Roghi simbolici

La bici è sempre un simbolo, da qualunque angolazione la si voglia guardare. Così, tra le molte foto che descrivono la terribile repressione in atto in Tibet, ce n’è una che mi ha colpito e che mi pare di aver visto ripresa anche sui giornali: un rogo che accomuna rottami di biciclette e bandiera cinese. Due simboli disfatti.

Profilo di scrittore (2)

…se abita in piccolo centro conosce tutti i concittadini, viene salutato sul corso, riceve uno sconto del 20 % in buona parte dei negozi; se abita in una metropoli cerca di collezionare contatti utili tra giornalisti; incrocia sempre almeno una fan sfegatata via web; facilmente viene invitato a fare una trasposizione teatrale (o cinematografica) della sua narrativa; oppure viene invitato a scrivere ex novo qualcosa di teatrale (dialoghetti, sperimentazioni d’occasione, anniversari…); tiene una rubrica su un settimanale/mensile; ama parlare d’altro (cucina, arredamento, moda, sport…); nelle foto guarda sempre in camera e fa una smorfia oppure uno sguardo intenso, da scrittore;  ama inventarsi una biografia fittizia per le interviste; di solito è nato tra il primo gennaio 1970 e 31 dicembre 1985; il suo esordio è sempre salutato come quello di una “voce originale”.

continua…

Travel trash

Chissà se adesso
la lisca che lasciasti
in quella cena lieta a Piedigrotta
riposi lieve a Peccioli,
terra di conversioni
dal gramo al grano,
(rumenta, ma nutre)
oppure attenda sepoltura
là dove fu pescata.

(tratto da Travel trash)

…fondata sul lavoro

Mio nonno materno lavorava in un acciaieria. Che arrivare in treno a Piombino, da piccolo, mi sembrava di attraversarla, l’acciaieria; come se la città fosse tenuta prigioniera da quello stabilimento. Lo stabilimento decide se puoi entrare in città, ti fa passare, tra i suoi fumi, tra il suo rumore, tra la sua polvere di ferro. Lo stabilimento fa la città, le dà forma. Una porta d’ingresso dell’inferno, al quale tu poi non arrivi, perché cambi strada, torni alla civiltà, al mare, magari vai al porto ad imbarcarti, vai in vacanza, sull’isola o ovunque tu voglia va bene, lungo la costa. Un conto è attraversare le braccia dello stabilimento che stringono l’ingresso città, un conto è riuscire a lasciare lo stabilimento da pensionato, uscire vivo da quelle braccia. Mio nonno riuscì a diventare un pensionato. Oggi, invece, alcuni miei coetanei, anche loro lavoravano all’inferno, non sono sopravvissuti ad uno stabilimento; non l’hanno attraversato come facevo io, da bambino, in vacanza, stupito dal rumore, dal fumo, dall’odore. Lavoravano. Sono morti così, fusi nel lavoro.
In questa bella Repubblica fondata sul lavoro.

Appello al cappello

Il mio amato berrettinoI primi freddi richiamano in servizio, ogni anno, un berrettino inglese in tweed, di cui io vado fiero, acquistato alcuni anni fa a caro prezzo in un negozino specializzato del centro.
- Mica vorrai uscire anche quest’anno con quel coso in testa? -
- Perché no? -
- Perché non hai ancora settantanni. E’ decisamente presto -
- Guarda che è bellissimo. E poi non mi curo delle apparenze e delle mode -
- Contento te. Ma ti sei visto? Credi ti faccia un’espressione intelligente? -
- Non ho bisogno che il berrettino dica alcunché. A me piace…così -
- Un giorno te lo brucio -
- Guarda che faccio un sondaggio di gradimento tra i lettori e, soprattutto, le lettrici del blog! -
- Ci vuole un bel coraggio… -

Pontedera wandering

Eppure deve esserci una differenza specifica tra “vagare” e “girovagare”. E se non c’è occorre inventarla, istituirla, ognuno per sé. Oggi avevo tre ore di tempo per girovagare a Pontedera, tre ore di tempo libero o, meglio, occupato dalla necessità di far niente: aspettando. Un pomeriggio da riempire vagando. A me non piace vagare. Né girovagare. Read the rest of this entry »

Tentativo di categorizzazione provvisoria degli stili

E quindi avrei identificato, ad oggi, quattro coordinate attraverso le quali individuare lo “stile generale” della scrittura di un blog. Ogni coordinata è costituita da una coppia di concetti, due poli semantico-concettuali, ai quali accostare, come per attrazione magnetica, il tipo di immagine che ogni modo-blog offre di sé. Vediamo, quindi, quale griglia di categorie può venir fuori da queste quattro polarità. Read the rest of this entry »

Schede di memoria delegata

Stamani volevo mettere su la foto che sta nel post precedente. Non avendo i soldi per inviarmela come mms alla mia mail (metodo antieconomico che usavo di solito) ho dovuto togliere la scheda di memoria dal cellulare per passarla nel pc. Ho tolto la microschedina sd, l’ho messa nel suo adattatore che la rende una scheda sd, ho messo la scheda nel portatile della con-sorte, ho salvato tutte le foto, ho trasferito tutte le foto nella mia pennina di memoria, da questa le ho trasferite sul computer fisso, dal pc ho scelto quali mettere su flickr, e da flickr quella che volevo sul blog, anche se avrei potuto caricare direttamente senza passare da flickr, ma poco importa. Read the rest of this entry »

Iper Outis, gran risparmio

carrello_spesa.jpgMolti anni fa, quando mio fratello era bambino, gli raccontavo una specie di Odissea rivisitata (la “Nineide” di cui, così mi dice, lui conserva pure mie tracce scritte…) che lo vedeva protagonista di epiche e ridicole avventure. In quella specie di fiaba che gli raccontavo, l’immagine della fuga di Odisseo dalla caverna del Ciclope avveniva a bordo di carrelli della spesa. L’immagine ritorna, oggi, nella terza puntata di una mia esplorazione poetica sui “centri commerciali”.

La prima puntata era un Ode all’Iper, giocata sulle molteplici varianti del prefisso greco all’interno di un Ipermercato. La seconda, dal titolo “Iper”, riguarda la sinfonia dei lettori ottici delle casse (e si trova a pag. 71 di un libretto in pubblicazione…). La terza, e conclusiva, aggiorna il mito del Ciclope: non sarà l’astuzia a renderci salvi dai Giganti della Grande Distribuzione, ma una salvezza illusoria e condensata nell’espressione “credito al consumo”. Leggi ” Iper-Outis Gran Risparmio

Natale ad Ottobre

Babbinatale ad ottobre

Una lunga consuetudine di osservazione e scrittura mi lega alle manifestazioni natalizie anzitempo ed al tema dei babbinatale da appendere sui balconi. Ecco, ci risiamo. La foto qua sopra è stata scattata il 20 ottobre dentro un ipermercato. Buon Natale!

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