La raccolta differenziata sta facendo passi da gigante, e in alcune realtà urbane non ci si accontenta più di separare organico, carta e plastica. Al servizio di recupero a domicilio degli ingombranti, divani consunti, lavatrici scassate, monitor monocromatici, reti senza doghe, materassi bucati, poltrone gialle damascate, cucinotti e tavoli in fòrmica (la fòrmica, come avrete notato, è la regina dei rifiuti ingombranti lasciati per strada a impreziosire sotto l’acqua…), si è aggiunto, in certe città, un innovativo sistema di smaltimento rifiuti: gli ingombranti emotivi.
La sera, così, chi vuole può uscire dal portone di casa e depositarvi lì accanto, sul marciapiede: i sensi di colpa, le remore, le timidezze paralizzanti, le compulsioni, le paure irrazionali, i complessi, le rimozioni consapevoli e quelle inconsapevoli, le rabbie represse, gli egocentrismi, le dipendenze, le immolazioni, le rinunce, i meccanismi di copertura, i falsi ricordi, gli incubi, i Sé divisi e indivisi, i pezzi dei puzzle identitari di cui si è perso il disegno, o di cui non si è mai avuto un disegno di riferimento, le auto-aspettative deluse, le etero-aspettative castranti, i rimorsi, i ricatti morali, quelli affettivi, i postumi da genitori anaffettivi, le manie, le frenesie, le ansie e le angoscie di varie taglie e colori, i “calcoli renali” dell’inconscio, le reti arrugginite del subconscio, i cardini cigolanti del Super-Io…
Sarà poi sua cura, sempre per chi vuole e, soprattutto, riconosca di avere “in casa” degli ingombranti emotivi, appoggiare un cartello, o un pezzo di carta, sopra la massa di cui si è deciso di disfarsi, cartello indirizzato alla Federazione Rifiuti Emotivi Urbani Domiciliari (F.R.E.U.D.) che l’indomani, o nei giorni a seguire, passerà a ritirarli con un apposito camioncino, guidato da abili psiconetturbini, in guanti gialli disneyani, per “conferirli in discarica”. Nessuno, di norma e a ragione, per la famosa regola NIMBY, vuole avere nelle sue vicinanze una discarica di ingombranti emotivi. Non perché siano maleodoranti, no. Gli ingombranti emotivi non emettono odori, se ne possono stare dove stanno, in casa, quieti e silenziosi, mimetici e inerti, per una vita intera, per molte vite intere, traversando alberi genealogici completi, come arazzi appesi al muro che osservino il susseguirsi delle generazioni. Ma sono tossici, altamente tossici. Appartengono, per intenderci, alla categoria dei “rifiuti speciali pericolosi“, come i solventi, gli oli esauriti, gli scarti dei processi chimici o di raffinazione del petrolio. Perché prima di portare fuori dal portone di casa un ingombrante emotivo c’è sempre una qualche forma di “raffinazione chimica”, rinnovamento, di se stessi. E certi ingombranti oppongono pure resistenza, si attaccano agli stipiti delle porte mentre tu cerchi di farli uscire fuori. Poi dalla finestra, una mattina qualsiasi, vedi il camioncino che se li porta via. E inizi a stare meglio.
Aggiornamento:
Brunella/Flounder mi ricorda che anni fa, durante Scritture di Strada, venne realizzato proprio uno “smaltimento rifiuti” simile a quello descritto qui. Doveva essere stato un ricordo inconscio, quindi, quello che mi ha fatto scrivere. Ecco una foto del riciclo di materiali rischiosi, ed un’altra, analoga, realizzata a Torino.