
Questo pomeriggio ero in strada, qui a Pisa, dentro al corteo della manifestazione “Se non ora quando”. Era molto tempo che non partecipavo ad un corteo, sono pigro e vagamente disincantato, ma questa volta mi pareva realmente necessario esserci, e volevo anche rendermi conto dall’interno sullo stato di salute del senso etico/estetico del paese in cui vivo. Ne ho ricavato sensazioni contrastanti. Da un lato, grande soddisfazione per il gran numero di persone che hanno sfilato insieme, in un’atmosfera di grande civiltà, impegno, bellezza: la gioia concreta di ritrovarsi accanto a persone che hanno in comune un’idea di dignità della donna (o delle persone), dignità della politica, dignità di una nazione; e anche un’idea alternativa dei rapporti uomo/donna, dei rapporti che gli individui coltivano tra loro all’interno di una società sessuofoba e maschilista, ipocrita e fintamente moralista. E l’etica? e l’estetica? Perse. Per molti. Oggi il corteo, un fiume di persone lungo il corso e poi fin sotto la torre, colori, ombrelli rossi a bucare un pomeriggio grigio e piovoso, a tratti era, per me, commovente. Perché la bellezza, ogni bellezza, commuove quando la incontri. E il corteo di oggi era semplicemente bello, come le persone che ci stavano dentro. Conversando con l’amico Simone, però, esercitavo il sempre citato e gramsciano “pessimismo della ragione” e mi dicevo internamente: ci siamo fatti scivolare addosso, “noi” italiani, le leggi razziali, figurati la satiriasi di un vecchio malato che tiene in ostaggio la democrazia. L’altra sensazione che provavo oggi, cioè, era quella di attraversare non un movimento di massa (e chi li hai mai vissuti i movimenti di massa tra i nati negli anni settanta?) ma -PURTROPPO!!- una sensibilità etico/estetica minoritaria ed elitaria. Vedevo la famiglie, sì, riconoscevo pure vecchi parrocchiani, moltissimi professori universitari, pensionate, giovani ragazze e ragazzi, e ritrovavo esatti i volti belli del “noi”, mentre occhieggiava sopra di noi sfilanti, appostato alle sue finestre, il solito arcitaliano di sempre; alla finestra in senso figurato e letterale. Un milione di persone (o quel che sarà, il numero non conta) civili che sfilano in centinaia di città italiane, il “noi”. E’ il noi di sempre? Io spero non sia così, che la mia sensazione “minoritaria” sia sbagliata, che tutto questo davvero sia l’inizio di un cambiamento (e i girotondi? e la “società civile” che nel ’96 fu calamitata dall’Ulivo?). Perché quel “noi” non è un sentimento di massa, ma è una corrente che appartiene alla società, la attraversa e semplicemente – in modo periodico – manifesta il suo disagio, il suo dissenso, la sua alterità. Un’intera visione del mondo sta custodita nelle modalità con cui si vivono i rapporti tra i sessi o, meglio, tra i generi. Così, io spero che quando mia figlia sarà maggiorenne possa vivere in una società dove i valori, le passioni, le idee che animavano i cortei di oggi siano senso comune, sentimento di massa, e non sensibilità etico/estetica minoritaria.
Alcune foto che ho scattato lungo il percorso
Videointerviste realizzate da Pisanotizie.it