Carissimo Edmondo,
non posso che complimentarmi con voi per il brillante nascondimento di uno dei temi letterari a me più cari e miei propri, il doppio, all’interno di questo vostro romanzetto traballante. E se ve lo dico io, credetemi, potete fidarvi: il mio nome, infatti, e il vostro risuoneranno un giorno in modo alquanto differente nella storia della letteratura mondiale, quindi conservate gelosamente questa mia missiva, ché è di gran valore.
Orbene, il vostro Don Celzani è certo un Hyde in sessantaquattresimo, cioè non si “cela” tanto bene quanto il mio “nasconda”: questo pretino, intimidito e goffo, che serba in sé il doppio dell’amante appassionato, suvvia, l’omuncolo che nasconde e occulta, per usare le vostre parole un “temperamento fisico vivacissimo, una forte sensualità contenuta” è sicuramente parente degli istinti primordiali repressi che ho voluto incarnare, certo con ben altri risultati artistici, nel mio Hyde. Il mio nanetto violento e irascibile è forse per segrete vie parente del vostro curato invaghito dell’amazzone, ma le distanze tra noi due, collega, rimangono siderali. Una sola cosa vi concedo: il mio dottore Jekyll, per liberare la sua natura propria, deve drogarsi a più riprese e con un intruglio sempre a rischio di riproducibilità e di ritorno dagli inferi del subconscio (che ho scoperto io, sia chiaro, mica quell‘austriaco cocainomane), mentre a voi italiani, doncelzani tutti invero un po’, mammoni, ipocriti e baciapile, per scoprire chi davvero siate può bastare a volte solo l’innamorarvi. Quando ne abbiate, nella vita e almeno una volta, la fortuna.
Vostro
Robert Louis Stevenson
La presentazione dell’antologia Bolle, ieri, nella biblioteca del Monastero di San Giovanni a Parma, è stata una bellissima esperienza. Inaspettatamente arrivato tra i nove finalisti del concorso annuale di Tapirulan, mi sono goduto la lettura delle poesie selezionate per l’antologia, voci, persone, vissuti e stili diversi tra loro ma tutti molto interessanti, appassionati. Parma era accogliente, gaudente e iperaffettata (nel senso gastronomico del termine) come nel migliore stereotipo che ne coltivavo, ed è bello quando uno stereotipo semplificatorio di una realtà complessa ti viene confermato e amplificato dalla realtà stessa (
Le conversazioni con Simone Cristicchi, raccolte da Massimo Bocchia in un lungo itinerario estivo assemblato pedinando le date del tour del cantautore, somigliano a un puzzle concettuale dalle molteplici possibilità di lettura. “

Sabato 20 febbraio alle 17, presso la saletta Momus nella libreria della
Inizio a leggerlo, e so già qualcosa. Perché conosco l’
