Quando la pubblicità utilizza, decontestualizzandole in modo prepotente, le colonne sonore del cinema io storco sempre un po’ il naso. Va bene, ci vuole poco a farmi storcere il naso, soprattutto quando si parla di musica, codici, linguaggi, segni, significati, comunicazione. Forse, quindi, sempre. Capita che l’ultimo spot della Parmalat, ad esempio, questo qui, utilizzi una marcetta tragica e famosa di Nino Rota come jingle pubblicitario. La versione utilizzata è quella proposta recentemente dagli Avion Travel in un loro album dedicato integralmente alla produzione del grande compositore (sul quale consiglio il bel volume+cd “L’undicesima musa“) delle musiche di molti film di Fellini. La marcetta “Bevete più latte” appartiene ad un episodio del film “Boccaccio ‘70″, “Le tentazioni del dottor Antonio“, per la regia di Federico Fellini. La mia idea è che se vi è un caso per il quale quel motivo musicale non potesse davvero essere usato è esattamente uno spot pubblicitario di un produttore di latte. Cerco di dire brevemente il perché. Leggi il resto » Bevete più latte, ma consapevolmente
1. Bevete più latte, ma consapevolmente
28 Ottobre 2009
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2. Le primarie, un classico d’autunno
25 Ottobre 2009

Mi piace mostrare la mia ricevuta di voto alle primarie del PD di oggi. Ricordo che nell’ottobre di 4 anni fa, con un mal di schiena che mi piegava in due, non mi faceva dormire da un mese e a causa del quale mi reggevo in piedi per non più di pochi passi, andai a votare (mi trascinai eroicamente al seggio…) Romano Prodi, alle prime primarie nazionali che ci capitava di sperimentare. Stare in mezzo al cosiddetto “popolo delle primarie” è sempre piacevole. E’ un tipo di italiano, quello che ci incontri, che mi piace. Sarà pure un po’ idealista e ingenuo, fa tenerezza. Facciamo tenerezza. Ma è quel tipo di tenerezza che serve ancora alla democrazia. Con tutti i limiti del meccanismo, dello Statuto, di come ci siamo arrivati, di come ci sono arrivati i tre candidati con le loro storie e identità politiche e i rispettivi limiti, a me ritrovarmi in coda, coi miei due euro, per votare…rincuora ancora.
Così, mi piace mostrare la ricevuta del mio voto, la mollettina verde “Ci tengo”, con dietro i tre candidati alla segreteria del PD. Ho preso i primi tre pupazzi che erano sparsi in salotto, per rappresentarli plasticamente nella foto, ma poi mi sono accorto che erano perfetti! Che sono proprio loro tre! L’asino Iò, un Teletubbies di cui non ricordo il nome, e Hello Kitty. Per la cronaca, io questo pomeriggio ho votato Hello Kitty, perché si sa già da tempo che avrebbe vinto Iò, e allora ho preferito stare dalla parte dei perdenti (con tutto il rispetto per Iò, che è stato un ottimo ministro; il Teletubbies, invece, è una gran brava persona, va benissimo per “tante coccole”, ma guidare un partito di massa è tutto un altro paio di maniche. Sempre che il PD riesca a diventarlo, prima o poi, un partito. E di massa)
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3. La foto primaria
21 Ottobre 2009
La tesi è che esista per ognuno una foto, scattata nell’infanzia, che sia in grado di rivelare i tratti completi, psicologici, esistenziali, del “carattere” della persona raffigurata in relazione alla sua vita futura, ad ogni sua possibile vita futura. Una sorta di “DNA per immagine” che traduca e tradisca la natura più intima della persona che quel bambino, quella bambina, raffigurato/a (in un giorno dato e in una circostanza casuale) diventeranno. Ovviamente questa è una mitologia, e come tutte le mitologie è molto suggestiva. Ma è anche un genere molto consolidato di indagine semiologica: analizzare, “leggere” una fotografia, e in particolar modo un ritratto (a partire da “La camera chiara” di Roland Barthes su tutti, nel quale si trova appunto l’analisi paradigmatica di una foto d’infanzia della madre di Barthes stesso. Per una ricostruzione delle riflessioni teoriche recenti sulla fotografia vedi “Le idee della fotografia” di Claudio Marra). Qui io penso anche ad una famosa foto di Kafka da bambino (vedi Wagenbach), e poi anche a una di Nanni Moretti (mi pare con un’espressione tristissima, in un vestito da Carnevale…ma non riesco a ricordare in quale film, forse Palombella Rossa o uno successivo…). Queste riflessioni mi sono state suggerite ieri da un breve scambio di battute con Anna, a partire dall’analisi di una foto di lei bambina in analogia/contrasto con una sua immagine recente. Leggi il resto » La foto primaria
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4. Via Primo Maggio, Piombino
14 Ottobre 2009
Questa sera, mentre addormentavo Sara, sono stato preso da una nostalgia dei miei nonni materni, Gino e Amelia, che non ci sono più ormai da diversi anni. Questa nostalgia ha preso la forma di un indirizzo di Piombino, Via Primo Maggio, quello dove abitavano e dove sono andato a trovarli per una vita, la mia, finché loro sono stati in vita. Mentre addormentavo Sara vedevo la strada, la vedevo come da un elicottero; è una cosa, questa, che mi è sempre capitata, ben prima che l’esistenza delle mappe di Google ne fornisse esperienza consueta e quotidiana: immaginare strade di città che conoscevo, così, come in visione dall’alto, come per immaginare cosa vi stesse accadendo in quel momento, con quale luce. Memoria e immaginazione costituiscono da sempre eccezionali webcam sul mondo, a pensarci bene. Insomma, stasera mi guardavo via Primo Maggio un po’ dall’alto, guardandola da Nord verso il mare, come per chi arriva in città dalla strada provinciale, e non riuscivo più a ricordare il numero civico dei nonni (62? 64? mi pare il 64…ma non ci giurerei, magari poi mia mamma passa di qua e lo lascia scritto in un commento).
Immaginare quella strada, e ricercare nella memoria quel civico di Via Primo Maggio, era un modo di andare a trovare Gino e Amelia nella mia memoria, ma anche nella mia anima, e di stare un po’ con loro. Rimango sempre convinto dell’esistenza potente di questi “stradari della memoria”, una toponomastica che condensa anni e anni di vissuto ed emozioni (le mie vacanze estive dell’infanzia, gli orecchioni d’agosto, le stelle cadenti in Piazza Bovio, le visite periodiche a salutarli quando ero studente universitario, le paste acquistate all’inizio della strada, il barattolino di gelato, la struscia e la zuppa che faceva nonna, i parenti buffi, le scale faticose da fare, il divano letto, le partite di calcio in tv con mio nonno, le malattie, i pianti, i sorrisi, i regali di Natale, i saluti finali ai corpi ricomposti sui letti). Ecco se dovessi dare un’immagine dell’anima userei sicuramente una metafora di tipo topografico, stradale, urbano, come città stratificata su altre città, pre-esistenti, come mappa di stati mentali, ricordi, sensazioni, pensieri.
Visualizzazione ingrandita della mappa
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5. Il Gran Rifatto
23 Settembre 2009
Il titolo di un libro di Marco Belpoliti “Il corpo del capo“, libro che consiglio a priori, prima di averlo letto, mi ha fatto tornare in mente alcune mie considerazioni sul “Cavalier Bisturoni” che scrissi quasi 6 anni fa, all’indomani di un suo intervento di blefaroplastica. La mia tesi era, in sintesi, che il suo corpo privato si faceva meteriale pubblico, plasmabile, come ultima frontiera della body-art, la nuova politica come body art. Molto cerone è passato sotto i ponti da allora, il corpo della società italiana ha seguito, solo parzialmente, il disfacimento del corpo “politico”, e la nostra memoria collettiva, cortissima come sempre, non è quasi più in grado di registrare gli slittamenti etici ed estetici che le vicende di Bisturoni hanno inflitto alla nostra vita comunitaria e alla sua rappresentazione pubblica. Il tema del corpo, dell’uso dei corpi in “politica”, si è riproposto poi con il caso “escort” (folgorante per me rimane lo spot che Anna ha immaginato: “Perché. L’altrogiorno che percorrevamo, coi bambini, la murgia in bicicletta, fra seccume, vigneti a tendone e alberi di fico, mi facevo in testa una specie di spot pubblicitario delle bellezze della regione, che alla fine finiva con: puglia, terra di escort.” tratto da qui), allargando la riflessione a considerazioni più generali sul rapporto tra generi e sull’uso del corpo femminile (vedi l’esperienza del documentario “Il corpo delle donne“)
Ripropongo qui, così, il mio articolo del 2004, Il cavalier Bisturoni, la politica come body art, perché mi pare dica ancora, a distanza di anni, qualcosa di interessante sul tema. Leggi il resto » Il Gran Rifatto
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6. In estate
9 Settembre 2009

Dagli antri viaggianti, scatole del tempo che allentano il giorno e la notte in una linea continua fatta di acqua, balene cariche di auto e nostalgie, discendono viventi di tutte le specie, ognuno con la sua storia da raccontare e le eliche genetiche da rimescolare; e la storia la leggi negli occhi, più di ogni parte dedicata al comunicare di sé, e non perché siano “specchio dell’anima” ma perché filtrano ogni parte che accogliamo del mondo. Un mondo che, per quanto grande sia da esplorare, saprà sempre appaiare i cammini, misurare le distanze e le vicinanze dai nostri affetti, reti complesse, famiglie centrifughe e centripete. E non c’è luogo che sia abbastanza distante per ritrovare se stessi, come il luogo dove già ci si trova, come il tesoro nascosto sotto la stufa di casa; perché è il terreno che ci dà fondamento, e ci tiene a sé con le sue regole newtoniane, e ci racconta la equa ragione dei nostri piedi: uno sarà stanco come l’altro: quando la dolcezza si nasconde, e l’essenziale è visibile agli occhi, non ci resta che fermarci col naso all’ingiù, per guardare il tempo che ci bagna, ci cambia, ci aspetta. E aspetta che riemergano i ricordi, quando scende la marea delle emozioni momentanee, mentre dormiamo con la pancia a contatto con la madre terra che ci protegge e genera, e raccogliamo i segni che si dispongono per caso volendo leggerci un disegno di segno positivo.
(commenti all’album fotografico “In estate” di M. Giulia Berardi)
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7. Appunti prima che agosto finisca
18 Agosto 2009
Intanto spero di andare al mare nel pomeriggio, dopo il lavoro, dopo la merenda di Sara, sperando che lei non voglia tornarsene subito a casa come domenica mattina. Intanto, la sera, sono a metà strada dentro “L’eleganza del riccio” (che leggerlo dopo due romanzi di Simenon non è fare un gran favore all’autrice…) e devo ancora capire dove funziona bene e dove si inceppa (per me certe sintesi di storia della filosofia che fa Renée, come anche il rivolgersi diretto al lettore, lo inceppano un po’, ma starò a vedere…). Intanto ho diversi progetti di scrittura aperti e non so se sarò capace di portarne a termine almeno uno. Forse sarebbe meglio non aver nessun progetto aperto, o averne uno solo e unicamente dipendente da se stessi. Meglio ancora: nessun progetto di scrittura aperto, nemmeno dipendente unicamente da se stessi, come risultato di nessunissima “volontà di scrittura” (che mi pare di avere capito possa essere una delle forme che prende la parola “libertà”). Intanto “nessunissima” mi pareva stesse meglio di “nessuna” o “alcuna”, e anche questo vorrà dire qualcosa del momento, cioé del “prima-che-agosto-finisca” (che è il mese più lungo dell’anno, ovviamente) e che arrivi settembre, quando tutti inizieremo a magnificare, come sempre, le doti di settembre (”Ma vuoi mettere le vacanze in settembre!?”, “Guarda, è ancora estate e non c’è tutta quella confusione, spendi meno, trovi tutto…”). Intanto spero che settembre porti un po’ di “nolontà di scrittura” e di leggerezza.
8. A Santa Fiora
4 Agosto 2009
Mi capita poi di dirgli, a Simone, quando ci vediamo, sempre le stesse cose. Anche l’altra notte a Santa Fiora, che il suo tesoro in banca è l’avere un mondo poetico originale, riconoscibile e solo suo. La memoria funziona così, allora se ti metti a raccontare una cosa che hai vissuto insieme ad un amico vero, Massimo, lasci da parte la cronologia di quello che è stato, procedi a salti, per condensazioni di frasi e momenti. Perché l’albergo era davvero surreale, o lo era perché l’avevo scelto io senza vedere nemmeno una foto. Ma il parcheggio era bellissimo! E se vuoi parlare tutta la notte di vita e dei pensieri che hai, con un amico, va bene anche una locanda un po’ surreale. Che tanto noi siamo fan di Duchamp. E abbiamo pure poca forza nelle braccia: “Anche tu non avevi messo bene l’alimentatore del navigatore nell’accendisigari!??”
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9. Appunti prima che luglio finisca
25 Luglio 2009
In pochi metri, stamani, nel perimetro di Piazza Santa Caterina, ritrovo ben 3 infelici. Mi invento sempre che siano segnali per me, questi ritrovamenti, questo riproporsi casuale delle infelici. In realtà la realtà parla un altro linguaggio. Quest’anno ho seguito in tv il Tour, dopo diversi anni che non lo frequentavo. In più, la sera, prima di dormire, ho letto “La fiamma rossa” di Gianni Mura, bellissima raccolta dei suoi articoli migliori sul Tour de France. Il libro me l’aveva regalato mio padre nel Natale scorso, e nella dedica faceva riferimento alla mia “vena poetica” legata alla bicicletta. In verità non penso di scrivere più di bici. Ho sviluppato una certa allergia a tutto quanto colleghi scrittura e bicicletta. Ma è un’allergia benefica. Mi consente una distanza critica maggiore. Altri intanto proseguono la strada di bici e poesia (vedi ad esempio “I soliloqui del passista“). E poi da quando mi hanno rubato la bici vivo in uno stato di cittadinanza dimidiata: non sono più pienamente io. Leggi il resto » Appunti prima che luglio finisca
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10. Il fascino della divisa
31 Marzo 2009
No, non scriverò, come il titolo parrebbe alludere, della seduzione delle donne separate. Piuttosto, alla lettera, della deriva para-militare, da regime-soft, che si è affacciata all’interno di un mio sogno di qualche notte fa, proprio dopo aver ascoltato, prima di prendere sonno, un po’ del discorso del premier alla parata fondativa di questo nuovo (?) movimento populista-mediatico che così bene interpreta i desideri, i sogni, le speranze e le paure (metus e spes, spinozianamente) degli italiani. Prima di raccontarvi cosa ho sognato riutilizzo una citazione di Pontiggia che mi è sempre piaciuta molto, proprio perché un tempo, più di adesso, avevo l’abitudine di trascrivermi i sogni in un quaderno (a mia futura memoria e auto-decifrazione) e non inseguivo il prossimo perché li ascoltasse. Anche se mi piace, d’altro canto, ascoltare i sogni altrui e inventarmi spiegazioni da offrire (sul tema poi ci sarebbe da citare tutta la critica di LW all’interpretazione dei sogni di Freud, oppure il ruolo dei sogni e della trascrizione dei sogni nell’opera di Kafka ma è tutta un’altra faccenda….) Leggi il resto » Il fascino della divisa