e giù per il corridoio; Franco che soffiava deciso dentro “Tenderly”; un ragazzo con la camicia arancione che faceva esercizi a velocità vertiginosa; la dolcezza composta (o la compostezza dolce?) di Anna con il suo Selmer più vecchio di lei; il bel vibrato di un signore che provava a portarci tutti “Oltre l’arcobaleno”, riuscendoci; il sorriso di Antonio che ci tranquillizzava scherzando (”suonate forte la prima nota…e poi l’ultima…;-).

Ieri, per la prima volta, ho anche provato una nuova sensazione dell’età adulta: sentivo che sarei stato più emozionato se al mio posto ci fosse stata Sara. Ero teso, sì, avevo un po’ paura di sbagliare, e non sono nemmeno più abituato a suonare davanti anche a solo poche persone, ma riuscivo a sentire un certo distacco da me stesso, dalle mie incertezze, e pure più controllo sull’agitazione. Sentivo che la musica, nella sua grandezza, aveva posto anche per un suo innamorato sincero, senza pretese, come me. Uno che, riprendendo a suonare, “da grande”, ha cercato solo di  riannodare alcuni fili della propria biografia e della propria anima.

Viva la musica che ti va, fin dentro all’anima, che ti va.
Penso di credere che finirò sempre per vivere di te
” (Paolo Conte, Dal Loggione

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In estate

9 Settembre 2009

foto di M. Giulia Berardi

Dagli antri viaggianti, scatole del tempo che allentano il giorno e la notte in una linea continua fatta di acqua, balene cariche di auto e nostalgie, discendono viventi di tutte le specie, ognuno con la sua storia da raccontare e le eliche genetiche da rimescolare; e la storia la leggi negli occhi, più di ogni parte dedicata al comunicare di sé, e non perché siano “specchio dell’anima” ma perché filtrano ogni parte che accogliamo del mondo. Un mondo che, per quanto grande sia da esplorare, saprà sempre appaiare i cammini, misurare le distanze e le vicinanze dai nostri affetti, reti complesse, famiglie centrifughe e centripete. E non c’è luogo che sia abbastanza distante per ritrovare se stessi, come il luogo dove già ci si trova, come il tesoro nascosto sotto la stufa di casa; perché è il terreno che ci dà fondamento, e ci tiene a sé con le sue regole newtoniane, e ci racconta la equa ragione dei nostri piedi: uno sarà stanco come l’altro: quando la dolcezza si nasconde, e l’essenziale è visibile agli occhi, non ci resta che fermarci col naso all’ingiù, per guardare il tempo che ci bagna, ci cambia, ci aspetta. E aspetta che riemergano i ricordi, quando scende la marea delle emozioni momentanee, mentre dormiamo con la pancia a contatto con la madre terra che ci protegge e genera, e raccogliamo i segni che si dispongono per caso volendo leggerci un disegno di segno positivo.

(commenti all’album fotografico “In estate” di M. Giulia Berardi)

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Frammenti imperfetti per OXP

7 Settembre 2009

copertina a cura di Aida Maria ZoppettiCon questo volumetto, “Frammenti ludolinguistici imperfetti“, scaricabile gratuitamente in pdf, prende avvio presso OXP una piccola collana di volumi dedicati al mondo di chi gioca con le parole (ma anche alle parole di chi al mondo gioca). La collana si intitola “Colti sbagli”, perché ne sono il curatore, e il suo primo titolo raccoglie alcuni tra i tentativi ludolinguistici con i quali ho tormentato amici e compagni di web dal 2003 ad oggi. Rileggendoli, a distanza di anni, ritrovo il motivo principale per il quale mi divertivo, e mi diverto, con questo tipo di giochi: tenere in allenamento il linguaggio imponendomi vincoli creativi, nella convinzione che “creatività” e “regole” siano termini simili.  

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Un brano inedito

1 Settembre 2009

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