…fondata sul lavoro

Mio nonno materno lavorava in un acciaieria. Che arrivare in treno a Piombino, da piccolo, mi sembrava di attraversarla, l’acciaieria; come se la città fosse tenuta prigioniera da quello stabilimento. Lo stabilimento decide se puoi entrare in città, ti fa passare, tra i suoi fumi, tra il suo rumore, tra la sua polvere di ferro. Lo stabilimento fa la città, le dà forma. Una porta d’ingresso dell’inferno, al quale tu poi non arrivi, perché cambi strada, torni alla civiltà, al mare, magari vai al porto ad imbarcarti, vai in vacanza, sull’isola o ovunque tu voglia va bene, lungo la costa. Un conto è attraversare le braccia dello stabilimento che stringono l’ingresso città, un conto è riuscire a lasciare lo stabilimento da pensionato, uscire vivo da quelle braccia. Mio nonno riuscì a diventare un pensionato. Oggi, invece, alcuni miei coetanei, anche loro lavoravano all’inferno, non sono sopravvissuti ad uno stabilimento; non l’hanno attraversato come facevo io, da bambino, in vacanza, stupito dal rumore, dal fumo, dall’odore. Lavoravano. Sono morti così, fusi nel lavoro.
In questa bella Repubblica fondata sul lavoro.

La palla aruspicina 2007

la palla aruspicina 2007

Continua l’usanza di cercare tracce del mio futuro (come un aruspice) nell’immagine deformata di una palla di Natale (da qui la tradizionale “palla aruspicina” che alcuni amici mi richiedono in ufficio). Per il 2008 prevedo un’avanzata della stempiatura e pure l’arrivo della proprietaria di una scarpetta di cotone.

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