Disinfestava merlo

logo ufficiale del Festival di Sanremo 2007 disegnato da Lele LuzzatiAmmesso che qualcuno provi gusto a disinfestare merli e che, soprattutto, questi si lascino disinfestare, vorrei dire la mia sul “Festival di Sanremo” (di cui “disinfestava merlo” è un anagramma totalmente non-significativo. E non provo nemmeno ad avvicinare l’insuperabile “rime sfondastivale” di Gianni Mura citato proprio oggi da Bartezzaghi su Lessico&Nuvole). Seguo il Festival cercando faticosamente di vincere il sonno, che in genere mi assale intorno alle ore 22 di ogni giorno. Metto tra parentesi Cristicchi, per i noti motivi e perché vorrei scriverne meglio e diffusamente a note ferme, prima di dichiarare le mie preferenze, per quello che ho ascoltato e che mi ricordo al momento.

Dunque, i Facch-inetti mi pare abbiano azzardato una performance difficilmente omologabile alle esibizioni canore; i Pquadro erano scarsi già ad Amici, figuriamoci al Festival; i Bella cantano un testo mogoliano di rara bruttezza (che prosegue la serie “qualcuno fermi Mogol per il suo bene ed il suo nome”); Al bano è oltre il post-moderno quindi lo capirò, forse, l’anno prossimo; su Meneguzzi, di solito, tolgo l’audio; Dorelli e Concato li salvo a priori (per simpatia, stima e per la loro storia musicale); Silvestri gioca furbizie intelligenti, ma è un vero musicista e sa sempre comunicare anche nel divertimento. Tutti gli altri, big e giovani, devo riascoltarsi almeno una volta per poterne dire qualcosa, anche solo un “Mi sfaldaste rovine”, oppure “Frisse D’Alema vinto!”, o un “Finse? Stramaledivo!”

Il grande fratello sette

Ieri sera, di ritorno da teatro, ho visto uno scampolo di Grande Fratello. La sensazione che ho provato è la stessa di ogni anno: il non capire dove stia l’alieno e l’alienato, se da questa parte dello schermo (io) o dall’altra (loro). E pensavo, pure, alla parola “alienista”, come anello di congiunzione tra alieno e alienato. Ad ogni modo, pochi minuti di esposizione pre-sonno (pericolosissima quindi) ai marziani, o al rispecchiamento deformante che rende me marziano, mi facevano tornare alla mente alcune previsioni scritte tre anni fa proprio sul Grande fratello. Che io, me ne vergogno ma non più della vergogna di aver seguito altri “reality”, l’ho sempre seguito ogni anno. Insomma tre anni fa scrivevo queste previsioni, alcune profetiche altre meno: Read the rest of this entry »

Umore/umorismo/ironia

Come si alimenta il “buonumore”? Che legame c’è tra buonumore e umorismo? E tra umorismo e ironia? Il distacco, la finzione, il capovolgimento dell’ironia come intervengono nell’alimentare, se lo alimentano, uno stato di buonumore? Il buonumore è un concetto “relazionale”, sociale?

Mi facevo queste domande, più o meno consapevolmente, mentre guardavo, qualche sera fa, la trasmissione di Cochi&Renato su RaiDue “Stiamo lavorando per noi“. Dico subito che ho una passione infantile (cioé dall’infanzia) per loro, e che ogni appunto o rilievo ad elementi di presunta debolezza della trasmissione risulta per me un elogio all’inattualità essenziale e meravigliosa della loro comicità poetica. Riflettevo sul concetto di “buonumore” guardandoli cantare con Jannacci e Boldi. E mi chiedevo come io riesca, se ci riesco, quando ci riesco, ad alimentare il mio buonumore. Io che, in fondo, sono un umorista triste.

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