Feriae Augusti

15 Agosto 2010

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Il giorno di Ferragosto è il luogo ideale dove esercitare lo sguardo. Il giorno più vuoto del mese più vuoto dell’anno, è assimilabile a una “ucronìa”: il suo tempo è realmente alternativo al normale scorrere del tempo, è un non-giorno antonomastico il ferragosto, chiodo ferroso piantato sul calendario (così dicevo una volta). Ogni ferragosto mi mescolo ai turisti, con una maglia colorata, e faccio foto alla città in cui vivo, soprattutto alla piccola porzione di vicoli che circonda i monumenti, vicino casa, cercando di esercitare lo sguardo sul vuoto. Faccio foto col cellulare, senza nessuna abilità tecnica o velleità artistica, ma con una posizione teorica ormai piuttosto definita e consolidata negli anni: nel vuoto lo sguardo sovrappone meglio alcuni concetti alla realtà “percepita” e ne evidenzia altri, nascosti, astraendoli da particolari minimi e inosservati. E’ anche questo uno “scrivere l’essenziale”, perché la giornata del 15 agosto è realmente quintessenziale rispetto alla percezione del “Vuoto” e del Tempo che lo attraversano. E’ la giornata più inconsapevolmente “taoista” che abbiamo in Italia. Ed è in questo vuoto generatore e ascensionale che, non a caso, Maria viene “assunta” in cielo. E’ un vuoto che spinge, pneumaticamente, verso l’Oltremondano. L’urbanità, inoltre, diventa quinta scenica, bidimensionale (vedi anche l’episodio “In vespa” di Caro Diario, che è un paradigma efficace dell’attravesamento nel Vuoto ferragostano), schermo sul quale proiettare paure e desideri.

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Moderno Hotel

7 Luglio 2010

Il diplomatico svizzero scende da una berlina nera di lusso, nel sedile del passeggero una donna, di lusso, che ripartirà poco dopo al volante lasciandolo a prenotarsi una camera, che lui sperava per due fino a qualche istante prima. Ha un volo il mattino presto, forse dall’aeroporto militare. Vuol pagare con una banconota da duecento euro. E’ notte piena. Non c’è il resto.

La ragazza portoricana ha troppa cipria, fianchi molto ampi e un bel sorriso a denti bianchi. Un gruppo di famiglia, vacanze in europa. Chiede la connessione wi-fi, un’ora 3 euro. E’ notte sempre più piena, fa molto caldo. Sale le scale, le ridiscende. Forse inciampa. Il suo sovrappeso è suadente, comunque. Come i fianchi e pure la troppa cipria sull’incarnato ambra. Ma i denti le fanno un bellissimo sorriso bianco.

Un gruppo, forse sudamericano e dotato di un esotismo già troppo sudato e geograficamente non identificabile, entra caracollando, con bottiglie di liquori a forme strane. Chiedono ghiaccio. Non ce n’è. Sorry.

Il tipo pelato e atletico, allampanato (slavo? inglese?) scende da un SUV giapponese. Chiede una stanza. La vuole vedere. “Many train?” “Cosa?” Forse vuol sapere se di notte passano molti train. No, non molti. Torna al SUV. La camera non deve averlo convinto. Parte a razzo, quasi sgommando.

Un’esile tardo-adolescente bruttina, naso semitico?, sgattaiola in minigonna e maglia corta turchese su per le scale senza passare dalla portineria, alla quale dedica solo un’occhiata traversa e colpevole. Non si saprà mai la sua destinazione né la sua determinazione a delinquere.

Nel mentre, tre amici occasionali osservavano tale viavai con compiaciuto disincanto.

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Il diorama di Dio

28 Dicembre 2009

io playmobil

Non ho mai compreso il sarcasmo o il biasimo che si sono attirati addosso, nel corso degli anni, i plastici delle varie “scena criminis” proposti nella sua trasmissione da Bruno Vespa. Ho sempre trovato quei diorama, accuratissimi, la parte più riuscita e convincente dell’intera trasmissione. Forse l’unica. Tempo fa ne avevano discusso (dopo l’ultimo e controverso plastico in scena sul “caso Brenda”), con la consueta competenza semiologica, a TV Talk (trasmissione che seguo da sempre e che consiglio a tutti). I plastici di Vespa, mi pare dicesse il prof. Simonelli, sono una “messa in scena” al quadrato, essendo già la rappresentazione televisiva di per sé una sorta di “diorama” vivente della realtà, un duplicato verosimile e realistico del “reale”. Immagino che tra qualche anno tutti i plastici delle trasmissioni di Vespa potrebbero dare pure luogo ad una piccola attrazione turistica, una “Italia in miniatura degli orrori”, da visitare osservandola dall’alto. I diorama hanno per me, evidentemente, un grande fascino filosofico. La volontà di riprodurre, in scala ridotta, porzioni e rappresentazioni della realtà evoca, inconsciamente, la percezione della finitudine umana, noi “creature” in scala (a sua immagine?) rispetto a un “Creatore”. L’idea del “Grande Architetto” non è, in fondo, quella di una ferromodellista della domenica che, per passare il tempo e sconfiggere la noia, squaderna appunto il “Creato”? Tutti i diorama alludono, a mio parere, a questa dimensione incolmabile: facciamo modellini per esorcizzare la paura di essere, noi stessi, modellini, giocattoli, figurine. In un tripudio di presepi, ferrovie, bamboline, case di bambole, costruzioni lego et similia, riproduciamo la vertigine di creare e, soprattutto, controllare Mondi. Governiamo l’oscurità del Caos ricalibrando in scala, ridotta, il Reale. E la letteratura come diorama? Un’altra volta, prego. Torniamo ai plastici. Leggi il resto »

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Regalo plot

8 Aprile 2008

Poiché avrò, entro pochi giorni, molto meno tempo per scrivere, regalo ai passanti alcuni spunti narrativi (bozzetti o trame potenziali, soggettini, plot?) che conservo nel cassetto da alcuni anni, o da alcuni giorni.

1) Il centometrista. E’ la storia di un bambino magrissimo, ambientata in Veneto negli anni ‘80. Frequenta le scuole medie. E’ molto pallido, leggermente curvo, quasi scheletrico. Lo sguardo grigio. Non socializza con nessuno dei compagni. E’ il bambino più veloce della sua scuola nel correre gli 80 metri piani. Vince i campionati scolastici. Poi quelli provinciali. Poi quelli regionali. Va a Roma.  Campionati nazionali under 14. Il giorno della gara, per la quale è il favorito assoluto, scompare. Scompare nella metropoli. Perché è scomparso? E’ stato rapito? E’ vivo? (mescolare Ammanniti+Dickens+Kafka)

2) Il sarto di Tunisi (o lo Zio di Tangeri). E’ la storia di un sarto muto che osserva lo svolgersi degli eventi nel Suk di Tunisi lungo l’arco delle 24 ore della giornata. Dispensa massime piene di saggezza ricamandole nella trama degli abiti tradizionali che confeziona. (mescolare Tahar Ben Jelloun+Paolo Conte. Il sarto lo fotografai realmente a Tunisi nell’estate del 2003).

3) La lusitanista inusitata. E’ la storia di una dottoranda lusitanista napoletana che va a studiare in Portogallo. Da lì, a bordo di tre caravelle, parte per le Americhe per un convegno internazionale di studi. In ogni caravella sta un capitano; lei è innamorata di tutti e tre i capitani; ogni capitano vorrebbe sottrarre la lusitanista agli altri due, e fermarsi in un isoletta atlantica a vivere con lei. E’ un grande affresco storico, in costume, scritto in un misto di portoghese-napoletano maccheronico, ma ambientata ai giorni nostri. Un prosimetro! (mescolare Benni+Pessoa+Stevenson+Tabucchi)

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Variabili (oppure no)

7 Aprile 2008

Il blogger A incontra la bloggeressa B (oppure no).  Si fidanzano (o sfidanzano). Mettono su casa insieme (o restano da soli). Si sposano (o divorziano). Fanno un blog comune (del viaggio di ogni vacanza verso est, del matrimonio, viaggio di nozze, progetto collettivo-collaborativo xyz…). Chiudono il blog che tenevano da “single” (o chiudono il blog comune perché preferivano quello da “single”). Fanno un mutuo per mettere casa su “Secondlife” (o non sono mai entrati su Secondlife). Aprono il blog del figlio/a appena nato/a ( e passano a Flickr PRO per mettere le 3500 foto del figlio/a; o non mettono nemmeno una foto in rete per la privacy…). Nei blog degli amici si trovano gli auguri per la nascita/matrimonio/lieto evento con i link ai singoli blog da single al posto dei nomi e il link al blog del figlio/matrimonio/lieto evento. Il blog del figlio/figlia è molto più interessante dei singoli blog dei genitori da single (il blog del figlio/a viene abbandonato alle soglie della laurea del piccolo/a; il blog del figlio viene coltivato oltre la laurea del piccolo/a). Nove blog famosi su dieci chiudono non per ragioni estetico-letterarie, ma perché i blogger invecchiano ed hanno la sciatica, che stare troppe ore seduti gli fa male.

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Nuvolari

1 Aprile 2008

La bellezza di certe pubblicità televisive di automobili deriva dall’indifferenza, sostanziale, alla mera promozione dell’acquisto del prodotto e, al contrario, dalla suggestione evocativa che le informa: il mito più efficace della modernità, l’auto, ammantato di simboli, storie, valori. Non è un caso, quindi, che pregevoli colonne sonore si prestino a questo genere di spot (penso a Giovanni Allevi per BMW, Gianna Nannini e Vasco Rossi per Fiat…). Ultimo in ordine di tempo un efficace spot dell’Alfa Romeo sulle note della famosa canzone di Lucio Dalla dedicata al grande Tazio Nuvolari (reinterpretata in un arrangiamento attuale ed elegante). Lo spot mi ha fatto riscoprire (e riascoltare per le numerose volte del passaggio dello spot) quella canzone come “madeleine” musicale, poiché è un brano che mi piace fin da quando uscì. E siccome uscì nel 1976 (album “Le automobili“) o giù di lì, vuol dire che mi piace fin da quando ero bambino. Il che vuol dire, a memoria, che ho sviluppato abbastanza precocemente i miei gusti musicali. E che la musica è per me, da sempre, l’esperienza estetica più profonda, più coinvolgente, più duratura. Potenza della pubblicità!

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Profilo di scrittore (2)

15 Marzo 2008

…se abita in piccolo centro conosce tutti i concittadini, viene salutato sul corso, riceve uno sconto del 20 % in buona parte dei negozi; se abita in una metropoli cerca di collezionare contatti utili tra giornalisti; incrocia sempre almeno una fan sfegatata via web; facilmente viene invitato a fare una trasposizione teatrale (o cinematografica) della sua narrativa; oppure viene invitato a scrivere ex novo qualcosa di teatrale (dialoghetti, sperimentazioni d’occasione, anniversari…); tiene una rubrica su un settimanale/mensile; ama parlare d’altro (cucina, arredamento, moda, sport…); nelle foto guarda sempre in camera e fa una smorfia oppure uno sguardo intenso, da scrittore;  ama inventarsi una biografia fittizia per le interviste; di solito è nato tra il primo gennaio 1970 e 31 dicembre 1985; il suo esordio è sempre salutato come quello di una “voce originale”.

continua…

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Profilo di scrittore

12 Marzo 2008

Per astrazione di caratteri comuni: scrive narrativa; scrive recensioni; suona o canta in una band (o ha suonato o fondato una band); collabora con riviste cartacee e on line (variante: ha fondato riviste cartacee e/o on line); appartiene a “cerchie” letterarie che amano contrapporsi a “cerchie” rivali come ridefinizione dell’identità di cerchia e di appartenenza alla cerchia; ha svolto innumerevoli “lavoretti”; talvolta si è laureato ottimamente; talvolta fa il giornalista; tendenzialmente è del centro-nord; di norma ha un suo scrittore-guida appartenente alla generazione precedente alla sua; non crede alle scuole di scrittura e volentieri tiene lezioni in scuole di scrittura; se ha radici metropolitane volentieri partecipa ad iniziative culturali (dibattiti, presentazioni del suo ultimo libro, reading…) in realtà locali minori, provinciali, decentrate; se viene dalla provincia volentieri partecipa ad iniziative culturali metropolitane; generalmente ama farsi fotografare; ha un sito/blog personale; cliccando qui si può: ascoltare l’intervista, scaricare l’intervista, leggere il dietro le quinte, prelevare i materiali preparatori, aggiuntivi a; spesso si trova antologizzato in raccolte di giovani scrittori; talvolta si trova curatore antologizzante di scrittori ancora più giovani.

continua…

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Parole ossee

22 Febbraio 2008

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Tv trash

1 Febbraio 2008

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