36

31 Marzo 2008

Non sono riuscito a terminare la raccolta etichettata come “35″  prima che i 35 (anni) si concludessero. Così, oggi, sono 36. Per un mal riposto, o malinteso, senso del “dovere” stamani mi trovo in ufficio. Di solito il giorno del mio compleanno lo organizzavo in modo da rendere la giornata il più sopportabile possibile: una gita, una passeggiata, un giro per i negozi, un concerto o un museo. L’attesa di Sara ha spostato, di necessità, il baricentro emotivo del tempo e della sua gestione.

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1988

26 Gennaio 2008

Il 1988 era un anno di Olimpiadi. Ricordo che registrai la finale dei 100 metri, che era attesissima e, per via del fuso orario, inguardabile in diretta. Come ricorderete vinse un atleta di specchiata moralità. Ma allora non lo sapevamo ancora. Anche se era del tutto evidente che fosse un pupazzone anabolizzato. Ho imparato, crescendo, che in genere non si sa quasi niente di tutto ciò che, invece, è davvero evidente. Un po’ come il discorso che la profondità sta in superficie. Leggi il resto »

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1987

25 Gennaio 2008

Nel 1987 facevo il ginnasio. Ricordo il telegiornale che dà la notizia della morte di Primo Levi. Le inquadrature del palazzo, le scale, i coccodrilli. Il ginnasio, benché duri solo due anni, di solito e salvo bocciature, credo appaia a tutti, dall’interno, come una specie di purgatorio infinito, torturante. Giocavo a basket, allora, in modo piuttosto disordinato. Ricordo che frequentavo un negozio di strumenti musicali di Carrara. Leggi il resto »

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1986

15 Aprile 2007

mio fratello sul motorinoDicevo che il 1986 è l’anno del motorino. E quel motorino avrebbe una sua lunga storia. Intanto era di mio nonno materno, Gino, e non so per quale via fosse arrivato in eredità alla nostra cantina. Forse lui non lo utilizzava più da tempo, e lo aveva regalato a mio padre. Era un motorino arancione della Motobécane, e aveva un suo esotismo fine anni Sessanta. Era proprio un modello della fine dei Sessanta, mi sembra. L’esotismo era dato dal fatto, per me, di non essere della Piaggio o di altra marca italiana, tutto qui. (trovo, oggi, che in Francia resiste un culto nostalgico per queste motorette, Mobylette Motobécane, con siti e forum dedicati alla marca ed alla sua produzione storica). Leggi il resto »

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1985

12 Aprile 2007

Mi sembra che il concetto di “motorino” iniziò a presentarsi in me nel 1985, cioè un anno prima di raggiungere la fatidica soglia dei quattordici anni che, quando non si hanno ancora quattordici anni, rappresenta - o rappresentava? - il primo traguardo anagraficamente significativo: allora si poteva guidare un motorino. Iniziai a reclamarlo con largo anticipo (ma del motorino che ereditai, e che guidai per tutti i miei quattordici anni, ne parlerò nel 1986) fantasticando su Vespe e chopper Malaguti. A quel tempo non c’era l’attuale proliferazione di scooter di tutte le taglie e cilindrate: per un quattordicenne c’erano i Ciao, i Bravo, le Vespe e i motorini Malaguti. Almeno, questo è come me lo ricordo io. Il 1985, quindi, è per me sostanzialmente soltanto un-anno-prima-di-poter-guidare-un motorino. A pensarci bene, però, è anche l’anno dell’Heysel. Ricordo molto bene la diretta televisiva di quel 29 maggio sera. Un paio di anni fa ho scritto pure qualcosa per un libro su quella tragedia, legato ad una giovane vittima proveniente dalla provincia di Pisa. Leggendo la lista degli eventi dell’anno ho un ricordo diretto e durevole solo di quella diretta dallo stadio Heysel. Ecco, la strage dell’Heysel è una di quelle tragedie che ti consentono di dire cosa facevi o cosa pensavi in quel dato giorno di maggio del 1985, uno di quei punti di contatto tra memoria individuale e memoria collettiva.

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Interstate 35

30 Marzo 2007

i35x.gifIl 31 sono 35. Se a Dio piacerà moltiplicare quel bel numero primo, ci sarà pure un 31 da 62, e magari perfino un 31 da 93. C’è già stato un 31 perfettissimo, ed è stato quello in cui il 31 erano 31 (sorte che capita a tutti, e solo una volta nella vita, tranne a chi abbia per sé il 29 febbraio, perché nessuno ne avrà 29 il 29 febbraio). Certo c’è stato il 31 del primo, ad anche il 31 del terzo, ma non li ricordo proprio. E nemmeno ricordo il 31 del tredicesimo. E’ più facile che ricordi quel che passa in mezzo tra un 31 e l’altro, che quel che capitò in ogni singolo 31. A dirla tutta, il 31 m’ha sempre fatto simpatia: del resto va così, ci si affeziona anche, o proprio, a quel che di simbolico ci raffigura; e poiché pare quasi che ci somigli, ci sembra debba accompagnarci nella fortuna, almeno per quella Cabala in miniatura che sta riposta nelle nostre date private, nei giorni, nei mesi e negli anni. Dico trentacinque, da domani. Come una strada interstatale americana.

(mi accorgo che posso aggiornare, ormai, con lievi modifiche, ogni parola già scritta in passato. Vendo pensieri seminuovi, o usati pochissimo, questa è la verità)

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1984

24 Marzo 2007

Troppi ricordi del 1984. Quindi troppe cose da raccontare. La memoria è selezione, e il racconto è selezione di una selezione. Dicevo che i miei anni Ottanta iniziano proprio con lo sfavillio della Olimpiade di Los Angeles. E’ la prima Olimpiade che ricordo di aver seguito con partecipazione, quella delle quattro medaglie d’oro di Carl Lewis. Eppure, ad Anni Ottanta inoltrati, c’è ancora un pezzetto di Settanta: è quasi Natale, e in galleria, su un treno, scoppia una bomba. Ricordo le dirette televisive, o meglio ricordo l’atmosfera che generavano sempre quel tipo di notizie. Mi viene in mente mia madre che piange. Ma era prima, era quasi estate. Piange perché è morto Enrico Berlinguer. Ricordo che non capivo bene perché piangesse. Eppure lo capivo. A partire da mia madre che piange per i funerali di Berlinguer, credo, si potrebbe scrivere a lungo sull’identità del comunismo italiano. Forse il comunismo italiano è stato un sentimento, più che un’ideologia. Almeno, io, nel mio capire e non capire perché lei piangesse per quei funerali, a 12 anni lo intuivo così: l’essere comunisti era provare certi sentimenti. Leggi il resto »

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1983

21 Marzo 2007

Non ho voglia di scrivere il 1983. Di cose ne saranno pure successe, nel mondo, dico, ma cosa ho fatto io quell’anno lì non me lo ricordo; o non me lo ricordo solo perché non ho voglia di scrivere. Proprio no. Che poi cosa succede in un anno conta sempre fino ad un certo punto riguardo a tutto, e a tutti, tranne che per il dato, il fatto che segni, per l’uno, la nascita e, per l’altro, la morte. Alla fine, questo solo mi appare essenziale di qualsiasi accadere: il nascere ed il morire (e qui si potrebbe pure dire che il nascere è un morire e che il morire è un nascere….)

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1982 (+1sec)

14 Marzo 2007

A me dispiace quasi che il 1982 sia, in qualche occasione, una sorta di antonomasia del terzo Campionato del Mondo di calcio vinto dall’Italia. E tutto il resto? Mica c’è stato solo quel Mondiale di Spagna  per tutto il 1982, no? (e qui dovrei aprire un lungo inciso su come sia già sbiadito - emotivamente - il Mondiale dell’estate scorsa rispetto alla persistenza dell’antonomasico “1982″…). Ricordo che acquistai la bandiera tricolore nel pomeriggio della finale. Ma più per una forma di emulazione sociale, che ai bambini riesce bene, che non per tifo sincero. Mio padre non è mai stato un tifoso di calcio, cioé io non avevo il padre medio italiano che è tifoso di calcio, che urla e s’infervora alle partite della nazionale. Quindi dovevo imitare e partecipare di un entusiasmo sociale, come fosse un prodotto di consumo. E nell’estate del 1982 il prodotto di maggiore consumo era l’euforia per la Nazionale di calcio. I bambini sono i migliori consumatori possibili. La fantasia e la creatività dei bambini sono una favola: i bambini sono potenzialmente conformisti e crudeli. Sono degli zelig che contengono, in nuce, il peggio (e il meglio) di quello che saranno da grandi. Io del 1982 ricordo soltanto la bandiera tricolore che comprai il pomeriggio della finale dei Mondiali. Né un secondo di meno, né un secondo di più.

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1981

12 Marzo 2007

Il 1981 è occupato, nella memoria, dalla nascita di mio fratello Agostino. E siccome nacque a settembre, sul finire dell’anno, posso dire che tutto intero il 1981 è come un portatore materno, gravido, di mio fratello. A maggio, invece, rimasi scosso dalla vicenda di Alfredino Rampi, come tutti. Un episodio del quale riparlammo, causa Genna credo, anche con Demetrio, sul tema “nascita ed uso politico-mediatico delle emozioni collettive”. Sparano al Papa, muoiono Montale e Rino Gaetano, scoppia lo scandalo P2, si paga il riscatto per Cirillo. Ma di tutto questo ricordo, a fatica, davvero poco. Mentre ricordo benissimo il giorno in cui avemmo la notizia che l’amniocentesi era andata bene. Ricevetti in regalo quel giorno, come festeggiamento, una macchinina assemblabile che desideravo, la Supercar Gattiger, ma quella in versione economica (quei comunisti mangiabambini dei miei genitori: ricevi una notizia tanto positiva e stai attento al soldo!?)

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