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	<title>Colti sbagli</title>
	<link>http://www.coltisbagli.it</link>
	<description>altre scritture accordate in Si bemolle</description>
	<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 06:50:25 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>L&#8217;orchestra è andata avanti, nessuno ha visto&#8230;</title>
		<link>http://www.coltisbagli.it/2010/09/01/lorchestra-e-andata-avanti-nessuno-ha-visto/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 21:51:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[pontificazioni]]></category>

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		<category><![CDATA[futuro anteriore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Un mio amico fine letterato, che mi ha chiesto di mantenere l&#8217;anonimato avendogli preannunciato questa mia riflessione scritta e che, per comodit&#224;, chiamer&#242; &#8220;il Sebastiano Timpanaro di San Vincenzo&#8221; (per le comuni iniziali S.T.), qualche anno fa mi raccont&#242; di una sua passione insana, da me subitamente condivisa e apprezzata: i manifesti delle orchestrine di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="centrata"><img src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash2/hs159.ash2/41281_1578284264107_1445645725_1535216_1636892_n.jpg" title="orchestre" alt=" height=" width="500" /></p>
<p>Un mio amico fine letterato, che mi ha chiesto di mantenere l&#8217;anonimato avendogli preannunciato questa mia riflessione scritta e che, per comodit&agrave;, chiamer&ograve; &#8220;il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sebastiano_Timpanaro" class="external" title="link esterno: scheda su wikipedia">Sebastiano Timpanaro</a> di San Vincenzo&#8221; (per le comuni iniziali S.T.), qualche anno fa mi raccont&ograve; di una sua passione insana, da me subitamente condivisa e apprezzata: i manifesti delle orchestrine di provincia, da dancing e balere, affissi lungo le strade della campagna toscana, nei nostri piccoli borghi, lungo le comunali e le provinciali dimenticate. I nomi improbabili, le foto ridicole, una patina di  passato, di fame,  di ridicola melanconia ammantano quelle locandine che, agli occhi di S.T e miei, comunicano l&#8217;esatto contrario di quanto vorrebbero comunicare, collocandosi <em>ipso facto </em>nella grande, e un po&#8217; indistinta, categoria del &#8220;<a href="http://www.tvblog.it/post/1965/che-cose-il-trash" class="external" title="link esterno: un dibattito di qualche anno fa">trash</a>&#8220;. <a href="http://www.coltisbagli.it/2010/09/01/lorchestra-e-andata-avanti-nessuno-ha-visto/#more-557" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
 <span class="post2pdf_span"><a href="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=557" rel="nofollow"><img src="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />Salva in PDF</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il &#8220;monologo corale&#8221; de &#8220;Li Romani in Russia&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 20:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[memoria potenziale]]></category>

		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sopra il &#8220;Palco della Memoria&#8220;, al Palazzo Mediceo di Seravezza, Simone Cristicchi ha dato una grande prova d&#8217;attore portando in scena il poema di Elia Marcelli Li Romani in Russia, un progetto lungamente coltivato, e ancora in fase di evoluzione e aggiornamento, che debutter&#224; nel prossimo autunno sotto la regia di Alessandro Benvenuti. Simone ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sopra il &#8220;<a href="http://www.teatropuccini.it/memoria.html" class="external" title="link esterno: cartellone estivo palco della memoria">Palco della Memoria</a>&#8220;, al Palazzo Mediceo di Seravezza, Simone Cristicchi ha dato una grande prova d&#8217;attore portando in scena il poema di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elia_Marcelli" class="external" title="link esterno: scheda su wikipedia di Elia Marcelli">Elia Marcelli</a><em> Li Romani in Russia</em>, un progetto lungamente coltivato, e ancora in fase di evoluzione e aggiornamento, che debutter&agrave; nel prossimo autunno sotto la regia di Alessandro Benvenuti. Simone ha ammutolito, commosso, divertito, entusiasmato un pubblico molto attento e per niente sorpreso nel ritrovare uno tra i pi&ugrave; orginali cantautori italiani nelle vesti di un fante alle prese con la campagna di Russia e con la tragedia della ritirata tra le nevi del 1943. Simone, ormai, sorprende senza sorprendere. E&#8217; il tema della credibilit&agrave;. Non dell&#8217;impegno. La grande forza del testo di Elia Marcelli viene, infatti, amplificata dall&#8217;incontro con la voce (intesa sia in senso letterale sia in senso di &#8220;voce poetica&#8221;) di Simone, con la credibilit&agrave; della sua voce.  <a href="http://www.coltisbagli.it/2010/08/19/il-monologo-corale-de-li-romani-in-russia/#more-556" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
 <span class="post2pdf_span"><a href="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=556" rel="nofollow"><img src="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />Salva in PDF</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Feriae Augusti</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 12:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[scrivere l'essenziale]]></category>

		<category><![CDATA[fiction]]></category>

		<category><![CDATA[cicli]]></category>

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Il giorno di Ferragosto &#232; il luogo ideale dove esercitare lo sguardo. Il  giorno pi&#249; vuoto del mese pi&#249; vuoto dell&#8217;anno, &#232; assimilabile a una &#8220;ucron&#236;a&#8221;: il suo tempo &#232; realmente alternativo al normale scorrere del tempo, &#232; un non-giorno antonomastico il ferragosto, chiodo ferroso piantato sul calendario (cos&#236; dicevo una volta). Ogni ferragosto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="centrata"><img src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash2/hs134.ash2/40020_1555627937713_1445645725_1473171_4721790_n.jpg" title="ferragosto" alt=" height=" width="500" /></p>
<p>Il giorno di Ferragosto &egrave; il luogo ideale dove esercitare lo sguardo. Il  giorno pi&ugrave; vuoto del mese pi&ugrave; vuoto dell&#8217;anno, &egrave; assimilabile a una &#8220;ucron&igrave;a&#8221;: il suo tempo &egrave; realmente alternativo al normale scorrere del tempo, &egrave; un <em>non-giorno</em> antonomastico il ferragosto, chiodo ferroso piantato sul calendario (<a href="http://giocatore.splinder.com/post/8978214" class="external" title="link esterno: poesia di ferragosto">cos&igrave; dicevo una volta)</a>. Ogni ferragosto mi mescolo ai turisti, con una maglia colorata, e faccio foto alla citt&agrave; in cui vivo, soprattutto alla piccola porzione di vicoli che circonda i monumenti, vicino casa, cercando di esercitare lo sguardo sul vuoto. <a href="http://www.facebook.com/album.php?aid=74903&#038;id=1445645725&#038;l=3ca483459e" class="external" title="link esterno: album fotografico su facebook">Faccio foto col cellulare</a>, senza nessuna abilit&agrave; tecnica o velleit&agrave; artistica, ma con una posizione teorica ormai piuttosto definita e consolidata negli anni: nel vuoto lo sguardo sovrappone meglio alcuni concetti alla realt&agrave; &#8220;percepita&#8221; e ne evidenzia altri, nascosti, astraendoli da particolari minimi e inosservati. E&#8217; anche questo uno &#8220;scrivere l&#8217;essenziale&#8221;, perch&eacute; la giornata del 15 agosto &egrave; realmente quintessenziale rispetto alla percezione del &#8220;Vuoto&#8221; e del Tempo che lo attraversano. E&#8217; la giornata pi&ugrave; inconsapevolmente &#8220;taoista&#8221; che abbiamo in Italia. Ed &egrave; in questo vuoto generatore e ascensionale che, non a caso, Maria viene <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Assunzione_di_Maria" class="external" title="link esterno: assunzione di Maria, da wikipedia">&#8220;assunta&#8221;</a> in cielo. E&#8217; un vuoto che spinge, pneumaticamente, verso l&#8217;Oltremondano. L&#8217;urbanit&agrave;, inoltre, diventa quinta scenica, bidimensionale (vedi anche l&#8217;episodio &#8220;In vespa&#8221; di <em>Caro Diario</em>, che &egrave; un paradigma efficace dell&#8217;attravesamento nel Vuoto ferragostano), schermo sul quale proiettare paure e desideri.</p>
 <span class="post2pdf_span"><a href="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=555" rel="nofollow"><img src="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />Salva in PDF</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Perché a noi delle poesie&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 23:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Esco a cena, in pizzeria, con una coppia di cari amici, Tiziana e Simone. Parcheggiamo a qualche passo dal locale, camminiamo conversando lungo il marciapiede, in via Cattaneo, a Pisa. E&#8217; una sera di agosto, non troppo calda, non troppo umida. Una sera dove si cammina bene per strada, e si conversa bene camminando per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esco a cena, in pizzeria, con una coppia di cari amici, Tiziana e Simone. Parcheggiamo a qualche passo dal locale, camminiamo conversando lungo il marciapiede, in via Cattaneo, a Pisa. E&#8217; una sera di agosto, non troppo calda, non troppo umida. Una sera dove si cammina bene per strada, e si conversa bene camminando per strada, che la strada non ti sembra mai troppo lunga per quanto si sta bene a conversare camminando per strada. Di fronte a noi, in lontananza lungo il marciapiede, si avvicina a grandi passi un folle: un giovane folle, alterato. Alterato di s&eacute;, da s&eacute;, monologante ad alta voce. Giovane, pelato, vestito con una maglia chiara, sportiva, scarpe da ginnastica, jeans corti al ginocchio. Arrossato dal sole e ancor di pi&ugrave; dall&#8217;essere folle, auto-alterato dal monologare concitato ad alta voce, quasi rabbioso nel suo itinerario, spedito lungo il marciapiede come un proiettile, folle, contro noi tre che procediamo lentamente, conversando, verso la pizzeria. Simone lo nota prima di me e Tiziana, si allerta. Il folle ci fa sempre allertare, per strada. Sono riflessi condizionati che abbiamo tutti quanti, meccanismi difensivi che si attivano spontaneamente; da un lato per istinto di sopravvivenza (valutare il pi&ugrave; rapidamente possibile se una persona, un folle che ci si fa incontro, &egrave; potenzialmente portatore di pericolo per la nostra incolumit&agrave;); dall&#8217;altro per esorcizzare il folle che sta dentro ognuno di noi, e rispetto al quale non sapremo mai sondare completamente lo spessore dell&#8217;intercapedine interna che ce ne separa, che separa noi stessi dal noi stessi-folle. Proseguiamo a conversare mentre il meteorite rosso e monologante si avvicina alzando la voce. In questi casi ognuno di noi aggiunge sempre un surplus di indifferenza a quella che abitualmente impieghiamo nello sfiorare gli estranei sui marciapiedi, ignorare un folle implica sempre quella specie di atteggiamento che si riserva ai randagi feroci: li si ignora con massimo impegno nella speranza di essere, a nostra volta, ignorati.  <a href="http://www.coltisbagli.it/2010/08/14/perche-a-noi-delle-poesie/#more-554" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
 <span class="post2pdf_span"><a href="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=554" rel="nofollow"><img src="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />Salva in PDF</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Unhappy meal</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 07:26:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Ormai so tutto dell&#8217;happy meal. Anni fa ci avevo scritto sopra una poesia*, una poesia anti-mcdonald che parlava proprio del cestino per bimbi, col giochino incorporato. E&#8217; sempre stato troppo facile parlare male dei mcdonald. Esiste una letteratura sociologica, semiologica e antropologica cospicua intorno all&#8217;emmona gialla bovinocentrica. Senza citare quel film-documentario, &#8220;Supersize me&#8220;. Se cerchi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="centrata"><img src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc4/hs176.snc4/38159_1514655633431_1445645725_1360169_6805856_n.jpg" title="unhappy meal" alt=" height=" width="500" /></p>
<p>Ormai so tutto dell&#8217;happy meal. Anni fa ci avevo scritto sopra una poesia*, una poesia anti-mcdonald che parlava proprio del cestino per bimbi, col giochino incorporato. E&#8217; sempre stato troppo facile parlare male dei mcdonald. Esiste una letteratura sociologica, semiologica e antropologica cospicua intorno all&#8217;emmona gialla bovinocentrica. Senza citare quel film-documentario, &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Super_Size_Me" class="external" title="link esterno: scheda del film">Supersize me</a>&#8220;. Se cerchi mcdonald su wikipedia ci trovi pure citate le polemiche per l&#8217;apertura recente di <a href="http://www.lanazione.it/pisa/cronaca/2009/12/29/275366-donald.shtml" class="external" title="link esterno: articolo da la nazione.it">una filiale a pochi passi dalla torre di Pisa</a>. Ecco, io vado l&igrave;, da solo. Una volta a settimana. A volte due. E&#8217; uno dei luoghi pi&ugrave; tristi che abbia mai frequentato. Anche se so che &egrave; tutta una tristezza proiettiva, simbolica: sovrappongo al luogo la tristezza del motivo per il quale frequento quel luogo. Ormai so tutto dell&#8217;happy meal. E so molte cose anche sui frequentatori dei mcdonald. Almeno di quelli che incontro io l&igrave; la sera. Una sera c&#8217;era una ragazza obesa, in coda davanti a me. Ha preso un cheesburger, 1 euro. Poi l&#8217;ho osservata stazionare nella piazza fuori dal locale, inquieta, imbarazzata. E rientrare, per rimettersi in coda, dopo circa un quarto d&#8217;ora. Mi ha dato una forte sensazione di tristezza, e solitudine. Una volta avrei scritto la categorizzazione di tutti i tipi di clienti che ho studiato nel corso del tempo, ma ora sono molto stanco, mentalmente, e anche la scrittura ne risente. La tipizzazione mi rimane in testa e non finisce nella tastiera. Un domani, forse. <a href="http://www.coltisbagli.it/2010/07/13/unhappy-meal/#more-552" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
 <span class="post2pdf_span"><a href="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=552" rel="nofollow"><img src="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />Salva in PDF</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Moderno Hotel</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 18:20:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[memoria potenziale]]></category>

		<category><![CDATA[corrispondenze]]></category>

		<category><![CDATA[fiction]]></category>

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		<description><![CDATA[Il diplomatico svizzero scende da una berlina nera di lusso, nel sedile del passeggero una donna, di lusso, che ripartir&#224; poco dopo al volante lasciandolo a prenotarsi una camera, che lui sperava per due fino a qualche istante prima. Ha un volo il mattino presto, forse dall&#8217;aeroporto militare. Vuol pagare con una banconota da duecento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il diplomatico svizzero scende da una berlina nera di lusso, nel sedile del passeggero una donna, di lusso, che ripartir&agrave; poco dopo al volante lasciandolo a prenotarsi una camera, che lui sperava per due fino a qualche istante prima. Ha un volo il mattino presto, forse dall&#8217;aeroporto militare. Vuol pagare con una banconota da duecento euro. E&#8217; notte piena. Non c&#8217;&egrave; il resto.</p>
<p>La ragazza portoricana ha troppa cipria, fianchi molto ampi e un bel sorriso a denti bianchi. Un gruppo di famiglia, vacanze in europa. Chiede la connessione wi-fi, un&#8217;ora 3 euro. E&#8217; notte sempre pi&ugrave; piena, fa molto caldo. Sale le scale, le ridiscende. Forse inciampa. Il suo sovrappeso &egrave; suadente, comunque. Come i fianchi e pure la troppa cipria sull&#8217;incarnato ambra. Ma i denti le fanno un bellissimo sorriso bianco.</p>
<p>Un gruppo, forse sudamericano e dotato di un esotismo gi&agrave; troppo sudato e geograficamente non identificabile, entra caracollando, con bottiglie di liquori a forme strane. Chiedono ghiaccio. Non ce n&#8217;&egrave;.  Sorry.</p>
<p>Il tipo pelato e atletico, allampanato (slavo? inglese?) scende da un SUV giapponese. Chiede una stanza. La vuole vedere. &#8220;Many train?&#8221; &#8220;Cosa?&#8221; Forse vuol sapere se di notte passano molti train. No, non molti. Torna al SUV. La camera non deve averlo convinto. Parte a razzo, quasi sgommando.</p>
<p>Un&#8217;esile tardo-adolescente bruttina, naso semitico?, sgattaiola in minigonna e maglia corta turchese su per le scale senza passare dalla portineria, alla quale dedica solo un&#8217;occhiata traversa e colpevole. Non si sapr&agrave; mai la sua destinazione n&eacute; la sua determinazione a delinquere.</p>
<p>Nel mentre, tre amici occasionali osservavano tale viavai con compiaciuto disincanto.</p>
 <span class="post2pdf_span"><a href="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=551" rel="nofollow"><img src="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />Salva in PDF</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Nelle mie scarpe</title>
		<link>http://www.coltisbagli.it/2010/06/26/nelle-mie-scarpe/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 21:23:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

		<category><![CDATA[l'ovvio necessario]]></category>

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		<description><![CDATA[
Non &#232; la prima volta che fotografo un paio di scarpe abbandonate. Continuano a sembrarmi una tipologia di scarto, di &#8220;rifiuto urbano&#8221;, del tutto atipica, simbolica e altamente narrativa. Il prima, il dopo e i perch&#233; di un paio di mocassini seminuovi abbandonati (come quelli che ho incontrato questo pomeriggio, nella foto qui sopra) intrecciano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="centrata"><img src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc4/hs160.snc4/37345_1495482634118_1445645725_1311122_7973823_n.jpg" title="mocassini, piazza san frediano pisa" alt=" height=" width="500" /></p>
<p>Non &egrave; la prima volta che fotografo un paio di <a href="http://www.facebook.com/note_redirect.php?note_id=406763231266&#038;h=8d7df94e401e1ad72c53c8104076579f&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.coltisbagli.it%2F2007%2F04%2F10%2Fscarpe-rotte-eppur-bisogna-andar%2F" target="_blank" title="http://www.coltisbagli.it/2007/04/10/scarpe-rotte-eppur-bisogna-andar/">scarpe abbandonate</a>. Continuano a sembrarmi una tipologia di scarto, di &#8220;rifiuto urbano&#8221;, del tutto atipica, simbolica e altamente<strong> narrativa</strong>. Il prima, il dopo e i perch&eacute; di un paio di mocassini seminuovi abbandonati (come quelli che ho incontrato questo pomeriggio, nella foto qui sopra) intrecciano una storia,un giallo?, o forse la semplice tristezza di un barbone distratto, o la tristezza implicita data dall&#8217;allusione nascosta nell&#8217;immagine (un suicida nel fiume, lascia le scarpe, inutili), o la dimenticanza di un turista ubriaco, o il furto notturno tra abitanti di strada.</p>
<p>Le scarpe, ordinatamente allineate accanto al cestino dei rifiuti, sono un&#8217;incongruenza che attira l&#8217;attenzione (e la fantasia) in modo irresistibile. E ancor pi&ugrave; come incongruente si afferma, catalizzando quindi lo sguardo, il buono stato di conservazione dei mocassini stessi rispetto alla sorte di dispersi, di &#8220;ri-gettati&#8221;, naufraghi di strada. Occorrerebbe forse pensare all&#8217;espressione &#8220;<span xml:lang="en" title="nelle scarpe di qualcuno">in someone&rsquo;s shoes</span>&#8221; (dentro le scarpe di qualcuno) che &egrave; un equivalente del nostro &#8220;mettersi nei panni di qualcun&rsquo;un altro&#8221; per capire le radici di questa attrazione? E come si fa a mettersi &#8220;nelle scarpe&#8221; di qualcuno che quelle scarpe le ha perdute?</p>
<blockquote><p>Rimane al fondo di ogni spiegazione<br />
l&#8217;angoscia gialla d&#8217;una sparizione:<br />
la traccia che ha lasciato l&#8217;assassino<br />
sta forse nel perduto mocassino?</p>
<p>E&#8217; Cinderella a darci cognizione:<br />
per una scarpa avviene l&#8217;agnizione.</p></blockquote>
 <span class="post2pdf_span"><a href="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=550" rel="nofollow"><img src="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />Salva in PDF</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Disincanto, con passione</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 15:02:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Ci sono  libri che generano incontri, e incontri che generano libri. E libri  che generano altri libri. Cos&#236;, questo libro, una conversazione/intervista, condotta tra il novembre 2009 e il febbraio 2010, &#232; nato a partire dalla lettura della &#8220;quasi autobiografia&#8221; del Prof. De Sio Lazzari, &#8220;L&#8217;impossibile indifferenza&#8221;. Con Francesco, che ringrazio per l&#8217;opportunit&#224; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs575.snc3/31382_1443656483713_1002135595_31313292_2901616_n.jpg" title="copertina di Disincanto, con passione" alt="copertina di Disincanto, con passione" height="290" width="188" /></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3">Ci sono  libri che generano incontri, e incontri che generano libri. E <a href="http://www.dantedescartes.com/index.php?p=productsMore&#038;iProduct=239&#038;sName=de-sio-lazzari-francesco.-limpossibile-indifferenza." class="external" title="link esterno: L'impossibile indifferenza ">libri </a> che generano altri <a href="http://www.dantedescartes.com/index.php?p=productsMore&#038;iProduct=246&#038;sName=francesco-de-sio-lazzari-disincanto--con-passione.-dialogo-con-matteo-pelliti" class="external" title="link esterno: acquista il libro">libri.</a> Cos&igrave;, questo libro, una conversazione/intervista, condotta tra il novembre 2009 e il febbraio 2010, &egrave; nato </font><font face="Times New Roman" size="3">a partire dalla lettura della &#8220;quasi autobiografia&#8221; del Prof. De Sio Lazzari, &#8220;L&#8217;impossibile indifferenza&#8221;</font><font face="Times New Roman" size="3">. Con Francesco, che ringrazio per l&#8217;opportunit&agrave; che mi ha dato di &#8220;sostare nella domanda&#8221;, abbiamo fatto un tratto di strada insieme toccando una pluralit&agrave; di temi <em>cruciali</em> (le religioni, la poesia, la letteratura, la scrittura, la vita, la morte, l&#8217;estetica, la memoria&#8230;) tenuti insieme da un clima, una &#8220;atmosfera&#8221; di ricerca e di cammino, e di sguardo, per cos&igrave; dire, che &egrave;, appunto, il &#8220;disincanto, con passione&#8221;. </font></p>
 <span class="post2pdf_span"><a href="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=549" rel="nofollow"><img src="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />Salva in PDF</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Passaggi a livello e livelli di passaggio</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 18:08:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[pontificazioni]]></category>

		<category><![CDATA[vita]]></category>

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Che i passaggi a livello siano porte spazio-temporali disseminate lungo le campagne e le citt&#224; lo avevano gi&#224; descritto compiutamente Benigni e Troisi in &#8220;Non ci resta che piangere&#8221;. Valerio Magrelli, nel suo recente &#8220;La vicevita. Treni e viaggi in treno&#8221; (Laterza, 2009) dedica un capitoletto brillante alla metafisica dei passaggi a livello. Io incontro [...]]]></description>
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<p>Che i passaggi a livello siano porte spazio-temporali disseminate lungo le campagne e le citt&agrave; lo avevano gi&agrave; descritto compiutamente Benigni e Troisi in &#8220;Non ci resta che piangere&#8221;. Valerio Magrelli, nel suo recente &#8220;<a href="http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842088837" class="external" title="link esterno: scheda del libro">La vicevita. Treni e viaggi in treno</a>&#8221; (Laterza, 2009) dedica un capitoletto brillante alla metafisica dei passaggi a livello. Io incontro ogni giorno, nel mio quartiere, nel giro di poche centinaia di metri, un paio di passaggi a livello della linea Pisa-Lucca, residui di un&#8217;arretratezza infrastrutturale ferroviaria insanabile che, a dispetto di qualsiasi alta velocit&agrave;, detta ancora dappertutto i tempi della lentissima mobilit&agrave; urbana imponendo quelle soste &#8220;metafisiche&#8221;, appunto, che sono le attese ai passaggi a livello dentro le citt&agrave;, nei borghi, nelle frazioni, in aperta campagna. Trascrivo un brano di Magrelli per fare, in parte, mie le sue osservazioni pur non condividendone l&#8217;assunto iniziale:</p>
<blockquote><p>Non &egrave; semplice enunciare le ragioni per cui i passaggi a livello mettano tanta tristezza. La prima cosa da capire riguarda l&#8217;angolatura sotto la quale intendiamo parlarne. Altrimenti detto: mettono tristezza se visti dal treno in corsa, oppure se contemplati dal basso, vuoi da una macchina immobile, vuoi dalla prospettiva del semplice pedone che aspetta di attraversare? (&#8230;) Eppure c&#8217;&egrave; qualcosa di ulteriore; ma cosa? Forse il contrasto tra la stasi e il viaggio, portato al suo punto estremo, antagonistico: l&#8217;invidia di chi resta verso colui che parte, e il rimpianto provato da quest&#8217;ultimo verso quelli rimasti. Ognuno vorrebbe trovarsi nei panni dell&#8217;altro, ma poi, alla fine, preferisce i propri. La divaricazione, qui, diventa insopportabile: tu costretto ad attendere perch&eacute; il coglione passi, lui obbligato ad avvertire un immotivato senso di colpa per quei poveretti inchiodati in mezzo alla strada (V. Magrelli, La vicevita, pp. 96-97)</p></blockquote>
<p>Ora, io credo che i passaggi a livello non siano ontologicamente tristi (e analoga convinzione, forse, stava anche alla base della <a href="http://www.flickr.com/photos/eus/2853599871/" class="external" title="link esterno: foto di stazioni abbandonate">ricerca fotografica di Eus</a>, sulla cui poetica scrissi alcune osservazioni, vedi il <em><a href="http://www.coltisbagli.it/2008/04/28/catalogo-delle-fermate-non-richieste/" class="internal" title="link interno: un post del passato">Catalogo delle fermate non richieste</a></em>, che anticipavano le domande che pone Magrelli), mentre condivido l&#8217;asimmetria tra stasi forzata e viaggio. Tornando dall&#8217;ufficio, questo pomeriggio, costretto all&#8217;ennesima sosta forzata al passaggio a livello di <a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#038;source=s_q&#038;hl=it&#038;geocode=&#038;q=via+martiri+delle+ardeatine+,+pisa,+italia&#038;sll=43.732244,10.395094&#038;sspn=0.004086,0.009645&#038;ie=UTF8&#038;hq=&#038;hnear=Via+Martiri+delle+Ardeatine,+56123+Pisa,+Toscana&#038;ll=43.73155,10.397133&#038;spn=0.001021,0.002411&#038;t=h&#038;z=19" class="external" title="link esterno: mappa">via di Gagno</a> ho registrato il breve video che avete visto qui sopra. Chi abita un quartiere attraversato da passaggi a livello &egrave; addestrato da una ricca fenomenologia di situazioni con questo buco spazio-temporale. Alla fine sai a che ora passano i treni, sai come sincronizzare i tuoi spostamenti in auto, sai se i convogli sono in orario o in ritardo, se il locomotore &egrave; elettrico o diesel, o se passa un interminabile merci. Sai quanto gas devi dare alla tua auto rispetto alla distanza che la divide dal semaforo gi&agrave; rosso e dalle sbarre ancora, per qualche istante, alzate.&nbsp; Ma &egrave; solo di recente che ho attuato una vera rivoluzione copernicana&nbsp; - un livello di passaggio - nei confronti delle soste forzate agli attraversamenti dei binari interdetti: adesso spero di trovare le sbarre abbassate. Al mattino, alle 8&nbsp; e qualche minuto, per salutare il treno con Sara, da dentro la macchina, mentre la porto all&#8217;asilo. Al ritorno dall&#8217;ufficio, se non ho motivi di fretta specifica per rincasare, proprio per godere della sosta forzata dentro a un &#8220;nulla&#8221;avvolgente, lo stop che assolve, autorizza, frena l&#8217;orologio del giorno.</p>
<p>Il percorso casa-asilo-parcheggio scambiatore-casa prevede, ogni giorno, 2 attraversamenti di 2 passaggio a livello: totale 4 possibili &#8220;buchi&#8221; temporali, soste forzate, minuti sospesi e irrecuperabili che, segretamente me lo auguro, mi manterranno pi&ugrave; giovane. Come l&#8217;astronauta gemello lanciato in orbita nel famoso esempio della relativit&agrave;.</p>
 <span class="post2pdf_span"><a href="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=548" rel="nofollow"><img src="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />Salva in PDF</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Giocattoli</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 20:39:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Sabato 20 febbraio alle 17, presso la saletta Momus nella libreria della Felici Editore a Pisa, presenter&#242; Giocattoli, la mia prima, e verosimilmente ultima, raccolta di racconti. Le storie che la compongono hanno una lunga storia. Mi fa piacere raccontarla adesso. Fortemente suggestionato dall&#8217;opera multimediale Razmataz di Paolo Conte, uscita nel 2000, in quegli anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm5.static.flickr.com/4052/4343692971_a3185655f3.jpg" title="immagine di copertina di M. Giulia Berardi" alt="immagine di copertina di M. Giulia Berardi" width="202" height="285" />Sabato 20 febbraio alle 17, presso la saletta Momus nella libreria della<a href="http://www.felicieditore.it/" class="external" title="link esterno: Felici Editore Pisa"> Felici Editore</a> a Pisa, presenter&ograve; <em>Giocattoli</em>, la mia prima, e verosimilmente ultima, raccolta di racconti. Le storie che la compongono hanno una lunga storia. Mi fa piacere raccontarla adesso. Fortemente suggestionato dall&#8217;opera multimediale <a href="http://www.concerto.net/flash/razmataz.html" class="external" title="link esterno: razmataz, di Paolo Conte">Razmataz</a> di Paolo Conte, uscita nel 2000, in quegli anni avevo preso a interessarmi di iconografia e fotografia anni Venti, i cosiddetti &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Roaring_Twenties" class="external" title="link esterno: definizione su Wikipedia">Roaring Twenties</a>&#8220;. Osservando alcune foto contenute nel libro &#8220;<a href="http://www.ibs.it/book/9780841602519/yapp-nick/1920s-decades-the.html" class="external" title="link esterno: il libro su ibs">1920s. Decades of XX Century</a>&#8220;, avevo scritto prove di raccontini che, a mia fantasia, uscivano fuori quasi spontaneamente da quelle immagini. In quel periodo, inoltre, collezionavo antiche cartoline raffiguranti stazioni ferroviarie. Avevo, poi, tentato alcuni disegni a matita, molto infantili e primitivi: un omino in bicicletta, una nave ancorata alla banchina, una stazione ferroviaria coperta, per commentare altri racconti; avevo scelto una colonna sonora jazz &#8220;filologicamente&#8221; coerente con l&#8217;epoca; assemblato il tutto in un file di testi-musiche-immagini (sul modello, appunto, di Razmataz) lo avevo inviato a una casa editrice pisana (non la Felici&#8230;) che proprio in quel periodo (2002-2003) inaugurava una piccola collana di narrativa per esordienti. Quello strambo collage multimediale, dal titolo bisenso di &#8220;Venti Correnti&#8221;, ancorch&eacute; goffo e naif, non pass&ograve; inosservato. Selezionato per la pubblicazione nella nascente collana, si mise in coda in attesa della sua trasposizione su carta. Passarono le settimane, i mesi, poi gli anni. Non se ne fece pi&ugrave; nulla. Succede, nella piccola e media editoria. Non in tutta, fortunatamente. <a href="http://www.coltisbagli.it/2010/02/09/giocattoli/#more-547" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
 <span class="post2pdf_span"><a href="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=547" rel="nofollow"><img src="http://www.coltisbagli.it/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />Salva in PDF</a></span>]]></content:encoded>
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