Ammesso che qualcuno provi gusto a disinfestare merli e che, soprattutto, questi si lascino disinfestare, vorrei dire la mia sul “Festival di Sanremo” (di cui “disinfestava merlo” è un anagramma totalmente non-significativo. E non provo nemmeno ad avvicinare l’insuperabile “rime sfondastivale” di Gianni Mura citato proprio oggi da Bartezzaghi su Lessico&Nuvole). Seguo il Festival cercando faticosamente di vincere il sonno, che in genere mi assale intorno alle ore 22 di ogni giorno. Metto tra parentesi Cristicchi, per i noti motivi e perché vorrei scriverne meglio e diffusamente a note ferme, prima di dichiarare le mie preferenze, per quello che ho ascoltato e che mi ricordo al momento.
Dunque, i Facch-inetti mi pare abbiano azzardato una performance difficilmente omologabile alle esibizioni canore; i Pquadro erano scarsi già ad Amici, figuriamoci al Festival; i Bella cantano un testo mogoliano di rara bruttezza (che prosegue la serie “qualcuno fermi Mogol per il suo bene ed il suo nome”); Al bano è oltre il post-moderno quindi lo capirò, forse, l’anno prossimo; su Meneguzzi, di solito, tolgo l’audio; Dorelli e Concato li salvo a priori (per simpatia, stima e per la loro storia musicale); Silvestri gioca furbizie intelligenti, ma è un vero musicista e sa sempre comunicare anche nel divertimento. Tutti gli altri, big e giovani, devo riascoltarsi almeno una volta per poterne dire qualcosa, anche solo un “Mi sfaldaste rovine”, oppure “Frisse D’Alema vinto!”, o un “Finse? Stramaledivo!”
