
Ormai so tutto dell’happy meal. Anni fa ci avevo scritto sopra una poesia*, una poesia anti-mcdonald che parlava proprio del cestino per bimbi, col giochino incorporato. E’ sempre stato troppo facile parlare male dei mcdonald. Esiste una letteratura sociologica, semiologica e antropologica cospicua intorno all’emmona gialla bovinocentrica. Senza citare quel film-documentario, “Supersize me“. Se cerchi mcdonald su wikipedia ci trovi pure citate le polemiche per l’apertura recente di una filiale a pochi passi dalla torre di Pisa. Ecco, io vado lì, da solo. Una volta a settimana. A volte due. E’ uno dei luoghi più tristi che abbia mai frequentato. Anche se so che è tutta una tristezza proiettiva, simbolica: sovrappongo al luogo la tristezza del motivo per il quale frequento quel luogo. Ormai so tutto dell’happy meal. E so molte cose anche sui frequentatori dei mcdonald. Almeno di quelli che incontro io lì la sera. Una sera c’era una ragazza obesa, in coda davanti a me. Ha preso un cheesburger, 1 euro. Poi l’ho osservata stazionare nella piazza fuori dal locale, inquieta, imbarazzata. E rientrare, per rimettersi in coda, dopo circa un quarto d’ora. Mi ha dato una forte sensazione di tristezza, e solitudine. Una volta avrei scritto la categorizzazione di tutti i tipi di clienti che ho studiato nel corso del tempo, ma ora sono molto stanco, mentalmente, e anche la scrittura ne risente. La tipizzazione mi rimane in testa e non finisce nella tastiera. Un domani, forse.
L’happy meal è un piccolo mondo a sé stante. Non siamo moltissimi, dico adulti-adulti, a prendere l’happy meal. I giovani, i ragazzi sì, ancora si baloccano coi piccoli gingilli plastici e inutili, quindi irresistibili. I bambini sono, invece, il bersaglio naturale del pacchettino. La scatoletta di cartone a forma di casetta cambia colore periodicamente, anche in funzione degli abbinamenti coi gadget legati a vari film di animazione. Davanti alle casse c’è pure una specie di teca dove vengono esposte le collezioni del momento. I regalini hanno una periodicità di circa 10/15 giorni, e così non sono riuscito a finire tutta la collezione dei pinguini di Madagascar che era particolarmente ben fatta (periscopio, binocoli…). Ora c’è una serie di ambiente acquatico, squali, conchiglie, acquari in miniatura. Ogni regalino riporta il micro-catalogo dei pezzi che completano la serie, più le istruzioni del regalino medesimo. Niente è lasciato al caso.
Ormai so tutto dell’happy meal. Per 4 euro risolvo una cena e ho un giocattolino nuovo per Sara, che a volte per lei diventa una sorpresa bellissima. Dispongo sul tavolo gli alimenti, già ho superato agevolmente ogni imbarazzo iniziale causato dal vedermi dall’esterno: un signore che cena da solo con un happy meal. Studio il giocattolino, e per il momento non ho ancora dovuto chiedere alle cassiere di sostituirmi alcun doppione, poi lo sistemo nella borsa. Per chi non fosse esperto come me sugli happy meal ricordo gli elementi che lo compongono, a scelta: 1 toast oppure 1 cheesburger oppure 1 mcnuggets (4 crocchete di pollo fritto); 1 confezione piccola di patatine o carotine; 1 bibita piccola; 1 dessert (boccetta actimel oppure barretta nesquick oppure frutta fresca in bustina (pesca o ananas in questo periodo). Io ho capito che la casetta dell’happy meal nasconde un piccolo mondo, autosufficiente. Ti mette in contatto col marketing cinematografico, ti dà l’idea di avere “molto” (molte unità alimentari, oggetti, cose) con poco (4 euro, che poi pochi non sono…ed è probabilmente il costo vivo del giochino, mentre il cibo è gratis) ed è un mondo costruito in scala ridotta, per bambini. Si potrebbe dire: il classico gioco di prospettiva per far sentire grandi i bambini e bambini i grandi. Eppure…eppure ormai, per me, che sono esperto di happy meal, c’è qualcosa di terribilmente “unhappy” in quel meal, in ogni tempo passato davanti all’unhappy meal. Anche se quelle plastichine colorate che colleziono diventano grandi sorprese per Sara.
Approfondimenti
Obesità ed happy meal
*Last food
Dentro l’emmona gialla bovinocentrica,
ma ora ammansita da pollami e insalate,
mastichiamo come mandrie mature.
Melliflui fluo, l’emmona gialla
sta per “mammona”,
antropofaga matrigna zuccherina,
turchina, senza fata.
Pinocchio, omaggio plastico
del “pasto felice”, pasticcino
posticcio,
lo trovi…in fondo al cestino.

Che poi, se fosse un pasto davvero allegro, non avrebbero mica bisogno di scriverlo
ma una volta che sei meno stanco raccontacela tutta a modo, perchè è molto bella