Giocattoli

9 Febbraio 2010

immagine di copertina di M. Giulia BerardiSabato 20 febbraio alle 17, presso la saletta Momus nella libreria della Felici Editore a Pisa, presenterò Giocattoli, la mia prima, e verosimilmente ultima, raccolta di racconti. Le storie che la compongono hanno una lunga storia. Mi fa piacere raccontarla adesso. Fortemente suggestionato dall’opera multimediale Razmataz di Paolo Conte, uscita nel 2000, in quegli anni avevo preso a interessarmi di iconografia e fotografia anni Venti, i cosiddetti “Roaring Twenties“. Osservando alcune foto contenute nel libro “1920s. Decades of XX Century“, avevo scritto prove di raccontini che, a mia fantasia, uscivano fuori quasi spontaneamente da quelle immagini. In quel periodo, inoltre, collezionavo antiche cartoline raffiguranti stazioni ferroviarie. Avevo, poi, tentato alcuni disegni a matita, molto infantili e primitivi: un omino in bicicletta, una nave ancorata alla banchina, una stazione ferroviaria coperta, per commentare altri racconti; avevo scelto una colonna sonora jazz “filologicamente” coerente con l’epoca; assemblato il tutto in un file di testi-musiche-immagini (sul modello, appunto, di Razmataz) lo avevo inviato a una casa editrice pisana (non la Felici…) che proprio in quel periodo (2002-2003) inaugurava una piccola collana di narrativa per esordienti. Quello strambo collage multimediale, dal titolo bisenso di “Venti Correnti”, ancorché goffo e naif, non passò inosservato. Selezionato per la pubblicazione nella nascente collana, si mise in coda in attesa della sua trasposizione su carta. Passarono le settimane, i mesi, poi gli anni. Non se ne fece più nulla. Succede, nella piccola e media editoria. Non in tutta, fortunatamente. Leggi il resto »

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Perché le bestie non parlano idioma

20 Gennaio 2010

copertina di Animanti Untitled EditoreInizio a leggerlo, e so già qualcosa. Perché conosco l’editora, perché conversiamo ogni tanto, perché leggo le cose che scrive da anni. Poi so qualcosa dell’autore, o degli autori, insomma di queste voci che hanno scritto Animanti, che prende il titolo dal pre-testo di Leon Battista Alberti (un ampio frammento estratto dal Theogenius che apre il libro e nel quale l’Alberti, citando Plauto e anticipando Hobbes, esprime il disagio dell‘homo homini lupus). Allora inizio a leggerlo random, non sequenziale, come si leggono le enciclopedie, gli alfabeti, gli elenchi, i bestiari, i bestiari fantastici. Ma questo non è un bestiario fantastico, non è il manuale di zoologia immaginaria di Borges. Qui le bestie dicono degli uomini, e gli uomini dicono delle bestie. Gli uomini hanno una malattia che le bestie non hanno: la parola. Io penso che questi (questo, questa, queste…) che hanno scritto Animanti siano più malati di parola degli altri uomini, perché scrivono. E chi scrive è malato di parola due volte. Allora le bestie, penso, un po’ li salvano da questa malattia. Penso queste cose e intanto arrivo a leggere una specie di sentenza: “perché le bestie non parlano idioma“. Decido, testardamente, per partito preso, che faccio di quella frase la mia chiave interpretativa del libro. Leggi il resto »

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Librazioni

10 Dicembre 2009


Compra i tuoi libri da www.librazioni.it
Uno dei motivi di interesse nel partecipare al DigItal Cafè del Salone PiuLibri di Roma (ne approfitto per rivolgere un sincero ringraziamento a Marina Bellini e Maurizio Caminito per l’accoglienza e la disponibiltà)  è stato entrare in contatto con l’esperienza di Librazioni, raccontata da Francesco Mizzau subito dopo il mio intervento sul rinnovamento del sito di OXP. Mi sono precipitato ad affiliarmi a Librazioni. Traggo dal loro sito una descrizione del progetto:

Librazioni non è una semplice libreria online ma un sistema di Social Commerce dedicato al mondo dei libri e dell’editoria, un cantiere software per portare innovazioni nella promozione dei libri online. Oggi, sempre di più, i libri si cercano con i motori di ricerca, si scelgono leggendo i commenti e le recensioni sui blog e sui social network e si comprano online;  siamo tutti prosumer ovvero possiamo essere protagonisti nel promuovere le nostre idee e le nostre conoscenze nella rete. Librazioni è uno strumento per salvaguardare la varietà dei libri e delle idee, la bibliodiversità, la piccola editoria di qualità che non trova spazio altrove.

Ora non mi resta che sostituire tutti i link ai libri che ho recensito in questi anni con i banner generati dal sistema di Librazioni, e sperare che qualche acquisto venga generato da quel collegamento. Per chi scrive, per chi scrive di libri nel proprio blog ed è abituato a linkare molte schede di libri in commercio, Librazioni è un’idea semplicissima ed efficace per ricavare qualche soldino da questa abitudine. Qui tutte le spiegazioni.

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L’impossibile indifferenza

26 Novembre 2009

copertina de L'impossibile indifferenzaInizio a scrivere di getto, dopo la lettura delle prime pagine, e proseguirò così, per frammenti e illuminazioni via via che procedo, nel tentativo di raccontare gli effetti che su di me produce e produrrà la lettura della “quasi autobiografia” del prof. Francesco De Sio Lazzari, “L’impossibile indifferenza“, appena uscita presso Dante&Descartes. Non posso scriverne una recensione ma solo una “cronaca emotiva di lettura”, per il legame d’affetto, stima e amicizia che mi lega a Francesco. L’elemento del libro che per primo emerge è la mancanza di qualsiasi forma di messa in scena, o “in pagina”, di  se stesso da parte dell’autore; al contrario si manifesta plasticamente, nelle sue parole, e potentemente tutta la “testualità” della vita in sé, il suo essere letteralmente “tessuto”, textus, (di libri, relazioni umane, incontri, telefonate, abbracci, sorrisi, allontanamenti e riscoperte, amori, dolori, ferite, ricordi personali e altrui, casualità, fortune, sfortune, frammenti, viaggi, sensazioni, sogni, associazioni, condensazioni…). Leggi il resto »

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Un meta-racconto eticamente pop

15 Ottobre 2009


 Come scrivere un best seller in 57 giorni
Una lettura su “Come scrivere un best seller in 57 giorni” di Luca Ricci. (L’ascensore del palazzo porta su e giù personaggi pulviscolari e stra-secondari, abbozzi, figurine di plot potenziali. Il palazzo parigino, già meta-letterario (Perec), dentro a una Parigi di cartapesta, collage di cartoline e citazioni, ospita la caricatura iperrealista dello scrittore Briac e dei suoi inquilini, le blatte/Beatles, che per lui impareranno a scrivere un best seller, al fine di salvarlo da uno sfratto incombente. Dentro al palazzo, intanto, ci aggiriamo pure noi blatte, noi lettori-blatta che divoriamo la spazzatura della narrativa di consumo su scala mondiale.)

L’ultimo libro di Luca Ricci è un meta-racconto, un saggio di sociologia dell’editoria (ammesso che esista questo campo d’indagine), una fiaba pop (la copertina da B-movie riassume da sola buona parte del senso “meta” del libro), una struttura narrativa che mostra se stessa e racconta il punto di vista di un gruppo di quattro scarafaggi alle prese con la stesura di un best-seller. Ricci non appartiene alla famiglia degli oulipiani, così il racconto che le blatte riusciranno a completare, per lo scrittore Ricci/Briac, non è coincidente con lo stesso libro che il lettore si trova in mano. “Come scrivere un best seller in 57 giorni” mette in scena la dicotomia tra letteratura come impegno etico e letteratura come prodotto tecnico, riproducibile, di consumo. Presentato come un “Controromanzo”, il libro di Ricci è un saggio travestito da meta-narrazione (che interpreta perfettamente l’originalità della sovrapposizioni di stili che ha fatto della collana “Contromano” una zona riconoscibile e originale all’interno della narrazione contemporanea) e si diverte, sarcasticamente, a sbeffeggiare tic, manie, nevrosi di certi ambiente letterari e para-letterari.

Ricci costruisce dei quadretti/topos (il critico letterario, il premio per il miglior inedito “Contro romanzo dell’anno”, il regista teatrale sperimentale, il caffè letterario…) per denunciare l’impotenza di un atteggiamento autoreferenziale, inconcludente e vacuo (velleitarismo delle belle lettere) di fronte ai meccanismi oliatissimi, scientifici, algoritmici, che regolano la costruzione di un best seller (o meglio di un “best to sell”, cioè di una scrittura che preliminarmente e in modo programmato si pone il compito di vendere). Le due “voci” che si fronteggiano nella favola sono quella pragmatica, feroce, disincantata del narrante John (capo-blatte beatlesiano) e quella del mondo di Briac, pseudo letterario e un po’ naïf.  Negli aspetti più comici e parodistici del libro si possono ritrovare alcune suggestioni che già Ermanno Cavazzoni aveva esplorato nel suo “Gli scrittori inutili” (Feltrinelli, 2002) – che proprio sul tema del mondo letterario e dello scrivere ha recentemente pubblicato presso Quodlibet Il limbo delle fantasticazioni.

Il libro di Ricci, come riflessione interna all’atto stesso di scrivere, sta per me in una terna ideale insieme all’ultimo titolo di Cavazzoni e al “Tentativi di scoraggiamento (a darsi alla scrittura)” di Erri De Luca (Dante&Descartes, 2009) Leggi il resto »

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Come leggere un best seller in un giorno

5 Ottobre 2009

copertina del libroDomenica 11, alle ore 12, al Pisa Book Festival, farò una conversazione con Luca Ricci sul suo ultimo libro, “Come scrivere un best seller in 57 giorni“, che sarà disponibile in libreria dal 15 ottobre. Non ho ancora letto il libro e Luca avrebbe voluto, programmaticamente, che io intervenissi sul suo testo nelle esatte condizioni del lettore  in sala che ancora non ha letto il libro, con le stesse curiosità di chi non sa di cosa si stia parlando. Ho sollevato alcune rimostranze di ordine morale e pratico, pur capendo la fine provocatorietà della sua richiesta. Siete tutti invitati.

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Il nuovo sito di Orientexpress

27 Settembre 2009

Orientexpress, casa editrice indipendente nata nel 2005 da un gruppo di studenti e docenti dell’Università “L’Orientale” di Napoli, rinasce in una nuova veste web e moltiplica i suoi progetti con un’attenzione specifica al mondo della comunicazione in mobilità. Unica, tra le piccole realtà editoriali indipendenti, inaugura oggi una versione del suo sito web completamente ottimizzata per iPhone e iPod: la poesia, il più “tascabile” tra i mezzi espressivi tradizionali, trova così spazio di lettura nei più avanzati supporti multimediali del presente. OXP rende disponibile, per tutti i lettori in mobilità, il suo vasto archivio di scritti e di autori da scoprire.

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Il male ontologico e manicheo di Demetrio Paolin

24 Settembre 2009

Il mio nome è legione, copertinaNon sono capace di scrivere una recensione, un saggio, una lettura critica de “Il mio nome è legione” di Demetrio Paolin. Ne potete trovare di bellissime e ponderosissime nella rassegna stampa cartacea e on line del libro. Quindi posso solo provare a spiegare perché non ne sarò capace e, spiegandolo, dire qualcosa del libro. La prima cosa che mi viene in mente è che io non so niente di “Demetrio Paolin”, e non so niente del protagonista del libro, Demetrio; allo stesso tempo so molte cose, o alcune cose, di Demetrio Paolin, perché ci conosciamo  e ci raccontiamo le rispettive visioni del mondo da anni. Ma il libro in questione non è autobiografico, non è nemmeno un “oggetto narrativo urgente”. Il tema del confine biografico è però presente e l’autore, in un’intervista, lo risolve così: “Ovviamente molte delle esperienze che Demetrio vive sono le mie, alcune vissute direttamente altre vissute indirettamente. Credo che il nodo stia e nella scelta di quale delle esperienze vissute raccontare e quale no e nel tipo di linguaggio che ho deciso di usare.” (intervista a cura di Barbara Gozzi tratta qui - intervista nella quale, ahimé, l’autore spiega davvero troppo del libro, e del suo processo compositivo, togliendomi tutto il gusto di esercitare, qui, le mie abilità esegetiche più proprie…). Leggi il resto »

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Il Gran Rifatto

23 Settembre 2009

copertina de Il corpo del capoIl titolo di un libro di Marco Belpoliti “Il corpo del capo“, libro che consiglio a priori, prima di averlo letto,  mi ha fatto tornare in mente alcune mie considerazioni sul “Cavalier Bisturoni” che scrissi quasi 6 anni fa, all’indomani di un suo intervento di blefaroplastica. La mia tesi era, in sintesi, che il suo corpo privato si faceva meteriale pubblico, plasmabile, come ultima frontiera della body-art, la nuova politica come body art. Molto cerone è passato sotto i ponti da allora, il corpo della società italiana ha seguito, solo parzialmente, il disfacimento del corpo “politico”, e la nostra memoria collettiva, cortissima come sempre, non è quasi più in grado di registrare gli slittamenti etici ed estetici che le vicende di Bisturoni hanno inflitto alla nostra vita comunitaria e alla sua rappresentazione pubblica. Il tema del corpo, dell’uso dei corpi in “politica”, si è riproposto poi con il caso “escort” (folgorante per me rimane lo spot che Anna ha immaginato: “Perché. L’altrogiorno che percorrevamo, coi bambini, la murgia in bicicletta, fra seccume, vigneti a tendone e alberi di fico, mi facevo in testa una specie di spot pubblicitario delle bellezze della regione, che alla fine finiva con: puglia, terra di escort.” tratto da qui), allargando la riflessione a considerazioni più generali sul rapporto tra generi e sull’uso del corpo femminile (vedi l’esperienza del documentario “Il corpo delle donne“)

Ripropongo qui, così, il mio articolo del 2004, Il cavalier Bisturoni, la politica come body art, perché mi pare dica ancora, a distanza di anni, qualcosa di interessante sul tema. Leggi il resto »

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I ciclabili alla Biblioteca dal Palagio

15 Settembre 2009

poesia allaBiblioteca del Palagio di Firenze

La Biblioteca del Palagio di Parte Guelfa mi ha dedicato, questo pomeriggio a Firenze, una bellissima sorpresa. Avevo scritto loro, tempo addietro, per proporre i miei “Versi ciclabili” come testo da inserire nelle “Pedalate letterarie” che lì organizzano, e mi preparavo a partecipare oggi al primo incontro del gruppo, pensando d’auto-promuovermi timidamente e candidarmi a lettore. Mi sono scoperto, invece, ospite atteso e omaggiato! La gentilezza, unita a un brillantezza acuta e appassionata, dell’animatore dell’iniziativa, e anima della Biblioteca del Palagio, Andrea Stoppioni, mi ha accolto all’incontro per una lettura estemporanea delle mie poesie. All’ingresso Andrea aveva anche predisposto per i visitatori una mia scheda biografica con una poesia tratta dal libro, e non riesco a immaginare davvero accoglienza e contesto più essenziali e adatti per le mie parole.
Un grande grazie ad Andrea, e alla sua curiosità e vitalità intellettuale.

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