Don Celzani è Mr. Hyde

Stevenson mentre scrive a De AmicisCarissimo Edmondo,
non posso che complimentarmi con voi per il brillante nascondimento di uno dei temi letterari a me più cari e miei propri, il doppio, all’interno di questo vostro romanzetto traballante. E se ve lo dico io, credetemi, potete fidarvi: il mio nome, infatti, e il vostro risuoneranno un giorno in modo alquanto differente nella storia della letteratura mondiale, quindi conservate gelosamente questa mia missiva, ché è di gran valore.

Orbene, il vostro Don Celzani è certo un Hyde in sessantaquattresimo, cioè non si “cela” tanto bene quanto il mio “nasconda”: questo pretino, intimidito e goffo, che serba in sé il doppio dell’amante appassionato, suvvia, l’omuncolo che nasconde e occulta, per usare le vostre parole un “temperamento fisico vivacissimo, una forte sensualità contenuta” è sicuramente parente degli istinti primordiali repressi che ho voluto incarnare, certo con ben altri risultati artistici, nel mio Hyde. Il mio nanetto violento e irascibile è forse per segrete vie parente del vostro curato invaghito dell’amazzone, ma le distanze tra noi due, collega, rimangono siderali. Una sola cosa vi concedo: il mio dottore Jekyll, per liberare la sua natura propria, deve drogarsi a più riprese e con un intruglio sempre a rischio di riproducibilità e di ritorno dagli inferi del subconscio (che ho scoperto io, sia chiaro, mica quell‘austriaco cocainomane), mentre a voi italiani, doncelzani tutti invero un po’, mammoni, ipocriti e baciapile, per scoprire chi davvero siate può bastare a volte solo l’innamorarvi. Quando ne abbiate, nella vita e almeno una volta, la fortuna.

Vostro
Robert Louis Stevenson

Bolle

presentazione antologia BolleLa presentazione dell’antologia Bolle, ieri, nella biblioteca del Monastero di San Giovanni a Parma, è stata una bellissima esperienza. Inaspettatamente arrivato tra i nove finalisti del concorso annuale di Tapirulan, mi sono goduto la lettura delle poesie selezionate per l’antologia, voci, persone, vissuti e stili diversi tra loro ma tutti molto interessanti, appassionati. Parma era accogliente, gaudente e iperaffettata (nel senso gastronomico del termine) come nel migliore stereotipo che ne coltivavo, ed è bello quando uno stereotipo semplificatorio di una realtà complessa ti viene confermato e amplificato dalla realtà stessa (vedi foto). Ma il pomeriggio di ieri sta, soprattutto, nell’entusiasmo autentico degli organizzatori e di tutti i componenti della Giuria (per tutti, un grazie particolare al prof. Paolo Briganti, che ha letto magistralmente la mia “Ode all’ago magnetico”, e a Mirella Cenni che ha letto “L’estate come grammatica”) e dell’Associazione Tapirulan, capaci di portare avanti iniziative, idee, progetti originali e di qualità. Qui l’elenco dei vincitori e dei finalisti. Qui l’elenco dei fotografi presenti nell’antologia. E un grazie a chi ha condiviso il suo tempo con me ieri.

I’m a writer

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Sempre mi ritrovo tra i piedi delle scarpe, abbandonate. Chi mi conosce da tempo forse lo ricorda. Fotografo questi rifiuti urbani (come un tempo salvavo biciclette dall’oblio), perché dietro ogni scarto sta una storia non raccontata. Sconosciuta intercapedine tra realtà e possibilità. La parola interstiziale, la storia incuneata tra le vite. Ogni scarpa che ho incontrato è sempre stata punto di domanda, per me. Ecco, una punteggiatura misteriosa fatta di scarpe, stivali, polacchine abbandonate sta iscritta sulla mia strada, di osservatore e di scrittore. A dirla tutta, io sono uno scrittore proprio perché, o solo perché, mi fermo sempre a osservare le scarpe abbandonate, non per altro. Sì, io sono uno scrittore.

Dialoghi incivili

copertina Dialoghi incivili, Bocchia-CristicchiLe conversazioni con Simone Cristicchi, raccolte da Massimo Bocchia in un lungo itinerario estivo assemblato pedinando le date del tour del cantautore, somigliano a un puzzle concettuale dalle molteplici possibilità di lettura. “Dialoghi incivili”, infatti, è un testo-mappa che non si propone di esaurire il “Cristicchi pensiero”, o tratteggiare un profilo biografico del più originale cantautore italiano della sua generazione. Bocchia ha piena consapevolezza dello scarto tra testo-parlato e testo-scritto, e gioca con ingegno, con approccio quasi dadaista e metalinguistico, a inseguire il suo amico Simone sia letteralmente, nei trasferimenti come negli appuntamenti dei suoi pre e post concerti; sia lateralmente, con un “pensiero laterale” che non suggerisca mai risposte preconfezionate, ma inviti all’apertura, all’imprevisto, al cambio di prospettiva. (dalla postfazione “La cattiveria della creatività. Percorsi d’arte e d’amicizia“)

Ordina il libro

Lo spostalibri

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In libreria, ogni tanto, mi dedico al “bookshifting“, riposizionando negli scaffali i titoli che preferisco a una migliore portata d’occhio e mano per i lettori. E’ un’antica pratica di resistenza civile e culturale alle regole dell’industria e del commercio editoriale, in un’epoca di “supermarketizzazione” delle librerie, con spazi sempre più risicati rispetto alla “biodiversità” editoriale. Far emergere dalle polveri degli scaffali rasoterra, dalle nicchie buie e angolari, qualche bel saggio, qualche poeta originale, qualche narratore non pubblicizzato, è un’opera di condivisione e disseminazione di gusti. Certo, si ritarderà un poco per quei libri il loro destino naturale, “la via della resa, e dal magazzino di poi precipiti felicemente nei gorghi imperscrutabili del remainder, acciocché finalmente io mi possa accattare il libro sulla bancarella (materiale o virtuale) ad un prezzo ragionevole e congruo, lontano dalle bassezze del commercio venale e immerso nella poesia della trouvaille…“, come afferma ironicamente l’amico Sebastiano Timpanaro da San Vincenzo.

Eppure, è un modo di far interagire lettore e libreria, dove il libro crea suoi nuovi percorsi preferenziali al di là delle logiche promozionali e commerciali. Ogni lettore si fa libraio per un altro lettore. Qualcosa del genere esiste già, in forma più o meno organizzata, a volte in bacheche di suggerimento/gradimento di alcuni titoli (segnalati dai lettori, segnalati dalla libreria…) ma lo “spostar libri” (bookshifting) ha una componente anarchica e antisistemica costitutiva. In rete ho trovato diversi casi di “auto-bookshifting”, dove l’autore racconta la piccola operazione di pirateria attuata in una grande libreria per portare il proprio titolo a un livello di visibilità maggiore. Non sorprenda poi il gusto, diffuso vedo, di fotografare il proprio prodotto sugli scaffali (motivato dalla difficoltà che, solitamente, incontra la distribuzione e l’ospitalità da parte delle catene librarie di titoli “fuori mercato”). Così, per un autore dilettante come me (cioè che si diletta nello scrivere quel che scrive) e che pubblica all’interno dell’editoria indipendente, è sempre gratificante (e straniante) potersi “spostare” negli scaffali accanto, alfabeticamente o analfabeticamente, a qualche grande autore.

(nella foto, ho spostato di uno scaffale più in su, rispetto al sottosuolo, i Giocattoli, tra due bei libri che consiglio, quello di Claudio Piersanti e Il fu Mattia Pascal del promettente collega Luigi Pirandello – Libreria Feltrinelli, Pisa -5 ottobre 2010)

Metaletture quotidiane

Riprendo qui alcune riflessioni condotte nei giorni scorsi via mail con un’amica, Tiziana, con la quale si cercava di mettere a tema la questione se sia possibile o meno leggere un prodotto narrativo di largo consumo (i famosi “fenomeni letterari” o best seller) senza attuare involontariamente un sistema di analisi del testo di tipo pregiudicante, o comunque un tipo di lettura analitica che prende distanza dal testo per scoprirne, continuamente, meccanismi, astuzie, debolezze. E’ possibile essere semplicemente “lettori” di quesi testi e non i loro anatomopatologi? La domanda dimostra delle analogie con un altro tema ricorrente nella mia riflessione (“C’è un modo di “vivere” e basta, senza voler capire?”) La mia risposta è: sì, c’è un modo, ma non è detto che sia concesso a tutti lo sperimentarlo, e sempre. Il rapporto coi testi “fenomeno” (i libri in classifica, i best seller della narrativa) può richiamare in alcuni di noi l’atteggiamento del vivisezionista: vuoi capire come e perché funzionano, e stabilirlo passa necessariamente attraverso una quantità di variabili che in gran parte esulano da una valutazione del “valore artistico” dell’opera (l’attenzione sui titoli, sulle copertina, cioè su strategie, messaggi, richiami a tradizioni inconsapevoli che poi fanno reagire il pubblico, il mercato, in una certa direzione a volte in maniera totalmente indipendente dal valore artistico/letterario del libro….e qui si aprirebbe un capitolo a parte su quali siano i criteri storico/critici per stabilire il valore artistico/letterario di un libro, quindi sul rapporto tra ruolo della critica e pubblico, e tra pubblico e mercato…). Questo atteggiamento, di fatto, impedisce di “fruire” di quell’opera, di “usare” quell’opera per le sue finalità perché la stai “studiando” nel suo funzionamento. Un po’ come se il piacere di guidare un’auto ti fosse impedito dall’analizzare, ad ogni chilometro, le risposte del motore, i consumi, il sottosterzo, il sovrasterzo etc. etc. E magari è proprio quello che capita a un collaudatore di auto, che si chiede, scrivendo mail ai suoi amici: “C’è un modo per guidare e basta, senza voler capire?”. Read the rest of this entry »

Disincanto, con passione

copertina di Disincanto, con passione

Ci sono libri che generano incontri, e incontri che generano libri. E libri che generano altri libri. Così, questo libro, una conversazione/intervista, condotta tra il novembre 2009 e il febbraio 2010, è nato a partire dalla lettura della “quasi autobiografia” del Prof. De Sio Lazzari, “L’impossibile indifferenza”. Con Francesco, che ringrazio per l’opportunità che mi ha dato di “sostare nella domanda”, abbiamo fatto un tratto di strada insieme toccando una pluralità di temi cruciali (le religioni, la poesia, la letteratura, la scrittura, la vita, la morte, l’estetica, la memoria…) tenuti insieme da un clima, una “atmosfera” di ricerca e di cammino, e di sguardo, per così dire, che è, appunto, il “disincanto, con passione”.

Giocattoli

immagine di copertina di M. Giulia BerardiSabato 20 febbraio alle 17, presso la saletta Momus nella libreria della Felici Editore a Pisa, presenterò Giocattoli, la mia prima, e verosimilmente ultima, raccolta di racconti. Le storie che la compongono hanno una lunga storia. Mi fa piacere raccontarla adesso. Fortemente suggestionato dall’opera multimediale Razmataz di Paolo Conte, uscita nel 2000, in quegli anni avevo preso a interessarmi di iconografia e fotografia anni Venti, i cosiddetti “Roaring Twenties“. Osservando alcune foto contenute nel libro “1920s. Decades of XX Century“, avevo scritto prove di raccontini che, a mia fantasia, uscivano fuori quasi spontaneamente da quelle immagini. In quel periodo, inoltre, collezionavo antiche cartoline raffiguranti stazioni ferroviarie. Avevo, poi, tentato alcuni disegni a matita, molto infantili e primitivi: un omino in bicicletta, una nave ancorata alla banchina, una stazione ferroviaria coperta, per commentare altri racconti; avevo scelto una colonna sonora jazz “filologicamente” coerente con l’epoca; assemblato il tutto in un file di testi-musiche-immagini (sul modello, appunto, di Razmataz) lo avevo inviato a una casa editrice pisana (non la Felici…) che proprio in quel periodo (2002-2003) inaugurava una piccola collana di narrativa per esordienti. Quello strambo collage multimediale, dal titolo bisenso di “Venti Correnti”, ancorché goffo e naif, non passò inosservato. Selezionato per la pubblicazione nella nascente collana, si mise in coda in attesa della sua trasposizione su carta. Passarono le settimane, i mesi, poi gli anni. Non se ne fece più nulla. Succede, nella piccola e media editoria. Non in tutta, fortunatamente. Read the rest of this entry »

Perché le bestie non parlano idioma

copertina di Animanti Untitled EditoreInizio a leggerlo, e so già qualcosa. Perché conosco l’editora, perché conversiamo ogni tanto, perché leggo le cose che scrive da anni. Poi so qualcosa dell’autore, o degli autori, insomma di queste voci che hanno scritto Animanti, che prende il titolo dal pre-testo di Leon Battista Alberti (un ampio frammento estratto dal Theogenius che apre il libro e nel quale l’Alberti, citando Plauto e anticipando Hobbes, esprime il disagio dell‘homo homini lupus). Allora inizio a leggerlo random, non sequenziale, come si leggono le enciclopedie, gli alfabeti, gli elenchi, i bestiari, i bestiari fantastici. Ma questo non è un bestiario fantastico, non è il manuale di zoologia immaginaria di Borges. Qui le bestie dicono degli uomini, e gli uomini dicono delle bestie. Gli uomini hanno una malattia che le bestie non hanno: la parola. Io penso che questi (questo, questa, queste…) che hanno scritto Animanti siano più malati di parola degli altri uomini, perché scrivono. E chi scrive è malato di parola due volte. Allora le bestie, penso, un po’ li salvano da questa malattia. Penso queste cose e intanto arrivo a leggere una specie di sentenza: “perché le bestie non parlano idioma“. Decido, testardamente, per partito preso, che faccio di quella frase la mia chiave interpretativa del libro. Read the rest of this entry »

Librazioni


Compra i tuoi libri da www.librazioni.it
Uno dei motivi di interesse nel partecipare al DigItal Cafè del Salone PiuLibri di Roma (ne approfitto per rivolgere un sincero ringraziamento a Marina Bellini e Maurizio Caminito per l’accoglienza e la disponibiltà)  è stato entrare in contatto con l’esperienza di Librazioni, raccontata da Francesco Mizzau subito dopo il mio intervento sul rinnovamento del sito di OXP. Mi sono precipitato ad affiliarmi a Librazioni. Traggo dal loro sito una descrizione del progetto:

Librazioni non è una semplice libreria online ma un sistema di Social Commerce dedicato al mondo dei libri e dell’editoria, un cantiere software per portare innovazioni nella promozione dei libri online. Oggi, sempre di più, i libri si cercano con i motori di ricerca, si scelgono leggendo i commenti e le recensioni sui blog e sui social network e si comprano online;  siamo tutti prosumer ovvero possiamo essere protagonisti nel promuovere le nostre idee e le nostre conoscenze nella rete. Librazioni è uno strumento per salvaguardare la varietà dei libri e delle idee, la bibliodiversità, la piccola editoria di qualità che non trova spazio altrove.

Ora non mi resta che sostituire tutti i link ai libri che ho recensito in questi anni con i banner generati dal sistema di Librazioni, e sperare che qualche acquisto venga generato da quel collegamento. Per chi scrive, per chi scrive di libri nel proprio blog ed è abituato a linkare molte schede di libri in commercio, Librazioni è un’idea semplicissima ed efficace per ricavare qualche soldino da questa abitudine. Qui tutte le spiegazioni.

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