Non ho mai compreso il sarcasmo o il biasimo che si sono attirati addosso, nel corso degli anni, i plastici delle varie “scena criminis” proposti nella sua trasmissione da Bruno Vespa. Ho sempre trovato quei diorama, accuratissimi, la parte più riuscita e convincente dell’intera trasmissione. Forse l’unica. Tempo fa ne avevano discusso (dopo l’ultimo e controverso plastico in scena sul “caso Brenda”), con la consueta competenza semiologica, a TV Talk (trasmissione che seguo da sempre e che consiglio a tutti). I plastici di Vespa, mi pare dicesse il prof. Simonelli, sono una “messa in scena” al quadrato, essendo già la rappresentazione televisiva di per sé una sorta di “diorama” vivente della realtà, un duplicato verosimile e realistico del “reale”. Immagino che tra qualche anno tutti i plastici delle trasmissioni di Vespa potrebbero dare pure luogo ad una piccola attrazione turistica, una “Italia in miniatura degli orrori”, da visitare osservandola dall’alto. I diorama hanno per me, evidentemente, un grande fascino filosofico. La volontà di riprodurre, in scala ridotta, porzioni e rappresentazioni della realtà evoca, inconsciamente, la percezione della finitudine umana, noi “creature” in scala (a sua immagine?) rispetto a un “Creatore”. L’idea del “Grande Architetto” non è, in fondo, quella di una ferromodellista della domenica che, per passare il tempo e sconfiggere la noia, squaderna appunto il “Creato”? Tutti i diorama alludono, a mio parere, a questa dimensione incolmabile: facciamo modellini per esorcizzare la paura di essere, noi stessi, modellini, giocattoli, figurine. In un tripudio di presepi, ferrovie, bamboline, case di bambole, costruzioni lego et similia, riproduciamo la vertigine di creare e, soprattutto, controllare Mondi. Governiamo l’oscurità del Caos ricalibrando in scala, ridotta, il Reale. E la letteratura come diorama? Un’altra volta, prego. Torniamo ai plastici. Leggi il resto » Il diorama di Dio
Poiché avrò, entro pochi giorni, molto meno tempo per scrivere, regalo ai passanti alcuni spunti narrativi (bozzetti o trame potenziali, soggettini, plot?) che conservo nel cassetto da alcuni anni, o da alcuni giorni.
1) Il centometrista. E’ la storia di un bambino magrissimo, ambientata in Veneto negli anni ‘80. Frequenta le scuole medie. E’ molto pallido, leggermente curvo, quasi scheletrico. Lo sguardo grigio. Non socializza con nessuno dei compagni. E’ il bambino più veloce della sua scuola nel correre gli 80 metri piani. Vince i campionati scolastici. Poi quelli provinciali. Poi quelli regionali. Va a Roma. Campionati nazionali under 14. Il giorno della gara, per la quale è il favorito assoluto, scompare. Scompare nella metropoli. Perché è scomparso? E’ stato rapito? E’ vivo? (mescolare Ammanniti+Dickens+Kafka)
2) Il sarto di Tunisi (o lo Zio di Tangeri). E’ la storia di un sarto muto che osserva lo svolgersi degli eventi nel Suk di Tunisi lungo l’arco delle 24 ore della giornata. Dispensa massime piene di saggezza ricamandole nella trama degli abiti tradizionali che confeziona. (mescolare Tahar Ben Jelloun+Paolo Conte. Il sarto lo fotografai realmente a Tunisi nell’estate del 2003).
3) La lusitanista inusitata. E’ la storia di una dottoranda lusitanista napoletana che va a studiare in Portogallo. Da lì, a bordo di tre caravelle, parte per le Americhe per un convegno internazionale di studi. In ogni caravella sta un capitano; lei è innamorata di tutti e tre i capitani; ogni capitano vorrebbe sottrarre la lusitanista agli altri due, e fermarsi in un isoletta atlantica a vivere con lei. E’ un grande affresco storico, in costume, scritto in un misto di portoghese-napoletano maccheronico, ma ambientata ai giorni nostri. Un prosimetro! (mescolare Benni+Pessoa+Stevenson+Tabucchi)
Il blogger A incontra la bloggeressa B (oppure no). Si fidanzano (o sfidanzano). Mettono su casa insieme (o restano da soli). Si sposano (o divorziano). Fanno un blog comune (del viaggio di ogni vacanza verso est, del matrimonio, viaggio di nozze, progetto collettivo-collaborativo xyz…). Chiudono il blog che tenevano da “single” (o chiudono il blog comune perché preferivano quello da “single”). Fanno un mutuo per mettere casa su “Secondlife” (o non sono mai entrati su Secondlife). Aprono il blog del figlio/a appena nato/a ( e passano a Flickr PRO per mettere le 3500 foto del figlio/a; o non mettono nemmeno una foto in rete per la privacy…). Nei blog degli amici si trovano gli auguri per la nascita/matrimonio/lieto evento con i link ai singoli blog da single al posto dei nomi e il link al blog del figlio/matrimonio/lieto evento. Il blog del figlio/figlia è molto più interessante dei singoli blog dei genitori da single (il blog del figlio/a viene abbandonato alle soglie della laurea del piccolo/a; il blog del figlio viene coltivato oltre la laurea del piccolo/a). Nove blog famosi su dieci chiudono non per ragioni estetico-letterarie, ma perché i blogger invecchiano ed hanno la sciatica, che stare troppe ore seduti gli fa male.
La bellezza di certe pubblicità televisive di automobili deriva dall’indifferenza, sostanziale, alla mera promozione dell’acquisto del prodotto e, al contrario, dalla suggestione evocativa che le informa: il mito più efficace della modernità, l’auto, ammantato di simboli, storie, valori. Non è un caso, quindi, che pregevoli colonne sonore si prestino a questo genere di spot (penso a Giovanni Allevi per BMW, Gianna Nannini e Vasco Rossi per Fiat…). Ultimo in ordine di tempo un efficace spot dell’Alfa Romeo sulle note della famosa canzone di Lucio Dalla dedicata al grande Tazio Nuvolari (reinterpretata in un arrangiamento attuale ed elegante). Lo spot mi ha fatto riscoprire (e riascoltare per le numerose volte del passaggio dello spot) quella canzone come “madeleine” musicale, poiché è un brano che mi piace fin da quando uscì. E siccome uscì nel 1976 (album “Le automobili“) o giù di lì, vuol dire che mi piace fin da quando ero bambino. Il che vuol dire, a memoria, che ho sviluppato abbastanza precocemente i miei gusti musicali. E che la musica è per me, da sempre, l’esperienza estetica più profonda, più coinvolgente, più duratura. Potenza della pubblicità!
…se abita in piccolo centro conosce tutti i concittadini, viene salutato sul corso, riceve uno sconto del 20 % in buona parte dei negozi; se abita in una metropoli cerca di collezionare contatti utili tra giornalisti; incrocia sempre almeno una fan sfegatata via web; facilmente viene invitato a fare una trasposizione teatrale (o cinematografica) della sua narrativa; oppure viene invitato a scrivere ex novo qualcosa di teatrale (dialoghetti, sperimentazioni d’occasione, anniversari…); tiene una rubrica su un settimanale/mensile; ama parlare d’altro (cucina, arredamento, moda, sport…); nelle foto guarda sempre in camera e fa una smorfia oppure uno sguardo intenso, da scrittore; ama inventarsi una biografia fittizia per le interviste; di solito è nato tra il primo gennaio 1970 e 31 dicembre 1985; il suo esordio è sempre salutato come quello di una “voce originale”.
Per astrazione di caratteri comuni: scrive narrativa; scrive recensioni; suona o canta in una band (o ha suonato o fondato una band); collabora con riviste cartacee e on line (variante: ha fondato riviste cartacee e/o on line); appartiene a “cerchie” letterarie che amano contrapporsi a “cerchie” rivali come ridefinizione dell’identità di cerchia e di appartenenza alla cerchia; ha svolto innumerevoli “lavoretti”; talvolta si è laureato ottimamente; talvolta fa il giornalista; tendenzialmente è del centro-nord; di norma ha un suo scrittore-guida appartenente alla generazione precedente alla sua; non crede alle scuole di scrittura e volentieri tiene lezioni in scuole di scrittura; se ha radici metropolitane volentieri partecipa ad iniziative culturali (dibattiti, presentazioni del suo ultimo libro, reading…) in realtà locali minori, provinciali, decentrate; se viene dalla provincia volentieri partecipa ad iniziative culturali metropolitane; generalmente ama farsi fotografare; ha un sito/blog personale; cliccando qui si può: ascoltare l’intervista, scaricare l’intervista, leggere il dietro le quinte, prelevare i materiali preparatori, aggiuntivi a; spesso si trova antologizzato in raccolte di giovani scrittori; talvolta si trova curatore antologizzante di scrittori ancora più giovani.
Ho incontrato LR la prima volta a Roma nel dicembre del 2006. Facevamo parte entrambi di una specie di talk-show surreale dedicato ai blog e alla scrittura, all’interno degli incontri dell’area blog del salone PiùLibri. Ero curioso di conoscerlo, perché abitavamo tutti e due a Pisa e perché siamo quasi coetanei. Come è noto, non essendo io a quel tempo “diventato” ancora uno scrittore, odiavo sinceramente tutti gli scrittori nati negli anni Settanta. Così, mi pare, già alla presentazione gli dissi qualcosa tipo una battuta o una punzecchiatura, biliosa, che non ricordo. Poi mi colpì la sua camicia a quadrettoni, una camicia a quadrettoni troppo grossi per quell’occasione pubblica (troppo grossi per qualsiasi occasione pubblica, fatta forse eccezione per un festival di boscaioli tirolesi, o canadesi). Scoprii solo anni dopo che quella camicia doveva avere per lui valori scaramantico-affettivi. Tanto che gliela rividi addosso, in foto, in occasioni pubbliche ancora più importanti di quella del nostro incontro. Leggi il resto » Tipo “Alfabeto Einaudi”