L’idea è che, sempre più spesso, al proliferare degli scambi di comunicazione sintetica e breve (sms, mail, twitter, status di Fb, commenti etc.) si vada incontro ad un aumento di “incidenti” comunicativi: ci parliamo di più, è vero, ma ci fraintendiamo con più frequenza e probabilità. Ecco allora l’idea di un modulo di constatazione amichevole: ci si ferma, un momento, sul bordo della strada conversazionale (immersi come siamo permanentemente in autostrade conversazionali, digitali e non) e ci si spiega nelle rispettive ragioni: io venivo da destra, tu forse avevi la visuale semicoperta, e non potevi vedere e così via. Fermiamoci un attimo e spieghiamoci. Non sempre accadono incidenti, per fortuna, e il senso viaggia spedito tra un emittente e l’altro nei multicanali che il presente ci offre. Ma cosa genera questi incidenti, scarti di comprensione, misunderstanding, fraintendimenti inattesi, equivoci (aequi-vocus, le voci uguali nei bit)? In genere, io credo, siano dovuti a una mancata conoscenza/comunicazione degli elementi di contesto. Concentrati – o spinti – nella produzione/ricezione di significati, ci dimentichiamo a volte di specificare il contesto nel quale quel significato è collocato. Con contesto intendo sia un “ambiente semantico”, o un codice (sto facendo una parodia, sto usando un linguaggio tecnico, sto giocando, sto scherzando, sto citando qualcuno…) sia un “ambiente fisico” (sono al cesso, sono in autostrada e scrivo sms mentre vado a 150 orari, sono in coda alle poste e controllo fb sul palmare, rispondo al telefono facendo acrobazie…).
Se ci pensate, la forte spinta all’uso dei social network “in mobilità” (spinta di mercato, di media, strumenti/stili di vita, bisogno indotto ma anche gadget sottocutaneo) è esattamente una totale rimozione del contesto: tu puoi (devi) comunicare ovunque ti trovi e qualunque cosa tu stia facendo. Il contesto non conta, non conta comunicarlo né allegarlo ai significati in alcun modo. Facebook segnala quali messaggi, elementi, provengano da un “caricamento” tramite “Facebook mobile” (o facebook per Iphone) ma anche quella specifica, alla fine, funziona da spot permanente, allusivo, suadente, verso un preciso utilizzo del mezzo, estensivo. La mia tesi, detto in breve, è questa: possiamo dirci tutto, sempre, in ogni istante e da qualsiasi contesto. Ma le possibilità di “capirci”, di “com-prenderci”, mi pare, diminuiscono drammaticamente, col passare del tempo. Da qui l’idea del modulo per gli incidenti comunicativi. Ci fermiamo un momento a parlare e ci spieghiamo: dunque, io venivo da destra, avevo la precedenza, ma forse tu in quel momento avevi la visuale coperta, o forse eri tu che avevi la precedenza e io non me ne sono accorto…

