13 Dicembre 2009
Amatevi. Abbiate il coraggio di essere felici, di essere amore. Ma ti pare che il Natale sia solo un compleanno, per quanto Santo? Ma ce lo vedi Lui ad avere la presunzione di un festeggiamento globale e personalissimo per la Sua Propria Nascita? No, quello è un fatto. Per molti è IL fatto. Ma quel fatto è solo un riverbero d’Amore, energia che da sempre precede e che segue per sempre quel punto inventato sul calendario. Lo Zenith dell’Amore, il Sole trionfante recuperato come simbolo comodo, lo straniero al freddo, la comunità di pastori, gli ultimi che accolgono e accorrono.
Amatevi negli etimi. Abbiate sempre la curiosità di entrare nell’etimologia delle parole che usate come nell’etimologia delle emozioni che provate. C’è la “Messa di Cristo”, e c’è il Natale, giorno di nascita per eccellenza. Amatevi nel Natale, perché appartiene al vivente che spera, soffre, ama, trovare riparo in un amore incondizionato e improvviso.
Questo il mio piccolo contributo al PslA 2009 (il Post sotto l’Albero), la bella antologia di alto artigianato che Sir Squonk imbandisce dal 2004, puntualmente, ogni Natale. Il pdf è scaricabile qui, mentre nelle parole di Squonk si ritrovano tutti i moventi dell’operazione alla quale mi onoro di partecipare per la terza volta, camminando volentieri insieme a molti altri sulla “corda che fa da confine sottile tra divertimento cialtrone e molestia ridicola“.
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10 Novembre 2009
Alla fine ho capito che, da vecchio, ma da molto vecchio, riuscirò a scrivere un saggio di filosofia dal titolo indicativo di “De anima”, cercando di fare caso il meno possibile ai colleghi che in passato (Aristotele, Agostino, Tommaso tra gli altri…) si sono confrontati sul tema. Ora, il mio saggio dovrebbe comporsi di una serie di metafore descrittive dell’anima raccolte nel corso dell’arco dell’intera vita e, nel caso dovessi essere impedito nell’impresa per qualche imprevisto sopraggiunto, lascerò precise volonta testamentarie affinché Sara prosegua, se lo vorrà, la raccolta di immagini descrittive della sua anima. Questo proposito mi è venuto in mente stanotte, in uno stato di semi-coscienza, tra le 2 e le 3 di notte, mentre cercavo di riaddormentarla, riportandola dentro al sonno e al tepore delle sue coperte da grida semisonnambule attraverso le quali lei affermava di voler uscire dal lettino. Nelle fasi di intersonno tra il mio periodico tornare a letto e il reiterarle un mantra calmante (”Papà è qui con te, fai la nanna….”) ho avuto l’illuminazione circa quella che in una poesia avevo chiamato sinteticamente la “ginnastica posturale dell’anima”: ci sono stati mentali, emotivi, orientati positivamente di cui è necessario - per vivere bene (eu zein) - semplicemente conservare memoria, così come si impara una posizione corporea. Qui si ripropone un’idea di anima-labirinto, quindi, all’interno della quale districarsi, come con un filo di Arianna, alla ricerca di quegli atteggiamenti spirituali, emotivi, cogitativi che ci portano in una condizione di maggiore felicità e benessere. Conservare memoria di una posizione per riprodurne gli effetti benefici. Capitolo Primo.
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24 Giugno 2009
Nel pomeriggio siamo andati a visitare alcuni stabilimenti balneari a Tirrenia. Le due settimane di ferie d’agosto, infatti, le passeremo a Pisa quest’anno, e faremo solo un po’ di “mare locale”. Visitiamo gli stabilimenti, solo alcuni tra i tanti, a campione, a caso, ispirati dai nomi, o dalla vegetazione, e poi verifichiamo come sono gli spazi, i giochi per i bambini, le strutture, la gentilezza, il ristorante, la pulizia, i prezzi, cose così. Ad un certo punto, nello stabilimento che più ci aveva convinto rispetto ai parametri che avevamo in mente, a me viene davanti agli occhi una specie di visione di futuro, di anticipazione. In ogni bambina o ragazzina, 5-10-15 anni, che gioca o parla con le amiche o prende il sole nello stabilimento balneare io incomincio a vedere Sara. E a questa visione si associa una serie di ricordi potenziali come se, da questa estate in avanti, quello dovesse diventare il “nostro” stabilimento balneare di famiglia. E tutta questa serie di futuri anteriori non riguardano tanto me (che in fondo amo sempre di più la montagna) ma Sara, Sara collocata all’interno di situazioni piuttosto archetipiche della categoria “estate al mare”: il gruppo di amici e amiche con cui crescere e ritrovarsi ogni anno allo stesso stabilimento, la fine della scuola, i primi amori, l’adolescenza, le sere sotto le stelle, i desideri, i fuochi d’artificio…
“Scegliamo questo”, dico a Dany. “Noi veniamo qui da anni, da quando Sara aveva poco più di un anno, ricordi?”, penso o le dico. Non ricordo bene. Ma era come se vedessi lì intorno a noi, realmente, Sara tra 10-15 anni che prende il sole, che ride, che balla, che scherza con i coetanei. Non so se questa visione, questo flashforward delle nostre vite, sia stata in realtà una specie di nostalgia proiettiva della mia adolescenza, dove forse non ho vissuto appieno la bellezza, la dolcezza e l’intensità di quegli archetipi d’estate. O forse sono influenzato dal fatto che sto lavorando sul concetto di “estate” attraverso il diario di Mauro. Lo stabilimento balneare si chiama “La Pace”, e ci è sembrato molto bello.
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21 Novembre 2008
Se l’autore è autore non può mai essere presente. Leggo sempre sorridendo la frase di rito in fondo agli annunci delle presentazioni librarie: “Sarà presente l’autore”. L’autore sarà un tempo verbale? E’ un futuro anteriore? L’autore sarà un regalo per il pubblico? L’autore sarà nelle sue piene facoltà mentali? Sempre la duplicazione del “vedere come”, lievemente crittografica. Leggi una frase, e senti un’altra cosa. L’autore, se è autore, non potrà mai essere pienamente presente: semmai passato, perché quel che ha scritto ha scritto. E non potrà nemmeno essere “dono” per il pubblico o il lettore, ché non servirà a spiegare loro il testo ormai consegnato. La formula, in verità, vorrebbe segnalare l’esatto contrario: partecipate alla presentazione perché, essendo che “sarà presente l’autore”, potrete sentire dalla sua viva voce l’interpretazione autentica di quanto ha consegnato alle stampe, e magari ricevere dedica autografa su copia di un volume. Trattasi di pubblicità ingannevole, quindi. “Sarà presente l’autore” dovrebbe essere messa in forma dubitativa ed interrogativa: “Sarà presente l’autore?”. Oppure, “L’autore sarà presente, in forma anonima, tra il pubblico”.
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3 Settembre 2008
Inizia il conto alla rovescia per tutti gli appassionati del Maestro in attesa di Psiche, l’ultimo atteso album dell’Avvocato in uscita il prossimo 19 settembre; regalo di fine estate, anticipo d’autunno benefico, riflessivo, dorato, ambrato, da passare ascoltando e riascoltando un bel disco. Mi aspetto una specie di seguito ideale, o di secondo tempo, di Elegia. Quattro anni fa, infatti, Conte dichiarò di avere già materiale pronto per un secondo album. E penso che il titolo del brano che offre titolo all’album stesso possa alludere più alla Psiche della mitologia che non a quella della psichiatria
(il 5 settembre verrà presentato in anteprima a Parigi. Spero che la Rete faccia il suo dovere e che proponga tracce della presentazione)
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12 Aprile 2008
Tra le diverse formulazioni possibili per esprimere in un titolo sia uno spazio di tempo, sia il racconto in versi di questo tempo, “Prima che tu sia nata” continua a suonarmi quello più esatto. Perché “Prima che tu sia” non renderebbe conto del dialogo che pure c’è stato tra noi in questi nove mesi; “Prima della tua nascita” spersonalizza l’evento da te e da noi; “Prima che tu nascessi” storicizza indebitamente, velandolo di contingenza, il tuo arrivo; “Prima che tu nasca” pare quasi alludere ad un affrettarsi delle nostre vite prima di essere sorprese ed avvinte da te. Invece, “Prima che tu sia nata” già riconosce tutto il valore di un TU autonomo e dialogico che, in un punto preciso del tempo e per sempre determinato, tra non molte ore ormai, vedrà la luce.
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8 Aprile 2008
Poiché avrò, entro pochi giorni, molto meno tempo per scrivere, regalo ai passanti alcuni spunti narrativi (bozzetti o trame potenziali, soggettini, plot?) che conservo nel cassetto da alcuni anni, o da alcuni giorni.
1) Il centometrista. E’ la storia di un bambino magrissimo, ambientata in Veneto negli anni ‘80. Frequenta le scuole medie. E’ molto pallido, leggermente curvo, quasi scheletrico. Lo sguardo grigio. Non socializza con nessuno dei compagni. E’ il bambino più veloce della sua scuola nel correre gli 80 metri piani. Vince i campionati scolastici. Poi quelli provinciali. Poi quelli regionali. Va a Roma. Campionati nazionali under 14. Il giorno della gara, per la quale è il favorito assoluto, scompare. Scompare nella metropoli. Perché è scomparso? E’ stato rapito? E’ vivo? (mescolare Ammanniti+Dickens+Kafka)
2) Il sarto di Tunisi (o lo Zio di Tangeri). E’ la storia di un sarto muto che osserva lo svolgersi degli eventi nel Suk di Tunisi lungo l’arco delle 24 ore della giornata. Dispensa massime piene di saggezza ricamandole nella trama degli abiti tradizionali che confeziona. (mescolare Tahar Ben Jelloun+Paolo Conte. Il sarto lo fotografai realmente a Tunisi nell’estate del 2003).
3) La lusitanista inusitata. E’ la storia di una dottoranda lusitanista napoletana che va a studiare in Portogallo. Da lì, a bordo di tre caravelle, parte per le Americhe per un convegno internazionale di studi. In ogni caravella sta un capitano; lei è innamorata di tutti e tre i capitani; ogni capitano vorrebbe sottrarre la lusitanista agli altri due, e fermarsi in un isoletta atlantica a vivere con lei. E’ un grande affresco storico, in costume, scritto in un misto di portoghese-napoletano maccheronico, ma ambientata ai giorni nostri. Un prosimetro! (mescolare Benni+Pessoa+Stevenson+Tabucchi)
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3 Aprile 2008
Predeterminare la data di una nascita (pur sempre già da sempre saputa dall’Onnisciente) con un eventuale cesareo programmato contiene un vago sapore di “vittoria sul Caso”, l’antica ùbris troppo umana rispetto agli insondabili progetti degli Dei?
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26 Marzo 2008
Finalmente su carta le storie lineari, permeabili e imperdibili di Nadia Zorzin (alias soloinlinea). Ecco l’annuncio della prima presentazione del prezioso ottavo volume untitlediano:
Si chiama ma-mma, ed è una bella storia di amore e di terrore. Pieno di corpi che si gonfiano si espongono e si nascondono, carezze e piccole lotte, timori, esasperazioni, esitazioni, sorprese. Il libro sarà presentato a Napoli sabato 29 marzo alle 18,30, alla Stazione Marittima (Molo Angioino), nello spazio della mostra “In viaggio col taccuino” - un evento di Galassia Gutenberg (informazioni qui, e sul blog della mostra).
- tratto da Il nuovo nato -
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16 Marzo 2008
La bici è sempre un simbolo, da qualunque angolazione la si voglia guardare. Così, tra le molte foto che descrivono la terribile repressione in atto in Tibet, ce n’è una che mi ha colpito e che mi pare di aver visto ripresa anche sui giornali: un rogo che accomuna rottami di biciclette e bandiera cinese. Due simboli disfatti.
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