Propaggine delle feste, i pandori in saldo. I saldi dei pandori iniziano molto prima dell’Epifania e si prolungano per tutto il mese di gennaio. I dolci di Carnevale hanno iniziato già ad occhieggiare negli scaffali degli ipermercati quando i pandori, ultime copie rimaste invendute, ancora ingombrano i corridoi centrali, quelli delle merci in offerta, in superofferta, scontatissimi. Il costo al kilo crollato, ogni nobilità artigiana o pseudoartigiana (gli spot mostrano sempre la lievitazione naturale accelerata, il forno accogliente, i focolari domestici illuminati, le consegne celeri di pacchi profumati…) andata scemando nell’accumulo del 3X2, i pandori dopo le feste sono avamposti bellici, residuali, carriarmati glicemici arenati sul campo dopo che la grande battaglia dei cenoni e dei pranzoni si è conclusa.
Allora, tu, come un collezionista di rottami, ti fai ammaliare dal peso/prezzo (un paio di euro per più di un kilo di soffice impasto burroso) e riempi la tua dispensa di uno, due, mille pandori in saldo. Fai scorte, scorte di guerra. Progetti abbondanti colazioni, caffellatti inondanti immense fettone di pandoro zuccherato, da qui all’eternità. Inviti ospiti a cena, compulsi ogni libro scritto da elisabettaparodi sul tema del riciclo del pandoro dopo le feste, sogni vastità di tiramisù e zuppe inglese che occultino il loro materiale da costruzione, la malta burrosa riciclata. Una volta che il pandoro a saldo entra nella tua dispensa (nella foto) si crea un vincolo di affetto, ma oserei dire di “amoreodio”, molto complesso. Da un lato sei tutto orgoglioso dell’affare che hai fatto, del rapporto peso/prezzo, della disponibilità zuccherina extra-feste, tu formica che ha fatto scorte, e così finisce che procrastini continuamente il consumo della scorta che hai accaparrato: la contempli, ma non la consumi (in quel meccanismo estetico per il quale si “rimanda il godimento di qualcosa di piacevole”, in una eterna “cadenza di aspetto” del pandoro).
Dall’altro lato, però, esiste una quantità di pandoro, scientificamente determinata, che ogni essere umano può consumare in un intervallo di tempo dato senza che il pandoro gli risulti irrimediabilmente nauseante. L’Università di Austin, in Texas, ha deteterminato nel 2009 che un uomo di media corporatura può ingerire al massimo 3,9 kg di pandoro nel periodo compreso tra dicembre e febbraio. Oltre tale quantità, hanno verificato alcuni ricercatori italiani (ah, la fuga dei cervelli…) il pandoro viene rigettato dal corpo umano. Per questo in molte confezioni di pandoro oggi potete trovare la dicitura: “Mangiatene consapevolmente”.
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Carissimo 