Di un necrologio globale

Ecco una di quelle cose che poi solitamente vengono studiate, i sentimenti collettivi e i necrologi globali (scorrendo ieri le bacheche e le immagini profilo di Facebook come nuovi termometri “emotivi” di un ipotetico “Zeitgeist”); no, i prodotti Apple nel mondo oggi non si spengeranno di colpo, come ho scherzato per anni con humour nero, e riconosco tutto il valore storico e l’eccezionalità dell’uomo d’ingegno - Steve Jobs - e della sua visione; mi spiace per la sua dipartita prematura: ma rimango diffidente verso ogni forma di “culto della persona” e, sarò cinico, ma non posso dire, in piena onestà, di essere stato ieri – nella giornata del necrologio globale – intimamente triste per questa perdita. No, non sempre riesco a partecipare ai sentimenti collettivi. Non sempre voglio. Read the rest of this entry »

Futurum esse

…mi ricordo un testo bellissimo: era un racconto, era un saggio, era una poesia, era una lettera di scuse, era una lettera d’addio, era un monologo teatrale, era un concertato per voci sole, era uno scherzo o una fantasia, era un musical, era un libretto d’operetta, era una fiaba, era una filastrocca, era una lista dei desideri; sì, mi ricordo un testo bellissimo che parlava a tutti e a pochi, che commuoveva e faceva ridere e pensare, ricordo che era un testo fantastico. Ma devo ancora scriverlo.

Impiego sicuro cercasi


“IMPIEGO SICURO CERCASI. Riflessioni, pensieri, testimonianze sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”.
TEATRO COMUNALE DI SANTA MARIA A MONTE, Piazza della Vittoria
SABATO 8 OTTOBRE 2011 ore 21.30
in occasione dell’inaugurazione del Teatro Comunale. INGRESSO LIBERO.

A rovescio

Esiste un contrario possibile per ogni modo di dire (esiste un contrario possibile per ogni modo di vivere?), così per vedere che senso viene fuori, perché è sempre possibile un senso alternativo alla realtà, alla realtà che si vive, e quando si rinuncia a vedere come possibile l’impossibile si rinuncia, forse, (ci metto molti forse, ma lo credo davvero) un po’ anche a vivere. “Molti, benedetti e tardi”, a cosa potrebbe riferirsi dunque questo modo di dire inedito e rovesciato rispetto al detto di partenza? Ma ai sogni! Che sono il contrario, appunto e in un certo qual modo, dei “soldi”; per quanto siano troppo spesso proprio i soldi il mezzo per realizzare sogni, e preferibili quindi saranno quei sogni che si realizzano senza necessità di soldi. Ecco che subito la pratica di rovesciare le parole ci ha aperto un mondo possibile e alternativo. Questo è il soccorso della fantasia.

Sullo streetviewing


Visualizzazione ingrandita della mappa

Prima o poi dovrò scriverla una piccola riflessione “filosofica” sulla street view di google, e gli interessanti riflessi sulla “privacy”. Per il momento mi accontento della posa di questa signora, con le scarpe da ginnastica per camminare comoda nelle strade del suo paesino, una mattina assolata, col viso rivolto verso l’alto, alla macchina fotografica telescopica sopra il tetto di un’auto, cristallizzata per sempre dall’obiettivo della google-car.

Come si chiama quella signora? Dove abita? Cosa pensa dell’onniscienza posticcia che ci dona la rete? E della plastificazione mummificante di queste foto? E del potere ipnotico e immaginifico che ci dona dirigere l’occhio mobile dello street view in luoghi mai visti così come, soprattutto, nei luoghi che meglio e più conosciamo? Chi non ha guardato almeno una volta la propria macchina parcheggiata, la propria casa in vetrina dentro il diorama tridimensionale di queste visione? Uno sguardo pietrificante sul passato. Ma il passato non è mai materiale pietrificato.

Anteprima Teatro

meridiana

Pioveva, ieri pomeriggio, a Montecalvoli. Ma forse ieri pioveva ovunque. Così, buona parte della suggestione che “Anteprima Teatro” avrebbe voluto offrire (compagnie di teatro amatoriale impegnate a presentare porzioni dei propri spettacoli in lavorazione, collocandosi in vari angoli del piccolo borgo frazione del comune di Santa Maria a Monte…) non si è potuta realizzare. Eppure, un po’ di “Arte” aleggiava lo stesso, nell’umido, nel grigio, nel nubifragio. Nella caparbietà delle proposte, più o meno originali, che ogni compagnia metteva in scena. E’ una realtà, quella delle associazioni di teatro amatoriale, per me del tutto sconosciuta. Solo da pochi mesi ho iniziato a farne parte collaborando con l’Associazione Viviteatro, di Santa Maria a Monte. Non ho nessuna attitudine o volontà di recitare, semmai di avvicinarmi al mondo della scrittura drammaturgica, sperimentando un terreno nuovo. Le varie compagnie, osservavo ieri, si conoscono tra loro, un po’ come famiglie di parenti, di tradizioni, di squadre sportive:  sanno chi “recita” meglio, chi propone progetti più sperimentali o tradizionali, chi si è costruito una credibilità sul campo. Noi presentavamo 15 minuti di uno spettacolo dedicato alla sicurezza sui luoghi di lavoro (Impiego sicuro cercasi) frutto di un percorso di ricerca svolto all’interno di un circolo di studio. In scena 8 persone, nella sala d’attesa di un Centro per l’Impiego: pensieri in libertà di una monologhista, dati statistici, titoli di articoli leggendo il giornale, e testimonianze biografiche autentiche, rielaborazioni narrative di infortuni realmente accaduti, che interrompono come flash il flusso di pensieri espressi nel monologo. Non so bene valutare che impatto può avere il tutto su uno spettatore. Stiamo ancora lavorando ad affinare la messa in scena, gli automatismi, le sincronie. Il debutto è previsto per l’8 ottobre 2011. Prossimamente la locandina (molto bella!) e le informazioni di dettaglio.

Indicando l’indaco

Sara e io a San Terenzo

Come rompere una cornice Ikea

Ieri sera ho rotto una cornice dell’Ikea. Già un minuto dopo averla pagata non mi piaceva più. Ne avevo prese due, con il bordo argentato e invece avrei dovuto prenderle di altra forma e col bordo nero. Avevo preso quelle due perché costavano meno di quelle che avrei dovuto prendere, e ieri ne ho rotto una. Mi ci sono appoggiato sopra bene bene con tutto il peso, sul vetro, poggiato per terra, dopo aver accuratamente messo la foto che volevo appendere. Forse volevo rompere quel vetro, ieri sera. Volevo rompere quella cornice, o qualcosa. Penso che, in fin dei conti, vorrei rompere pure l’altra cornice che ho comprato. Poi, per sbollire un po’ dall’aver rotto il vetro della cornice, mi sono messo a tarda sera a montare due scatole di cartone, con piccole viti di metallo. 12 viti per scatola. Ho fatto una sudata, e avevo già fatto la doccia prima di cena, e non avevo voglia di fare una seconda doccia prima di dormire. E così ho iniziato, ieri sera, a odiare dopo le due cornici pure le due scatole che avevo acquistato, e che montavo meccanicamente per sbollire dall’aver rotto il vetro di una delle due cornici, che forse volevo rompere, perché volevo rompere qualcosa ieri sera, e sono stato pure bravo a non farmi male coi vetri o a non lasciarne sul pavimento o sul tappeto. (piano piano ritrovo la forma di scrittura rasoterra, rispetto al punto di osservazione sulla vita, che è quella che ha fatto, per molti anni, la ragione d’essere dello specifico scritturale di molti blog. La scrittura che io definivo un tempo “abrasiva”). Ieri sera volevo rompere qualcosa. Poi ho guardato i due reggilibro a forma di X che ho messo nella libreria e, improvvisamente, stamani, mi sono sembrati due piccole svastiche potenziali. Basterebbe montarci delle minuscole appendici, in betulla.

Autorappresentazioni

Come si è e come si vorrebbe essere. Allora ci si mostra come si vorrebbe essere. Spero sempre che autorappresentazione felice e ontologia possano coincidere, quando osservo gli album fotografici. Ma i lineamenti del volto “sono” quel sentimento, e non solo la sua espressione o manifestazione? Un sorriso felice. La mimica facciale come maschera che maschera ma anche come calco sul quale costruiamo il significato delle espressioni con le quali ci riferiamo alla vita emotiva. Tornare indietro nel tempo, impossibile, a quando studiavo queste cose e niente altro. Leggo ieri che Luca scrive aforismi, gli invio subito un sms dicendogli: “Noo, gli aforismi no!”. Poi penso all’aspetto consolatorio degli aforismi, alla riduzione lineare del senso che sfugge in una forma compiuta, reversibile o meno che sia. Ritrovare tutto il gusto del non essere compresi. Ma ora vorrei solo rientrare in un’autorappresentazione felice della mia esistenza, come ne vedo tante, anonime e piane. E spero di riuscirci.

A ritroso

I miei genitori ed io, molti anni fa http://dearphotograph.com/

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