La bellezza di certe pubblicità televisive di automobili deriva dall’indifferenza, sostanziale, alla mera promozione dell’acquisto del prodotto e, al contrario, dalla suggestione evocativa che le informa: il mito più efficace della modernità, l’auto, ammantato di simboli, storie, valori. Non è un caso, quindi, che pregevoli colonne sonore si prestino a questo genere di spot (penso a Giovanni Allevi per BMW, Gianna Nannini e Vasco Rossi per Fiat…). Ultimo in ordine di tempo un efficace spot dell’Alfa Romeo sulle note della famosa canzone di Lucio Dalla dedicata al grande Tazio Nuvolari (reinterpretata in un arrangiamento attuale ed elegante). Lo spot mi ha fatto riscoprire (e riascoltare per le numerose volte del passaggio dello spot) quella canzone come “madeleine” musicale, poiché è un brano che mi piace fin da quando uscì. E siccome uscì nel 1976 (album “Le automobili“) o giù di lì, vuol dire che mi piace fin da quando ero bambino. Il che vuol dire, a memoria, che ho sviluppato abbastanza precocemente i miei gusti musicali. E che la musica è per me, da sempre, l’esperienza estetica più profonda, più coinvolgente, più duratura. Potenza della pubblicità!
1. Nuvolari
1 Aprile 2008
Archiviato in memoria potenziale, musica, tele-visioni » 2 commenti per Nuvolari
2. Tv trash
1 Febbraio 2008
Archiviato in tele-visioni » un commento per Tv trash
3. Il musical come archetipo del non-parodiabile
3 Dicembre 2007
Ho sempre avuto la fissa dei musical americani. Soprattutto di quelli con dentro il jazz. E un mio sogno segreto sarebbe quello di scrivere un musical cinematografico che ripeschi i suoi brani all’interno della tradizione delle canzoni italiane, dagli anni Venti ad oggi. Ieri pomeriggio, stirando, riguardavo in tv “Everyone says I love you” e mi tornavano in mente riflessioni sul musical di qualche tempo fa.
Ad esempio, il concetto di musical come struttura sostanzialmente non-parodiabile:
“Imitarne la forma, infatti, significa ipso facto attualizzarla: la parodia di un musical diventa un musical, è un musical” dicevo.
Tra l’altro questa è una caratteristica condivisa anche dal trash (una parodia di un programma trash, presa per buona la definizione di “trash” come “imitazione malriuscita”, diventa il programma stesso. Esempio: la parodia del programma “Uomini e Donne” fatta a Zelig - e in passato l’aveva fatta anche Gene Gnocchi con esiti differenti e più tendenti al surreale, ecco forse il surreale riesce a parodiare il trash - ebbene la parodia di Zelig è una riproposizione di alcuni moduli ricorrenti del programma ma già in sé comici. Parodia e originale coincidono.)
Dicevo del musical come struttura non-parodiabile ma, semmai, citabile: la citazione ammiccante ad un genere, come nel film di Allen o come nelle citazioni simpsoniane, dà esito ad un musical piacevole più o quanto un musical allo stato, diciamo, ingenuo o “puro” (come lo sono “Un americano a Parigi”, ma anche lo stesso “The Blues Brothers”…)
Ecco, io sogno una via italiana al musical cinematografico (perché teatralmente il discorso è diverso e la nostra storia, Garinei e Giovannini docet, gloriosa e antica mentre i “musicarelli” degli anni Sessanta non sono assimilabili al genere) puro o citazionista che sia: con tutti i miei musicisti preferiti, i ritmi nostri, le canzoni e le melodie di 80 anni di musica italiana. Prima o poi lo scrivo. Intanto inizio coi consigli natalizi: procuratevi la colonna sonora di Everyone Says I love you
Postilla
Anche Nanni Moretti talvolta ha citato il musical come sottogenere in un certo senso affascinante, evocandolo proprio come alternativa drastica al suo fare cinema: ricordate quando in “Caro Diario” utilizza come scusa per visitare l’interno di case che gli piacciono la ricerca di una location per un fantomatico musical su un pasticcere trotskista nell’Italia degli anni ‘5o? Musical che poi ricompare come “film nel film” in “Aprile“, dove il pasticcere prenderà le sembianze di Silvio Orlando e la realizzazione del musical, nel finale, segna una sorta di riappacificazione di Nanni con il gusto stesso di fare cinema, quindi di inventare liberamente in una dimensione totalmente irrealistica.
Archiviato in pontificazioni, musica, tele-visioni » lascia un commento per Il musical come archetipo del non-parodiabile
4. La sigla di Monk
9 Settembre 2007
Come alcuni di voi sapranno (gli intimi) sono un patito della serie televisiva Detective Monk. Non vi sto a dire il perché ed il percome dei miei gusti in fatto di televisione. Uno dei motivi che mi hanno fidelizzato da subito a quel telefilm è la sua colonna sonora: molto ben scritta! La colonna sonora, e la sigla di testa della prima stagione, è stata scritta da Jeff Beal. Nella seconda stagione, invece, per la sigla è stata utilizzata una canzone scritta appositamente da Randy Newman di cui, come alcuni di voi sapranno, sono fan. Ora, vorrei riproporvi il dibattito americano che si sollevò in merito al cambio di sigla (vedi anche la ricca pagina di Wikipedia sulla serie). A me piacciono entrambe. Voi cosa preferite? Leggi il resto » La sigla di Monk
Archiviato in musica, fiction, tele-visioni » 4 commenti per La sigla di Monk
5. La Mer
16 Maggio 2007
Una delle canzoni più famose e memorabili di Charles Trenet è sicuramente La Mer. In questi giorni mi stupisce non poco che una grande casa automobilistica francese utilizzi, per un suo spot, questa magnifica canzone francese in una sua versione….inglese, “Beyond the sea” (che magari avrete ascoltato nei titoli di coda di “Finding Nemo“).
Ora, sembrerebbe che le due versioni, quella francese e quella inglese, abbiano vissuto nel tempo vite parallele: più poetica e sognante quella continentale e romanza, più swingante e cinematografica quella tradotta nella lingua globale. Io continuo, pur sensibile ad ogni sirena jazzistica, a preferire la calda voce francese di Trenet. Leggi il resto » La Mer
Archiviato in musica, tele-visioni » un commento per La Mer
6. Ma quando arrivano le ragazze?
27 Marzo 2007
Ieri sera, prima di addormentarmi, ho avuto la fortuna di intercettare in tv, con un occhio ancora aperto, il film “Ma quando arrivano le ragazze?“, che mi ero perso al cinema, un paio d’anni fa, e che sapevo a priori mi sarebbe piaciuto molto. Perché mi piace molto la poetica di Pupi Avati, perché mi piace moltissimo il jazz, perché sono stato un adolescente che suonava il saxofono e perché mi è costato un poco (o non poco) capire che quello non era il mio talento più proprio. Una volta dovrei decidermi a raccontare, cioè a raccontar-mi, una volta per tutte il mio rapporto col suonare e con la musica jazz.
Del film (anche in dvd) segnalo, inoltre, l’ottima colonna sonora firmata da Riz Ortolani e Giovanni Tommaso.
Archiviato in tele-visioni, scollature » un commento per Ma quando arrivano le ragazze?
7. Musica e spot
20 Marzo 2007
Avete presente l’ultimo spot della Banca Monte dei Paschi? Ecco, ultimamente diversi visitatori arrivano qui cercando la canzone che fa da colonna sonora allo spot, la meravigliosa “Gli impermeabili” di Paolo Conte. Lo spot, per la regia di Giuseppe Tornatore, ha il pregio di farci ascoltare e riascoltare in tv quel giro armonico riuscito, ma fa anche scempio d’una parte del brano, con un taglia e cuci del cantato che produce un fastidioso effetto “salto della puntina”. Sarebbe bastato usare la coda strumentale e basta, e l’armonia del tutto sarebbe stata fatta salva.
Il tema del rapporto tra la musica che non nasce per uno spot e lo spot stesso è, per me, molto interessante; purtroppo si è persa la tradizione dei jingle pubblicitari e molta - troppa - musica pop si impone, ormai, solo grazie alla pubblicità ma senza avere la nobiltà di stile (leggi: originalità) dei vecchi jingle creati appositamente per la pubblicità (vedi le invenzioni di un Franco Godi ad esempio…). Ed io temo un poco che lo splendido tema “Il campo di pallone” di Nicola Piovani (per il film “Caro Diario” di Nanni Moretti) rimanga nella memoria delle future generazioni unicamente come persistente commento d’ogni sorta di maccherone, farfallina o pennetta di grano tenero o duro che sia.
Archiviato in tele-visioni » 3 commenti per Musica e spot
8. E il vincitore è…Simone!!!!
3 Marzo 2007
Piccola informazione di servizio: per votare Simone, stasera, nella Finale del Festival, occorre inviare un sms con scritto 05 al numero 48444. Comunque vada, è del tutto evidente che…ha già vinto. Che poi non so mai come vanno queste faccende di televoto e sms, e mi illudo che davvero stiano lì a contarli. Si sa mai…io almeno uno lo mando.
E questo Sanremo ce lo ricorderemo…
Archiviato in musica, tele-visioni » lascia un commento per E il vincitore è…Simone!!!!
9. Disinfestava merlo
1 Marzo 2007
Ammesso che qualcuno provi gusto a disinfestare merli e che, soprattutto, questi si lascino disinfestare, vorrei dire la mia sul “Festival di Sanremo” (di cui “disinfestava merlo” è un anagramma totalmente non-significativo. E non provo nemmeno ad avvicinare l’insuperabile “rime sfondastivale” di Gianni Mura citato proprio oggi da Bartezzaghi su Lessico&Nuvole). Seguo il Festival cercando faticosamente di vincere il sonno, che in genere mi assale intorno alle ore 22 di ogni giorno. Metto tra parentesi Cristicchi, per i noti motivi e perché vorrei scriverne meglio e diffusamente a note ferme, prima di dichiarare le mie preferenze, per quello che ho ascoltato e che mi ricordo al momento.
Dunque, i Facch-inetti mi pare abbiano azzardato una performance difficilmente omologabile alle esibizioni canore; i Pquadro erano scarsi già ad Amici, figuriamoci al Festival; i Bella cantano un testo mogoliano di rara bruttezza (che prosegue la serie “qualcuno fermi Mogol per il suo bene ed il suo nome”); Al bano è oltre il post-moderno quindi lo capirò, forse, l’anno prossimo; su Meneguzzi, di solito, tolgo l’audio; Dorelli e Concato li salvo a priori (per simpatia, stima e per la loro storia musicale); Silvestri gioca furbizie intelligenti, ma è un vero musicista e sa sempre comunicare anche nel divertimento. Tutti gli altri, big e giovani, devo riascoltarsi almeno una volta per poterne dire qualcosa, anche solo un “Mi sfaldaste rovine”, oppure “Frisse D’Alema vinto!”, o un “Finse? Stramaledivo!”
Archiviato in musica, tele-visioni » 5 commenti per Disinfestava merlo
10. Il grande fratello sette
19 Gennaio 2007
Ieri sera, di ritorno da teatro, ho visto uno scampolo di Grande Fratello. La sensazione che ho provato è la stessa di ogni anno: il non capire dove stia l’alieno e l’alienato, se da questa parte dello schermo (io) o dall’altra (loro). E pensavo, pure, alla parola “alienista”, come anello di congiunzione tra alieno e alienato. Ad ogni modo, pochi minuti di esposizione pre-sonno (pericolosissima quindi) ai marziani, o al rispecchiamento deformante che rende me marziano, mi facevano tornare alla mente alcune previsioni scritte tre anni fa proprio sul Grande fratello. Che io, me ne vergogno ma non più della vergogna di aver seguito altri “reality”, l’ho sempre seguito ogni anno. Insomma tre anni fa scrivevo queste previsioni, alcune profetiche altre meno:
Leggi il resto » Il grande fratello sette
