Il punto di contatto tra osservatore e osservato, nelle esplorazioni antropologiche urbane di chi abbia ancora il gusto di osservare per capire la realtà che lo circonda, si riduce sempre più. Per paradosso, nella società sovraesposta delle reti sociali, degli autoscatti, di un sempre-in-posa-di-ripresa, permanente set finzionale che ci circonda, sempre più è patito lo sguardo estraneo che si posa su di noi: ‘azzo guardi!? Ecco, in questa espressione condensativa di ogni intolleranza allo sguardo estraneo e altrui (quante volte la cronaca ha proposto come “futile motivo”, di un pestaggio, di una lite, di un’aggressione, proprio lo “sguardo estraneo” incautamente lanciato, posato, rivolto) sta, a mio modo di vedere, uno dei paradossi del guardare moderno: guardami!/*azzo c’hai da guardare!?. E’ la schizofrenia dell’immagine, tipica del nostro tempo. Da un lato, il “lanciare lo sguardo” come una delle tecniche tipiche della se-duzione (cfr. La Cecla, Saperci fare, Elèuthera 2009) non più intesa come pratica maschile e “dongiovannesca”, ma come habitus diffuso; dall’altro l’intolleranza – epidermica?- allo sguardo altrui (reggere lo sguardo, ricambiare uno sguardo nei luoghi pubblici della sperzonalizzazione come atteggiamento perturbante) è cresciuta esponenzialmente, proprio al crescere della sovraespozione di sé, in rete e non, dove pure vige un “essere è essere percepiti”, quindi “guardàti” (non “visti”, ma “guardàti”, quindi con un problema di intenzionalità di visione).
Poiché esercito la mia personale antropologia, per strada, attraverso lo sguardo mi sono reso conto di questa riduzione del punto di contatto, di resa, di possibilità temporale del “posare lo sguardo” osservante sulla vita estranea. (appunti mentali presi durante l’osservazione di alcune signore che stendevano i panni sulla facciata di un palazzo. Il tempo di permanenza dello sguardo diventa elemento invasivo della privacy. Abbiamo rinunciato quasi completamente alla privacy, ma non sopportiamo che un estraneo ci osservi. Ancora vige il formalismo educativo, “non si fissano le persone”? E come si fa ad educare alla comprensione della realtà?)
‘Azzo c’hai da guardare!?

