
Un mio amico fine letterato, che mi ha chiesto di mantenere l’anonimato avendogli preannunciato questa mia riflessione scritta e che, per comodità, chiamerò “il Sebastiano Timpanaro di San Vincenzo” (per le comuni iniziali S.T.), qualche anno fa mi raccontò di una sua passione insana, da me subitamente condivisa e apprezzata: i manifesti delle orchestrine di provincia, da dancing e balere, affissi lungo le strade della campagna toscana, nei nostri piccoli borghi, lungo le comunali e le provinciali dimenticate. I nomi improbabili, le foto ridicole, una patina di passato, di fame, di ridicola melanconia ammantano quelle locandine che, agli occhi di S.T e miei, comunicano l’esatto contrario di quanto vorrebbero comunicare, collocandosi ipso facto nella grande, e un po’ indistinta, categoria del “trash“.
Qualche anno fa un comico propose pure una parodia (il cantante Tony Corallo) di questo tipo di personaggi musicali che percorrono in lungo e in largo le nostre regioni (vi è una dimensione sovra-regionale negli spostamenti di queste orchestre da ballo? forse sì…appunto per me: verificare possibili collegamenti con net-work nazionali, televisivi – vedi un’analisi approfondita di CantandoBallando - e non); e più recentemente, mi pare a Colorado Café, qualcosa del genere è stato riproposto con L’Ernesto Fumagalli Show. In questi casi le parodie difficilmente risultano più divertenti dei soggetti e dei contesti parodiati. Ora, perché noi ridiamo di questi fenomeni musicali? Non è banale rispondere compiutamente a questa domanda. L’interesse primario di S.T, e anche il mio, esula da un giudizio strettamente musicale. Magari quelle orchestrine potrebbero pure fare “buona musica”. Chi lo sa. Ma tutti gli elementi contestuali e paratestuali della comunicazione della vita di queste itineranti orchestrine/orchestorne, e cantanti, e gruppi da dancing comunicano un senso di “ridicolo” che travalica qualsiasi valutazione di merito. Il fatto è che alludono a uno scarto mettendolo in mostra: la distanza tra un mondo “riuscito” (il sistema dei media e dello spettacolo nazionale e internazionale) e uno che sopravvive, magari artigianalmente, e magari pure con grande passione (ma anche con ingenuità estetiche, guizzi naif, retro-vintage involontari…) in una dimensione terribilmente locale. Iper-locale. Perché credo che pure tra queste realtà musicali da dancing e balera di periferia (lo dico senza nessuna connotazione dispregiativa, sia inteso: vedi il titolo che ho dato al post, l’inizio di un verso della bellissima canzone “Dancing” di Paolo Conte, che trattegggia le atmosfere del dancing di paese ma con un linguaggio musicale inarrrivabile), ebbene anche in questo mondo ci saranno “gironi”, e “teste di serie” diverse, e professionismi e semi-professionismi, e cachet diversi, e capacità attrattive di pubblico differenti).
S.T e io ridiamo dei manifesti. Ridiamo per l’estrema malinconia che ci danno. Ci straziano, e ridiamo. Quei manifesti, quegli artisti, stanno ai grandi artisti della musica e dello spettacolo come la nostra democrazia sta alle grandi democrazie occidentali evolute. E’ un problema di scala, di prospettiva, di lessico, di “segni”. Ridiamo di certi nomi esotici che si danno le orchestre, dei nomi propri delle cantanti usati come marchio di qualità, ridiamo delle pettinature, delle luci nelle foto, dell’enfasi iperbolica che annuncia, promette, invita a partecipare. Per non piangere, straziati, ridiamo. Abbiamo perfettamente in mente quelle strade maremmane, o dell’entroterra livornese, in cui strappati e strazianti ci salutano questi manifesti invecchiati, invecchiati già appena messi, da “ritorno al futuro”, pre annisessanta, un eterno annicinquanta reincarnato nei dancing, anche se, essi stessi, ormai inquinati dall’estetica plastica e televisiva. Se tutto è “trash” nulla più lo è. Se Berlusconi è primo ministro di un paese del G8 io voglio “L’Orchestra di Cinzia e la dolce vita” all’Auditorium di Roma ospiti fissi, o alla Scala, o al Sistina, dove volete voi.
Così, questa sera, entrando a fare la spesa in un supermercato francese, appena visto il manifesto riassuntivo qui sopra riprodotto, ho subito pensato al mio amico S.T., e al suo proposito di censire e fotografare questo genere di locandine. Sono certo che ricevendo via cellulare la foto abbia sorriso, straziato, come me.

Guà rdati dagli amici che sembrano accogliere compassionevoli le confidenze sui disturbi della personalità di cui atrocemente soffri!
Eccomi sputtanato all around the world wide web…
Sui manifesti caserecci non ho niente da aggiungere a quanto hai superbamente scritto, se non sorridere, straziato. Invece su Cantando ballando http://www.canaleitalia.it/nitem.asp?ID=504 aggiungo volentieri qualche riflessione.
Distinguerei intanto un Cantando ballando delle origini, di cui si sono perse le tracce perché nel frattempo Canale Italia si è rapidamente trasformata, grazie soprattutto a quel programma e al suo share (modesto ma costante), in una realtà imprenditoriale vera del Nordest http://www.ilgiornale.it/interni/piccoli_berlusconi_crescono_ora_tv_veneti_e_seguita_tutti_italiani/11-10-2009/articolo-id=389861-page=0-comments=1
Allora, “nei tempi del pretempoâ€, l’enorme Studio 12 riproduceva (?) una tipica (?) piazza italiana, coi lampioni e i terrazzi, un’Italia da cartolina naturalmente o da albergo di Las Vegas o da outlet (tipo Valmontone http://www.fashiondistrict.it/). Al centro c’era una scalinata su cui stazionavano i musicisti e da cui scendevano i cantanti e, ai lati, rigorosamente in piedi, il pubblico. Era poi questo un elemento fondamentale dello spettacolo: alcuni anziani, forzati dell’allegria (benché spesso coinvolti dai cantanti durante le performance), forse pensionati che ottenevano il gettone di presenza o – temo – solo il cestino, altri invece decisamente invasati, adoranti e partecipi, e protagonisti poi del liscio che talvolta (bei tempi!) riempiva la scena, e infine rarissimi adolescenti fuori posto o – ahimè – chiaramente disturbati (più di me, cioè).
Ora, tutto questo non è più: lo studio è asettico, da “disco†anni settanta, con pista circolare e molti neon, e maxischermi sullo sfondo che rimandano le immagini posate del cantante o del gruppo di turno. Il pubblico è in ombra, pressoché invisibile, e seduto in semicerchio intorno alla pista: non partecipa più, non è parte integrante dello spettacolo, non si distinguono più i volti, le storie facilmente intuibili dietro quei volti (da cui, temo, l’impressione attuale di girone infernale).
In compenso sul palco-pista, oltre ai musicisti, sono spesso presenti, oltre alle ballerine (brutte e sguaiate ad un livello difficilmente ripetibile: per avere una vaga idea http://www.bachecaannunci.it/96/posts/10_Collaborazioni_professionisti/59_altre_collaborazioni/144248_BARBY_BALLERINA_MODELLA_ANIMATRICE_CANTANTE.html ) della precedente location, riempiono gli spazi residui molti giovanotti e giovanotte che si agitano, e che sono con ogni evidenza frutto di selezione, a maglie molto larghe, di una qualche agenzia di casting.
Ma il grosso, diciamo così, dello spettacolo, il core bewitching, è ancora invariato: il playback, la conduzione affidata (ovviamente a turno) agli stessi cantanti, gli sms che scorrono nella fascia inferiore del video (uno a caso dall’ultima puntata “Mi potreste :farmi sentire la canz ,grazie per che per ringraziarvi ,di tutta la compagnia che mi fate ogni sera un bacio a tutti gioia pdâ€), e una grassa cappa di sentimentalismo declinato secondo l’ovvia trimÅ«rti:
a) Dio, con santi e papi ( http://www.youtube.com/watch?v=Ur2U8WHNRoY );
b) Patria, con una gradazione che va dall’ammicco alle virtù culinarie italiche per finire – è il caso di dirlo – con il disgustoso Matteo Tarantino http://www.orchestramatteo.it/ e l’orchestra Bagutti che ha dedicato una canzone, “Eravamo in 19â€, alla strage di Nassirya http://www.youtube.com/watch?v=7TaUqDBIHD4
(puro “fasciopopâ€: purtroppo il video originale, con le immagini prese dai funerali! e lunghe sequenze sui ministri dell’epoca, Fini su tutti, non si vede se non raramente nelle pause pubblicitarie del programma; ma se ne trovano parecchi su Youtube di sottofondo a presentazioni intitolate ad esempio “OMAGGIO HAI MARTIRI DI NASSIRIA†con contorno di revival mussoliniano);
c) Famiglia, in tutte le salse ma con decisa propensione per la mamma (e, a proposito di “mammaâ€, con il sottogenere delle allusioni sessuali più o – molto – meno velate soprattutto nei lazzi scambiati tra i conduttori).
In una parola, l’Italia profonda, quella che nessun rià liti o inchiesta di Report potrà mai scandagliare in modo tanto accurato. Per questo (e per molto altro) avverto spesso il bisogno insopprimibile di seguire questo programma – e perdermici.