
Dagli antri viaggianti, scatole del tempo che allentano il giorno e la notte in una linea continua fatta di acqua, balene cariche di auto e nostalgie, discendono viventi di tutte le specie, ognuno con la sua storia da raccontare e le eliche genetiche da rimescolare; e la storia la leggi negli occhi, più di ogni parte dedicata al comunicare di sé, e non perché siano “specchio dell’anima” ma perché filtrano ogni parte che accogliamo del mondo. Un mondo che, per quanto grande sia da esplorare, saprà sempre appaiare i cammini, misurare le distanze e le vicinanze dai nostri affetti, reti complesse, famiglie centrifughe e centripete. E non c’è luogo che sia abbastanza distante per ritrovare se stessi, come il luogo dove già ci si trova, come il tesoro nascosto sotto la stufa di casa; perché è il terreno che ci dà fondamento, e ci tiene a sé con le sue regole newtoniane, e ci racconta la equa ragione dei nostri piedi: uno sarà stanco come l’altro: quando la dolcezza si nasconde, e l’essenziale è visibile agli occhi, non ci resta che fermarci col naso all’ingiù, per guardare il tempo che ci bagna, ci cambia, ci aspetta. E aspetta che riemergano i ricordi, quando scende la marea delle emozioni momentanee, mentre dormiamo con la pancia a contatto con la madre terra che ci protegge e genera, e raccogliamo i segni che si dispongono per caso volendo leggerci un disegno di segno positivo.
(commenti all’album fotografico “In estate” di M. Giulia Berardi)

Per me che conosco le foto “ispiranti” cio’ che hai scritto è bellissimo e si sposa alla perfezione con ognuna di esse! Sei un genio ma questo si sapeva1:) ciao giulia