Ripropongo una tesi che non mi stancherò mai di riproporre: conta solo la presenza! Esser-ci, cioè rendere disponibile una certa quantità di tempo per dialogare attraverso queste specie di “telefonate discroniche” che sono ‘sti commenti, rimane un tratto prevalente e cannibale, alla fine, rispetto a qualsiasi cosa ci raccontiamo.
Anna racconta con naturalezza dei disturbi della comunicazione, e della percezione della sua comunicazione. Per me Anna è una “disturbata”. E io sono affezionato alla narrazione dei suoi disturbi (e pure alla “disturbata”). Mi ritraggo, invece, quando una nevrosi viene descritta come l’unica avanguardia possibile dello “stare in rete”.
In coda vorrei lasciare alcune indicazioni bibliografiche utili rispetto al tema oralità/rete/scrittura: due saggi di Maurizio Ferraris (Ontologia del telefonino, Bompiani, e Sans Papier, Castelvecchi) ed un saggio brevissimo di Derrida, “Et cetera“)