Indicando l’indaco

Sara e io a San Terenzo

Come rompere una cornice Ikea

Ieri sera ho rotto una cornice dell’Ikea. Già un minuto dopo averla pagata non mi piaceva più. Ne avevo prese due, con il bordo argentato e invece avrei dovuto prenderle di altra forma e col bordo nero. Avevo preso quelle due perché costavano meno di quelle che avrei dovuto prendere, e ieri ne ho rotto una. Mi ci sono appoggiato sopra bene bene con tutto il peso, sul vetro, poggiato per terra, dopo aver accuratamente messo la foto che volevo appendere. Forse volevo rompere quel vetro, ieri sera. Volevo rompere quella cornice, o qualcosa. Penso che, in fin dei conti, vorrei rompere pure l’altra cornice che ho comprato. Poi, per sbollire un po’ dall’aver rotto il vetro della cornice, mi sono messo a tarda sera a montare due scatole di cartone, con piccole viti di metallo. 12 viti per scatola. Ho fatto una sudata, e avevo già fatto la doccia prima di cena, e non avevo voglia di fare una seconda doccia prima di dormire. E così ho iniziato, ieri sera, a odiare dopo le due cornici pure le due scatole che avevo acquistato, e che montavo meccanicamente per sbollire dall’aver rotto il vetro di una delle due cornici, che forse volevo rompere, perché volevo rompere qualcosa ieri sera, e sono stato pure bravo a non farmi male coi vetri o a non lasciarne sul pavimento o sul tappeto. (piano piano ritrovo la forma di scrittura rasoterra, rispetto al punto di osservazione sulla vita, che è quella che ha fatto, per molti anni, la ragione d’essere dello specifico scritturale di molti blog. La scrittura che io definivo un tempo “abrasiva”). Ieri sera volevo rompere qualcosa. Poi ho guardato i due reggilibro a forma di X che ho messo nella libreria e, improvvisamente, stamani, mi sono sembrati due piccole svastiche potenziali. Basterebbe montarci delle minuscole appendici, in betulla.

Autorappresentazioni

Come si è e come si vorrebbe essere. Allora ci si mostra come si vorrebbe essere. Spero sempre che autorappresentazione felice e ontologia possano coincidere, quando osservo gli album fotografici. Ma i lineamenti del volto “sono” quel sentimento, e non solo la sua espressione o manifestazione? Un sorriso felice. La mimica facciale come maschera che maschera ma anche come calco sul quale costruiamo il significato delle espressioni con le quali ci riferiamo alla vita emotiva. Tornare indietro nel tempo, impossibile, a quando studiavo queste cose e niente altro. Leggo ieri che Luca scrive aforismi, gli invio subito un sms dicendogli: “Noo, gli aforismi no!”. Poi penso all’aspetto consolatorio degli aforismi, alla riduzione lineare del senso che sfugge in una forma compiuta, reversibile o meno che sia. Ritrovare tutto il gusto del non essere compresi. Ma ora vorrei solo rientrare in un’autorappresentazione felice della mia esistenza, come ne vedo tante, anonime e piane. E spero di riuscirci.

A ritroso

I miei genitori ed io, molti anni fa http://dearphotograph.com/

La ripresa

Grazie all’intervento tecnico provvidenziale giunto dall’America, ma per l’ingegno tutto italiano del carissimo Camu, questo blog torna a vivere. E proprio nel mese più invivibile e interminabile dell’anno. Nel mese dell‘essenziale, che quest’anno non si terrà, per sua stessa contrazione ultima. E proprio quando mi sono deciso ad invitare qui a Pisa, per il prossimo autunno, tutti i vecchi “blogger” coi quali animammo (“splendemmo su Splinder…”) un social-network implicito ed esplicito alcuni anni fa. Il titolo dell’iniziativa è “Dica Trentatrè. Blograduno per reduci”, ed è stato trovato da Elena Franchini (l’era Facebook ci ha riportato a uno sportello d’anagrafe in base al quale da tempo non ci nominiamo più attraverso nickname o i nomi dei blog, alcuni dei quali non più attivi,  e io stesso non sono più per nessuno Giocatore o Player purtroppo, e nemmeno Coltisbagli…) sulla base della data palindroma (11/11/11) che ho scelto per la reunion. Verificare lo stato di salute (letterale e letteraria) di un manipolo di persone che si trovarono e riconobbero, nelle diverse affinità e nelle affini diversità, scrivendo in rete, nei rispettivi blog, per alcuni anni. Una stagione di giochi serissimi, in cui nascevano dai blog case editrici, e forme di scrittura collaborativa, e amicizie, e parentele. Il programma del blograduno per reduci è ancora in via di definizione.

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