Da domani, da marzo

Lascio un po’ d’aria nel vuoto
pneumatico dell’auricolare
in modo che la playlist
delle voci del bus possa
mescolarsi al flusso
randomico dei brani,
seicento, in sequenza casuale.

Dismetto il carapace verde
in forma di zaino nel quale
per due anni ho affastellato
fogli e oggetti, frammenti di me,
dimenticabili documenti-nocumenti,
la casamobile clochard,
non rifugio sulle spalle
ma
tantalico macigno di memorie inutili:
carte, scritture, souvenirs dell’eventuale,
lapis, pastiglie, cavi, supporti, device.

Fatico a circorscrivere il tralasciabile.

Per una poetica birraria

 height=

Avviandomi sulla strada del bere (specifico, per non allarmare i lettori: del “buon bere”) vino e birra, ho preso a seguire i consigli e le serate di degustazione dell’amico Simone Cantoni, eletto a mio Virgilio in una discesa e risalita alcolica, in cerca di sapori, euforie necessarie e consapevolezze organolettico-esistenziali. Così, mentre lo ascoltavo spiegarci dottamente le qualità di alcune “superluppolate” americane (sul tema del lessico proprio di ogni descrizione organolettica tornerò con altro post, perché è un argomento troppo complesso per risolverlo qui ed ora ed è davvero degno della filosofia del linguaggio: come si traduce in parole un sapore? quale “gioco linguistico” è quello aperto dalla traduzione/descrizione delle caratteristiche di un vino, di una birra? Metafore, similitudini, analogie, sinestesie in campo? Esiste una “poetica” enologico-birraria? etc. etc.) mentre lo ascoltavo, dicevo, degustando le birre, ho preso brevi appunti “poetici”: ho salvato alcuni frammenti sonori, tracce di concetti/immagine tratti dalle descrizioni usate da Simone (nei testi che seguono indicati tra virgolette) nel tentativo di comporre una piccola memoria verbale della birra mentre questa si trovava ancora in circolo, tra palato e stomaco. Questo il risultato stenografico di una bella serata (al Tagomago, a Massa):

Sierra Nevada Pale Ale, America PAle ale, ambrata 5.6°
Tu mi dici “resinosa”,
e poi renetta, aggiungerei io:
“di mela grattugiata, da bambini…”
è il tuo personale, Simone,
richiamo proustiano,
madeleine superluppolata.

Un amaro elegante,
che rimane senza prepotenze
nei bordi del mio palato.

Snake Dog, American Ipa, ambrata, 7.1°
Tu, caneserpente,
hai “il naso molto pronunciato”
e m’inganni i sensi,
dolce nelle narici
e agrumata per la lingua:
“l’artiglio dell’amaro
graffia, assertiva” sei tu,
così sei.

Scopro con te l’IBU,
l’indice internazionale dell’amarezza,
il tuo è 60.
E certe vite, che IBU avranno?

Raging Bitch – Belgian Ipa, ambrata, 8.3°
Preso dal tuo colore ambrato,
mi perdo a cercare la speziatura,
il chiodo di garofano, mentre
mi metti nella bocca
“una mano vegetale”,
cresce il geranio senza che io
l’abbia mai coltivato.

Bella birra sferica,
la corsa del tuo gusto scivola,
scivola via silenziosamente:
“Chi dice banana non mente”.

Hercules, Double Ipa, ambrata, 10°
Doppia in tutto,
in luppolo, in gradi…
mascherata la tua amarezza
forte e io, assonnato
dall’alcool, non riesco più
a scrivere, e descriverti.

E’ “l’amaro che si radica
sul palato”, e non va via,
come certi amori
che non passano
anche quando sono passati.

Appunti su “Se non ora quando”

 height=

Questo pomeriggio ero in strada, qui a Pisa, dentro al corteo della manifestazione “Se non ora quando”. Era molto tempo che non partecipavo ad un corteo, sono pigro e vagamente disincantato, ma questa volta mi pareva realmente necessario esserci, e volevo anche rendermi conto dall’interno sullo stato di salute del senso etico/estetico del paese in cui vivo. Ne ho ricavato sensazioni contrastanti. Da un lato, grande soddisfazione per il gran numero di persone che hanno sfilato insieme, in un’atmosfera di grande civiltà, impegno, bellezza: la gioia concreta di ritrovarsi accanto a persone che hanno in comune un’idea di dignità della donna (o delle persone), dignità della politica, dignità di una nazione; e anche un’idea alternativa dei rapporti uomo/donna, dei rapporti che gli individui coltivano tra loro all’interno di una società sessuofoba e maschilista, ipocrita e fintamente moralista. E l’etica? e l’estetica? Perse. Per molti. Oggi il corteo, un fiume di persone lungo il corso e poi fin sotto la torre, colori, ombrelli rossi a bucare un pomeriggio grigio e piovoso, a tratti era, per me, commovente. Perché la bellezza, ogni bellezza, commuove quando la incontri. E il corteo di oggi era semplicemente bello, come le persone che ci stavano dentro. Conversando con l’amico Simone, però, esercitavo il sempre citato e gramsciano “pessimismo della ragione” e mi dicevo internamente: ci siamo fatti scivolare addosso, “noi” italiani, le leggi razziali, figurati la satiriasi di un vecchio malato che tiene in ostaggio la democrazia. L’altra sensazione che provavo oggi, cioè, era quella di attraversare non un movimento di massa (e chi li hai mai vissuti i movimenti di massa tra i nati negli anni settanta?) ma -PURTROPPO!!- una sensibilità etico/estetica minoritaria ed elitaria. Vedevo la famiglie, sì, riconoscevo pure vecchi parrocchiani, moltissimi professori universitari, pensionate, giovani ragazze e ragazzi, e ritrovavo esatti i volti belli del “noi”, mentre occhieggiava sopra di noi sfilanti, appostato alle sue finestre, il solito arcitaliano di sempre; alla finestra in senso figurato e letterale. Un milione di persone (o quel che sarà, il numero non conta) civili che sfilano in centinaia di città italiane, il “noi”. E’ il noi di sempre? Io spero non sia così, che la mia sensazione “minoritaria” sia sbagliata, che tutto questo davvero sia l’inizio di un cambiamento (e i girotondi? e la “società civile” che nel ’96 fu calamitata dall’Ulivo?). Perché quel “noi” non è un sentimento di massa, ma è una corrente che appartiene alla società, la attraversa e semplicemente – in modo periodico – manifesta il suo disagio, il suo dissenso, la sua alterità. Un’intera visione del mondo sta custodita nelle modalità con cui si vivono i rapporti tra i sessi o, meglio, tra i generi. Così, io spero che quando mia figlia sarà maggiorenne possa vivere in una società dove i valori, le passioni, le idee che animavano i cortei di oggi siano senso comune, sentimento di massa, e non sensibilità etico/estetica minoritaria.

Alcune foto che ho scattato lungo il percorso

Videointerviste realizzate da Pisanotizie.it

WP SlimStat