Cicli d’ombra

cicli d'ombra

La bicicletta, soggetto ideale per fotografia e poesia, oggetto poetico e fotogenico in sé, è il mezzo più adatto per attraversare la vita perché farà sempre scegliere ai tuoi occhi la velocità con la quale osservare il mondo. La bicicletta è un dialogo di forme tra pieni e vuoti, una meridiana ambulante con la quale misurare il tempo che scorre, quello della memoria individuale e quello dell’accelerazione globale. Per chi ama pedalare con lentezza, il 31 gennaio alle 17.30 alla Libreria Trame, ci sono le foto di M.Giulia Berardi e le mie poesie. 

Il rigorista indianizzato

Potremmo dire, allora, che “La persecuzione del rigorista” è, in realtà, una sottile allegoria sul rapporto tra creatore e creatura: “…e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male“, recita il “Padre Nostro”. Il racconto di Ricci è l’esatto rovesciamento di questa parte del Padre Nostro. Una specie di teorema, geometrico, per rovesciare la preghiera più essenziale della cristianità. Perché Dio dovrebbe indurci in tentazione?

L’interpretazione completa del rigorista è oggi pubblicata su Nazione Indiana. Tra l’altro, rimasticando in testa il titolo del libro di Luca, e dopo aver letto la recensione del volume “Storia della castità“, ho pensato che “La persecuzione del rigorista” funzionerebbe anche bene come definizione della parola “sesso”.

Sestadicopertina

Un grazie a Roberta Minghetti per aver ospitato su Sesta di copertina il videoclipoetico che Simone aveva dedicato ai Versi ciclabili.

Sarzanae me genuit

foto di Sauro Meini, LR e MP a Sarzana

Vado a prendere LR davanti alla stazione di P. Lui ha dormito poco per scrivere un soggetto cinematografico, io ho dormito poco per la piccolina. LR tiene il mio prezioso librettino nella tasca posteriore dei pantaloni. Indossa un’ampia Lacoste nera, a maniche lunghe. Il cielo è scuro. LR porta occhiali Fendi. Pioviggina. Prendiamo l’autostrada da P a S. Non c’è traffico. Arrivati a S LR necessita di un pacchetto di Diana azzurre. “Può darmi anche un accendino azzurro?” chiede al tabaccaio. “Così va bene, fa pan dan?” gli dice quello. “No, questo colore ce l’ho già. Magari un altro punto di azzurro…”. Quello lo accontenta, compassionevolmente. Usciamo. Prendiamo due cappuccini e due brioche vuote nell’attesa che inizi la presentazione. Piove. Piove sui cappuccini, e sui libri, sulle diana azzurre e sulle brioche vuote. Read the rest of this entry »

Blu oltremadre

copertina del libro Blu oltremadre di Iaia de MarcoIl racconto è straordinario. La prima sensazione di lettura è che sarebbe piaciuto tanto anche a me stare accanto ai due dialoganti, per ascoltare quei racconti e quelle memorie. Forse perché ho un’analoga disposizione alla custodia delle memorie familiari, della storia che siamo e dell’intreccio di storie che abbiamo il compito di salvare, tramandandole.

Ho letto tutto d’un fiato questo racconto come fosse un piccolo atto unico, teatrale. Vedevo il salotto, tutte le figure evocate con al centro lei, Anna De Sio, tridimensionale, attori in controcampo, in scena, con gli abiti del tempo, dietro a un velo che è la distanza del tempo (davvero sarebbe necessaria una riduzione teatrale di questo racconto). Certe porzioni di racconto familiare, infatti, diventano storie nella storia, scene, frammenti di dialogo e di sguardo (la grande natura ipertestuale della memoria!). Ci sono tanti livelli di discorso e di racconto in questo testo, aneddotico, psicologico, sociale, storico: una bellissima densità teatrale, appunto.

C’è molto di più di un semplice puzzle di memorie familiari, private, raccolte e documentate in questo libro da Iaia de Marco. Vi è una modalità originalissima di raccontare l’incontro tra anime – Iaia che si mette in ascolto e Francesco che narra la storia della propria famiglia – sensibilità messe a nudo dal ricordo di una madre perduta che si fa mondo perduto, visione di un intero mondo scomparso.

Acquista il libro su Libreriauniversitaria o presso Dante&Descartes

Libri per strada

Lunedì 2 giugno alle ore 11, a Sarzana, parteciperò a “Libri per strada” per presentare i versi ciclabili. O meglio, io cercherò di dire la mia su “La persecuzione del rigorista” di Luca Ricci, e Luca cercherà di dire la sua sulle mie biciclette di carta.

Abbiamo l’Oscar

copertina del libro Centro di igiene mentale

Sono orgogliosamente contento di aver partecipato, con piccolo ma sentito contributo, al libro di Simone che proprio in questi giorni va in ristampa approdando alla storica collana della Piccola Biblioteca Oscar Mondadori. Il prezzo si dimezza, il valore dei contenuti rimane inalterato.

e non ci indurre in tentazione

Immagine di La persecuzione del rigorista

[...] Potremmo dire, allora, che “La persecuzione del rigorista” è, in realtà, una sottile allegoria sul rapporto tra creatore e creatura: “…e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male“, recita il “Padre Nostro”. Il racconto di Ricci è l’esatto rovesciamento di questa parte del Padre Nostro. Una specie di teorema, geometrico, per rovesciare la preghiera più essenziale della cristianità. Perché Dio dovrebbe indurci in tentazione? Il prete si esercita sul piccolo esperimento sociale di Chiavalle e Chiamonte come un Dio onnisciente e dispettoso: il confessionale diventa tribunale delle coscienze, e non a caso è citato dal prete proprio come fonte di onniscienza su un microcosmo, micromondo che è la società malata del paesino. Malata poi di cosa? Malata di umanità. L’uomo è corruttibile per sua stessa natura. Non c’è salvezza, non c’è pietà, non c’è speranza, non c’è carità. Perché non c’è fede. Ricci, talvolta, calca forse un po’ troppo la mano nella sua tesi di ottenebramento complessivo delle coscienze (ad esempio il suicidio del maresciallo è un poco posticcio e artificioso rispetto allo scorrere delle cose…). La persecuzione del rigorista è la persecuzione di Giobbe, è la cacciata di Adam: è l’eterna comprensione/incomprensione tra Artefice e libero arbitrio guidato dall’intreccio di paure, speranze e pulsioni. [...]

Spero di trovare qualche rivista on line di buon cuore che voglia ospitare la mia interpretazione “morale” dell’ultimo libro di Luca Ricci. Qui sopra un estratto essenziale.

Regalo plot

Poiché avrò, entro pochi giorni, molto meno tempo per scrivere, regalo ai passanti alcuni spunti narrativi (bozzetti o trame potenziali, soggettini, plot?) che conservo nel cassetto da alcuni anni, o da alcuni giorni.

1) Il centometrista. E’ la storia di un bambino magrissimo, ambientata in Veneto negli anni ’80. Frequenta le scuole medie. E’ molto pallido, leggermente curvo, quasi scheletrico. Lo sguardo grigio. Non socializza con nessuno dei compagni. E’ il bambino più veloce della sua scuola nel correre gli 80 metri piani. Vince i campionati scolastici. Poi quelli provinciali. Poi quelli regionali. Va a Roma.  Campionati nazionali under 14. Il giorno della gara, per la quale è il favorito assoluto, scompare. Scompare nella metropoli. Perché è scomparso? E’ stato rapito? E’ vivo? (mescolare Ammanniti+Dickens+Kafka)

2) Il sarto di Tunisi (o lo Zio di Tangeri). E’ la storia di un sarto muto che osserva lo svolgersi degli eventi nel Suk di Tunisi lungo l’arco delle 24 ore della giornata. Dispensa massime piene di saggezza ricamandole nella trama degli abiti tradizionali che confeziona. (mescolare Tahar Ben Jelloun+Paolo Conte. Il sarto lo fotografai realmente a Tunisi nell’estate del 2003).

3) La lusitanista inusitata. E’ la storia di una dottoranda lusitanista napoletana che va a studiare in Portogallo. Da lì, a bordo di tre caravelle, parte per le Americhe per un convegno internazionale di studi. In ogni caravella sta un capitano; lei è innamorata di tutti e tre i capitani; ogni capitano vorrebbe sottrarre la lusitanista agli altri due, e fermarsi in un isoletta atlantica a vivere con lei. E’ un grande affresco storico, in costume, scritto in un misto di portoghese-napoletano maccheronico, ma ambientata ai giorni nostri. Un prosimetro! (mescolare Benni+Pessoa+Stevenson+Tabucchi)

“ma-mma” di Nadia Zorzin

Finalmente su carta le storie lineari, permeabili e imperdibili di Nadia Zorzin (alias soloinlinea). Ecco l’annuncio della prima presentazione del prezioso ottavo volume untitlediano:

Si chiama ma-mma, ed è una bella storia di amore e di terrore. Pieno di corpi che si gonfiano si espongono e si nascondono, carezze e piccole lotte, timori, esasperazioni, esitazioni, sorprese. Il libro sarà presentato a Napoli sabato 29 marzo alle 18,30, alla Stazione Marittima (Molo Angioino), nello spazio della mostra “In viaggio col taccuino” - un evento di Galassia Gutenberg (informazioni qui, e sul blog della mostra).

- tratto da Il nuovo nato -

WP SlimStat