Ci sono momenti particolarmente densi di senso, o pieni di grazia, e sono quelli in cui Sara dorme beata tra le mie braccia. La pancia è piena, i gas evacuati, il pannolino lindo, gli occhi chiusi, le braccia abbandonate, i tratti del viso distesi, le gambette molli. Le faccio da culla con le braccia, la riscaldo, l’accolgo in quello che mi si presenta come un tempo sospeso e perfetto. Oggi ripensavo al nome da dare a questi momenti e mi è tornato in mente il termine greco “kairòs“, il momento propizio, giusto, opportuno. Tutto sta nell’accorgersi di questi momenti opportuni, pieni di senso, pieni di grazia, quando si presentano nelle nostre vite. Il tempo si ferma quando Sara dorme tra le mie braccia. Ma, propriamente, sono io che dormo tra le sue, perché è il suo sonno disteso che mi spalanca il kairòs, mi regala la totale serenità, la compiutezza dell’attimo perfetto, a-temporalizzato, tra una veglia e un pianto, tra un pianto e un pasto. Lei dorme, e io la guardo che dorme, senza tempo, e lei dorme dentro momenti pieni di senso e di grazia, sospesi; ed entrambi rimaniamo sospesi nelle braccia di un kairòs, tempo che ci accomuna e che scaturisce dall’incontro delle mie braccia con il suo sonno, o con il suo pianto.
(oggi prima visita nell’ambulatorio pediatrico. In un mese è cresciuta di un chilo e cento grammi e di 5 cm. Cresce sopra la media. Cresce bene.)