Dopo l’anno sabbatico, ritorna Scrivere l’essenziale, il concorso estivo giunto alla sua quarta edizione. Molte le novità di questo anno: nuova composizione della giura, uno sponsor munifico (Simplicissimus Book Farm), il ritorno della sezione dedicata alle foto, la pubblicazione in pdf (con isbn) di una Antologia dell’essenziale, a settembre.
Nel frattempo, in tempi di Facebook, il mio blog rimane indietro rispetto alla vita come anche i miei diari su carta nei quali, sempre di più, dell’essenziale che mi capita non si trova traccia.
Il contenuto di un proprio argomento, o tesi, o posizione che dir si voglia, può determinare in modo stringente il modo in cui tale argomento viene espresso, manifestato, sostenuto? Credo di sì. In altre parole: si potrebbe sostenere un certo relativismo dei punti di vista in una modalità manichea o marcatamente ideologica? Penso di no. Questo comporta una mia naturale tendenza, cioè un tendenza interna, determinata logicamente, a non contrapporre “frontalmente” quel che penso su enne tesi (scrivere, poetare, giocare, stare in rete, comportarsi, agire, dire, fare, baciare, lettera e testamento…) rispetto a posizioni alternative, anche fortemente alternative, alle mie.
Per natura non riesco a essere spontaneo.
(M.C. Escher)
E la prospettiva mi pare ancora quella dell’alternativa tra una certa “urbanizzazione” della scrittura ed una “selvatichezza” della prassi diaristica. Il che non vuol dire che le due cose non possano alternarsi, mescolandosi. L’impressione è che ci siano limiti interni e vantaggi in entrambi gli atteggiamenti. L’albero categoriale che mi viene in mente qui proseguirebbe, poi, con “sottrazione” e “accumulo”. C’è chi scrive sempre meno, e chi scrive sempre di più. Il che non vuol dire che chi sta scrivendo sempre di più non stia, invece, procedendo per sottrazione, e chi sta scrivendo sempre meno, al contrario, stia procedendo per accumulo. Infine, l’ultima coordinata, che ancora differenzia gli incroci possibili delle precedenti categorie, sta nel rapporto con il lettore: la forma del “soliloquio a quattr’occhi” oppure il modello “Speakers’ Corner“. Attualmente, per me, sono queste le tre coordinate attraverso le quali identifico le scritture che incontro sul web.
L’idea che il quintessenziale si dia come risultato di una ricerca, di uno sforzo ricompositivo, ma anche di un gioco di abilità, mi pare un trovata davvero geniale.
Grazie Matisse!
Le scuole ricominciano, si premiano gli scritti dell’essenziale, le bici continuano a conquistarsi la loro libertà attraverso l’abbandono: è sempre settembre.
Ho spedito questa foto (che risale all’agosto dello scorso anno) al concorso estivo di Samuele. (Pare che, per regolamento, debba fare pubblicità qui a Rebelio e ad Apogeo. Mi adeguo volentieri, perché la foto mi pare vincitrice a priori)
In cerca di una colonna sonora per l’Estetica dell’estate, ho trovato un brano suggestivo di Salvatore Bonafede, tratto dall’album “Ortodoxa“. Il brano s’intitola “Fellini” (ram) e racchiude, a mio orecchio, quel sentimento malinconico di “commiato” tipico della fine dell’estate - o dell’estate della fine, o dell’estate come “fine” -
Nella tavolozza di Georg Trakl l’estate è talvolta associata la colore “verde”. Ma è anche la stagione, così mi pare, dell’illusione: l’illusione che la vita possa riservare davvero qualcosa di “vivo”. L’estate ci illude salvo farsi poi “silenziosa” (”L’estate verde si è fatta /Silenziosa, il tuo volto è cristallo…). Quindi inserirei di diritto, nella “Estetica dell’estate”, l’analisi della poesia di Trakl “Sommersneige” (Declino d’estate) di cui riporto alcuni versi:
Inutile speranza della vita. La rondine
Già in casa si prepara alla partenza
E il sole cade sulla collina;
La notte è lì per fare il suo viaggio tra le stelle
(Sommersneige, da “Sebastian in sogno” in G. Trakl, Poesie)
Il punto di connessione tra “Estetica dell’estate” e “Scrivere l’essenziale” è il tema della luce. L’estate si potrebbe qualificare, essenzialmente, come fenomeno ottico. L’estate è un periodo in cui la luce si espande, si fa protagonista del giorno. L’estate inizia con un affermarsi della luce (solstizio d’estate), quindi è solstiziale come natura prima. Ma, per paradosso, l’estate è pure il periodo in cui maggiormente viene vissuta (abitata) la notte. E nella notte estiva, cioè nel buio del periodo che è luce in modo quintessenziale, cosa si cerca? Si cercano altre luci (le Perseidi). L’estate è una grammatica della luce.
E stasera sulla Flaminia si vedeva la luna al primo quarto che affondava dentro una nebbia di nuvole, molto triste. La luna che perde luce. (TheWrecK - 20 agosto 2007)