
Quattro anni fa scrivevo la mia teoria sul “Capodanno, capi d’anno“, e ancora mi ritrovo in quelle mie posizioni. Tra l’altro, leggevo di recente qualcosa di simile in Francesco Piccolo il quale sostiene, in uno dei flash contenuti in “Momenti di trascurabile felicità“, che il lunedì inizi già in una certa ora della domenica pomeriggio. Così, da sempre io credo che l’anno nuovo inizi quando uno vuole farlo iniziare, e non ho mai sopportato l’odiosa tirrania dei “31dicembre”, dei “veglionissimi”, della “festadifineanno”, di un divertimento tragico e coatto/coartato che celebri l’iniziofine come momento condensativo di sé (delle amicizie, dell’amore, delle scelte di vita, dei propositi, dei cambiamenti…). Dal punto di vista cinematografico valgano, come testimoni di questo senso drammatico/grottesco del “Capo-danno”, il film/racconto “L’ultimo Capodanno“, il Capodanno anticipato dall’orchestrina nei freddi cenoni di Fantozzi, e anche alcune atmosfere raccontate ne “La meglio Gioventù“.
Detto questo, il mio nuovo anno è iniziato ieri pomeriggio, nel vento gelato di Peccioli, all’interno di Fiabesque. La bellezza del fiabesco, del massimamente inutile, della magia infantile capace di avvolgere e mutare il corso del tempo, ecco in quella bellezza inattesa e sospesa – in parte solitaria e in parte socievole, amicale – ho eletto il mio personalissimo capodanno 2010/2011. Buon anno a tutti.