Motivi (4): l’estate come grammatica della luce

Il punto di connessione tra “Estetica dell’estate” e “Scrivere l’essenziale” è il tema della luce. L’estate si potrebbe qualificare, essenzialmente, come fenomeno ottico. L’estate è un periodo in cui la luce si espande, si fa protagonista del giorno. L’estate inizia con un affermarsi della luce (solstizio d’estate), quindi è solstiziale come natura prima. Ma, per paradosso, l’estate è pure il periodo in cui maggiormente viene vissuta (abitata) la notte. E nella notte estiva, cioè nel buio del periodo che è luce in modo quintessenziale, cosa si cerca? Si cercano altre luci (le Perseidi). L’estate è una grammatica della luce.

E stasera sulla Flaminia si vedeva la luna al primo quarto che affondava dentro una nebbia di nuvole, molto triste. La luna che perde luce. (TheWrecK – 20 agosto 2007)

Motivi (3)

Scrivere non è essenziale. Essenziale è il gesto che consente la scrittura. Anzi, il gesto è essenziale in quanto gesto. Il gesto come segno non può che essere essenziale, non ha confini se non quelli del segno che vuole esprimere. Il gesto significante è di necessità essenziale (assenso, dissenso…). Essenziale potrebbe essere tutto quello che precede lo “scrivere l’essenziale”. Oppure, l’essenziale potrebbe essere raffigurato meglio in una forma plastico-gestuale che non in segni scritti. L’espressività gestuale, mimica, come forma dell’essenziale.

Motivi (2)

L’essenziale non può porsi in modo gerarchico: quello che è permesso dal linguaggio comune (qualcosa più essenziale di altro, cardinalmente numerabile) non sta nel concetto. L’essenziale è, di per sè, quintessenziale. Quindi dovrei modificare il titolo dei prossimi anni in “Scrivere il Quintessenziale”? (magari ci penso, per la quinta edizione appunto). 

Motivi (1)

Se essenziale è tutto ciò di cui non si può fare a meno, è pur vero che il concetto risulta sempre sfuggente perché in se stesso aporetico: “essenziale” è tale per il non-essenziale, il margine, il bordo non necessario, il Caos intorno al Cosmo. Cioè, o si sceglie una via teologica (Essenziale/Assoluto) e metafisica, oppure l’essenziale potrà sempre e solo definirsi per sottrazione. Così l’essenziale, abbisognando sempre del margine, dello scarto, dell’inessenziale rispetto al quale potersi definire tale in se stesso, non sarà mai veramente essenziale. Questo è uno solo tra i tanti motivi per i quali è impossibile scrivere l’essenziale, nonostante io inviti tutti, ogni estate, ad inseguire tale scrittura.

L’essenziale in foto

Ma l’essenziale, sempre ammesso che si possa scrivere, si può anche fotografare? Di suo la foto-grafia già contiene qualcosa di essenziale, cioè la luce (phòs). La luce precede ogni forma di scrittura (fiat lux?), consente i colori e la visione, crea mondi. La luce scrive di luce propria, basta a se stessa. La luce è pre-verbale ma crea una grammatica verbale, linguistica. Quindi ben si presta alla nostra ricerca estiva dell’essenziale.

Scrivere l’essenziale, quarto anno

MatiteTorna il più esclusivo concorso di scrittura on line che l’estate conosca: Scrivere l’essenziale.

Il vuoto dell’estate, condizione necessaria e senza tempo, si autoregola in un frammento che parte oggi per estendersi in un istante lungo fino al 31 agosto. In questo spazio potrete cercare anche voi l’essenziale, se vorrete, scrivendo. Oppure potrete cercare di scrivere, essendo essenziali. A scelta.

Dromomanie estive

L’estate inizia per ognuno, come si sa, in un giorno diverso. Raramente e occasionalmente può anche coincidere col 21 giugno, ma più abitualmente si manifesta singolarmente e, soprattutto, imprevista. Stamani camminavamo sul lungomare di Viareggio quando, mi stavo voltando distratto dal baluginare di un riflesso sull’acqua, è iniziata l’estate. Intorno: costumi, facce abbronzate, tempo sospeso in attesa di senso.

Io ci metto sempre un po’ a decifrare l’estate. Con le altre stagioni è più facile. Ma l’estate è proprio, per me, la stagione “metafisica” per eccellenza. Non è un caso che “l’essenziale” lo si vada a stanare proprio nel vuoto dell’estate, credo. E’ la stagione del Tour, le strade vedono arrivare i cicloturisti, ritrovo lo spazio che mi è necessario per pensare meno, sempre meno, sempre meno, sempre meno, sempre meno…e quindi per scrivere.

Il ponte

immagine tratta da http://www.humberbridge.co.uk/C’è uno straordinario racconto di Kafka del 1917, “Il ponte” (Die Brücke): “Ero rigido e freddo; ero un ponte gettato sopra un abisso. Da questa parte erano conficcate le punte dei piedi, dall’altra le mani: avevo i denti piantati in un’argilla friabile. Le falde della mia giacca svolazzavano ai miei fianchi….(traduzione tratta da questo articolo).

Le immagini nette di quel racconto mi sono tornate alla mente ascoltando l’intervista ad una ragazza giapponese cieca, in uno degli affascinanti video realizzati da Alessandro W. Mavilio. Il concetto di “traduzione” come ponte tra le persone, quindi tra le diversità, ogni tipo di diversità. La sua intervista mi ha fatto rileggere il racconto kafkiano sotto la luce di una riflessione sulla possibilità/impossibilità di farsi ponte, di accettare e far accettare la propria singolarità/diversità.

La musica del futuro

Mauro, parlando di Cecità di Saramago in riferimento alla mia ricerca di un certo tipo di scrittura, dice: “Il libro sembra recitato da una sola voce sommessa, sembra una sola linea vocale questa scrittura“. Così mi fa venire in mente la voce sola della “musica del futuro”. Non quella di Enzensberger, bensì quella del solito LW: “Io non dovrei meravigliarmi se la musica del futuro sarà ad una voce sola*
La scrittura che si dipana in una linea sola è, dunque, un canto per voce sola.

Doporoma

knitted tieE raccontare la giornata di ieri è semplice. Faticoso sarà, invece, inserire un legame ipertestuale ad ogni nome di persona salutata, abbracciata, conosciuta. Ci provo. Intanto, per cominciare il resoconto, mi dico da solo di essermi comportato bene, ho detto le mie due o tre solite cosettine, Borges, l’essenziale, un paio di battute, e bla e bla. Ormai sto imparando a recitare la mia parte con naturalezza. Una sincerità recitata con precisione. Pare che, purtroppo, sia pure riuscito a farmi capire (a legger Luca Garosi, che ringrazio sentitamente). Pochi i biglietti autografi raccolti, ma va bene lo stesso. Ecco, ora parte la sfilza di legami (che sono ancora in grassetto finché non mi decido a sistemare il codice):

- alcune delle foto che ho scattato, qui.
- ho pranzato con le tre tigri, senza essere sbranato
- un gran bell’incontro, l’aver potuto abbracciare Wosiris
- e mentre facevo il serio una bella ragazza (sor)rideva ascoltandomi!!
- e come non ricordare il grande Samuele Silva (bella la mostra delle nostre foto, no?!)
- e il saluto al vincitore unico dell’essenziale 2006, presente in sala
- e il troppo poco tempo dedicato a Riccio e Flo
- ed il piacere di conoscere e ricordami le parole di Akio
- il viaggio in treno, tra letteratura e scherzo, col più grande scrittore pisano contemporaneo (alias persecutorio).

Un grazie particolare a Marina, a Leo (che ha “moderato” l’incontro moderandosi) e a Max (a prescindere)

Qui è possibile ascoltare l’audio del dibattito al quale ho partecipato.

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