Il Gran Rifatto

copertina de Il corpo del capoIl titolo di un libro di Marco Belpoliti “Il corpo del capo“, libro che consiglio a priori, prima di averlo letto,  mi ha fatto tornare in mente alcune mie considerazioni sul “Cavalier Bisturoni” che scrissi quasi 6 anni fa, all’indomani di un suo intervento di blefaroplastica. La mia tesi era, in sintesi, che il suo corpo privato si faceva meteriale pubblico, plasmabile, come ultima frontiera della body-art, la nuova politica come body art. Molto cerone è passato sotto i ponti da allora, il corpo della società italiana ha seguito, solo parzialmente, il disfacimento del corpo “politico”, e la nostra memoria collettiva, cortissima come sempre, non è quasi più in grado di registrare gli slittamenti etici ed estetici che le vicende di Bisturoni hanno inflitto alla nostra vita comunitaria e alla sua rappresentazione pubblica. Il tema del corpo, dell’uso dei corpi in “politica”, si è riproposto poi con il caso “escort” (folgorante per me rimane lo spot che Anna ha immaginato: “Perché. L’altrogiorno che percorrevamo, coi bambini, la murgia in bicicletta, fra seccume, vigneti a tendone e alberi di fico, mi facevo in testa una specie di spot pubblicitario delle bellezze della regione, che alla fine finiva con: puglia, terra di escort.” tratto da qui), allargando la riflessione a considerazioni più generali sul rapporto tra generi e sull’uso del corpo femminile (vedi l’esperienza del documentario “Il corpo delle donne“)

Ripropongo qui, così, il mio articolo del 2004, Il cavalier Bisturoni, la politica come body art, perché mi pare dica ancora, a distanza di anni, qualcosa di interessante sul tema.

E’ difficile iniziare a scrivere un esercizio retorico di tono sarcastico sulla vicenda della blefaroplastica del Presidente del Consiglio. Arrivo tardi a tutti i luoghi comici nei quali anche la stampa internazionale si è potuta esercitare: “rifarsi la faccia”, “perdere la faccia”, “rifarsi gli occhi”, dal self-made man al “remade man” per il NY Times, la “faccia nascosta dell’Italia” e via costruendo, in una vertigine di ironie al confine tra il motto di spirito e l’analisi politologica e sociologica. Che dire dunque? Mi scuso, tra l’altro, per la denominazione proposta, Cavalier Bisturoni, per la quale non ho idea se sia già stata coniata o utilizzata da altri in queste ore, cosa probabile. La tesi, ovvia, che vorrei proporre è più o meno questa: la componente mediatica della politica è una forma di comunicazione così potente da incidersi sul corpo stesso del politico che, svuotato di ogni proposta ideale ed ideologica, diviene contenuto/contenitore (sul modello del vecchio “il medium è il messaggio”).

Una prima lettura superficiale potrebbe portarci a dire che, ancora una volta, Bisturoni intercetti i desideri profondi dell’elettorato: il Times osserva che circa altri 15.000 nostri connazionali sono ricorsi alla chirurgia plastica; la trasmissione di tarda serata di Rai Due (Tv Pubblica) “Extreme Makeover” ha raggiunto, poche sere fa il 19% di share, battendo i grandi talk tradizionali; Italia Uno sta per lanciare un programma analogo, dove il bisturi compare, programmaticamente, già dal titolo. Insomma, abbandonata ogni censura moraleggiante all’alterazione del corpo come riappropriazione dell’identità profonda, là dove il profondo sta in superficie perché si è scelto che è nella superficie che dobbiamo collocare la nostra profondità, la chirurgia estetica viene portata dal Bisturoni ad una nuova dimensione; anzi, viene disvelata nella vera dimensione che l’ha contraddistinta nella contemporaneità: l’arte.

Bisturoni si propone di fatto come l’ultima frontiera della body-art, poiché il suo corpo non è solo o non più solo un corpo privato: è un corpo istituzionale. Il partito-persona, il Governo-persona, lo Stato-persona è un tentativo spregiudicato di saltare i meccanismi evolutivi del sistema politico. Lo Stato-persona, così, verrà sottoposto a qualche lifting istituzionale, siamo già stati ammaestrati a sufficienza per riconoscere e denunciare le rughe della nostra vecchia Costituzione. Il corpo del politico ricorre alla chirurgia estetica non per aumentare l’appeal sull’elettorato o per cercare di assomigliare ai sogni ed alle insoddisfazioni espresse dall’elettorato: il corpo di Bisturoni incide su se stesso proprio perché è corpo pubblico, è “cosa pubblica” che si trasforma. Il messaggio profondo non è “io sono come voi” né “io sono come voi mi volete”, bensì: “Io sono POSSIBILITA’”. Qualcuno sarà tentato di evocare lo Zelig di Woody Allen ma, ripeto, credo che ci troviamo, con Bisturoni, ad un livello di comunicazione più profondo, appartenente al campo dell’arte e dei performer della body-art (qualcosa tipo la francese Orlan).

L’idea è quella del politico non tanto come teorico, intellettuale, ideologo, civil servant, meno che mai filosofo: il politico moderno è un performer che offre come messaggio il proprio corpo, come medium ultimo, immediato e modificabile, disponibile alla trasformazione, al nuovo, all’alterità interna che si esplicita finanche in una nuova faccia (“Una faccia in prestito”, direbbe il sommo Paolo).  Superati, di colpo: la calza-TV, i filtri, i trucchi del trucco, i tacchi, il vero volto è un volto finto (del resto ogni sincerità esige una grande quota di finzioni). L’offesa più trita per la soubrettona (“Rifatta!”) deve cedere il posto al Gran Rifatto, al “remade man” appunto, come emblema della capacità di rinnovarsi, di plasmarsi “a propria immagine e somiglianza”.

Aspettiamo ansiosi di rivederla presto, Cavalier Bisturoni, sperando di non riconoscerla.
Sarà il suo trionfo. (17  gennaio 2004)

Leave a Reply

WP SlimStat