Tante strade nella musica

foto di M. Giulia Berardi

La cosa più bella della prova di ammissione alle classi di saxofono, ieri a Livorno, era l’aula dove ci siamo ritrovati tutti, o quasi, ad aspettare di essere chiamati dalla commissione d’esame. Tra quei banchi e quelle custodie aperte c’erano tante storie diverse ed età molto differenti: ognuno con la propria passione, le proprie insicurezze, paure, speranze, le proprie scaramanzie. Imbracciavamo tutti uno strumento che amiamo: ci soffiamo dentro cercando di fare uscire qualcosa di noi attraverso suoni, melodie e provando, nella musica, a trovare parti di noi stessi. Ognuno con capacità e livelli tecnici diversi, perché nella musica ci sono sempre tante strade e tante anime differenti. Era bella quell’aula piena di storie così diverse, perché si respirava anche un po’ di complicità. Non era un’audizione, o un concorso. Cercavamo tutti una piccola conferma, chi per un corso di base, chi per il corso principale. La conferma che per ognuno di noi la musica ha uno spazio dove farci esprimere e che in ognuna delle nostre vite, a livelli diversi, c’è uno spazio per la musica.

Così, era bello osservare un padre che teneva compagnia alla figlia, alle prime scale, prima dell’esame; un marito e un figlio che sostenevano con lo sguardo una madre tesa, col saxofono al collo, che faceva su e giù per il corridoio; Franco che soffiava deciso dentro “Tenderly”; un ragazzo con la camicia arancione che faceva esercizi a velocità vertiginosa; la dolcezza composta (o la compostezza dolce?) di Anna con il suo Selmer più vecchio di lei; il bel vibrato di un signore che provava a portarci tutti “Oltre l’arcobaleno”, riuscendoci; il sorriso di Antonio che ci tranquillizzava scherzando (“suonate forte la prima nota…e poi l’ultima…;-).

Ieri, per la prima volta, ho anche provato una nuova sensazione dell’età adulta: sentivo che sarei stato più emozionato se al mio posto ci fosse stata Sara. Ero teso, sì, avevo un po’ paura di sbagliare, e non sono nemmeno più abituato a suonare davanti anche a solo poche persone, ma riuscivo a sentire un certo distacco da me stesso, dalle mie incertezze, e pure più controllo sull’agitazione. Sentivo che la musica, nella sua grandezza, aveva posto anche per un suo innamorato sincero, senza pretese, come me. Uno che, riprendendo a suonare, “da grande”, ha cercato solo di  riannodare alcuni fili della propria biografia e della propria anima.

Viva la musica che ti va, fin dentro all’anima, che ti va.
Penso di credere che finirò sempre per vivere di te
” (Paolo Conte, Dal Loggione

2 Responses

  • Mi sarebbe piaciuto essere lì a fare il tifo – e invece ero davanti a un altare a promettere di vegliare su una coppia di sposi (ad ognuno la sua musica, mi verrebbe da dire …). Sarettina mi sembra abbia una disposizione per il piano, invece.
    Baci!

  • non si smette mai di crescere….io cerco di farlo ancora homo creatus est ut esset initium.. (S.Agostino) l’uomo è stato creato perchè creasse a sua volta …desse inizio a qualcosa… (sono troppo saccente ?)sei stato bravo a non rinunciare alla musica

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