
Il giorno di Ferragosto è il luogo ideale dove esercitare lo sguardo. Il giorno più vuoto del mese più vuoto dell’anno, è assimilabile a una “ucronìa”: il suo tempo è realmente alternativo al normale scorrere del tempo, è un non-giorno antonomastico il ferragosto, chiodo ferroso piantato sul calendario (così dicevo una volta). Ogni ferragosto mi mescolo ai turisti, con una maglia colorata, e faccio foto alla città in cui vivo, soprattutto alla piccola porzione di vicoli che circonda i monumenti, vicino casa, cercando di esercitare lo sguardo sul vuoto. Faccio foto col cellulare, senza nessuna abilità tecnica o velleità artistica, ma con una posizione teorica ormai piuttosto definita e consolidata negli anni: nel vuoto lo sguardo sovrappone meglio alcuni concetti alla realtà “percepita” e ne evidenzia altri, nascosti, astraendoli da particolari minimi e inosservati. E’ anche questo uno “scrivere l’essenziale”, perché la giornata del 15 agosto è realmente quintessenziale rispetto alla percezione del “Vuoto” e del Tempo che lo attraversano. E’ la giornata più inconsapevolmente “taoista” che abbiamo in Italia. Ed è in questo vuoto generatore e ascensionale che, non a caso, Maria viene “assunta” in cielo. E’ un vuoto che spinge, pneumaticamente, verso l’Oltremondano. L’urbanità, inoltre, diventa quinta scenica, bidimensionale (vedi anche l’episodio “In vespa” di Caro Diario, che è un paradigma efficace dell’attravesamento nel Vuoto ferragostano), schermo sul quale proiettare paure e desideri.



