Gli occhiali nuovi

29 Gennaio 2010

Ogni miopia rimodella i volti in fisionomie
che incorporano lenti e montature
per forme quasi organiche.
Io sono i miei occhiali,
e quando li cambio
vedo cambiarmi la faccia intorno
al vetro, al metallo, alle leghe.

Provando montature scorgo scorrere
allo specchio, nel negozio d’ottica,
l’ottica delle facce che avrò per i prossimi anni:
non sono prove estetiche, vanità cromatiche,
sono prove di futuro!

Dietro le lenti si proietterà la mia mimica
causata dall’agire del mondo,
e altra ancora dal mio reagire al mondo,
sopra le lenti si specchieranno parti di realtà
incomprese, altre filtreranno nelle rètine
e finiranno in quartieri del subconscio.

La mia faccia si offrirà sempre al giorno,
agli amori come all’estraneità,
con queste pròtesi dello sguardo,
che poi sono, in realtà,
vere appendici di fisionomia,
“segni particolari” comunissimi,
guida con lenti.

Gli occhiali nuovi.

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Perché le bestie non parlano idioma

20 Gennaio 2010

copertina di Animanti Untitled EditoreInizio a leggerlo, e so già qualcosa. Perché conosco l’editora, perché conversiamo ogni tanto, perché leggo le cose che scrive da anni. Poi so qualcosa dell’autore, o degli autori, insomma di queste voci che hanno scritto Animanti, che prende il titolo dal pre-testo di Leon Battista Alberti (un ampio frammento estratto dal Theogenius che apre il libro e nel quale l’Alberti, citando Plauto e anticipando Hobbes, esprime il disagio dell‘homo homini lupus). Allora inizio a leggerlo random, non sequenziale, come si leggono le enciclopedie, gli alfabeti, gli elenchi, i bestiari, i bestiari fantastici. Ma questo non è un bestiario fantastico, non è il manuale di zoologia immaginaria di Borges. Qui le bestie dicono degli uomini, e gli uomini dicono delle bestie. Gli uomini hanno una malattia che le bestie non hanno: la parola. Io penso che questi (questo, questa, queste…) che hanno scritto Animanti siano più malati di parola degli altri uomini, perché scrivono. E chi scrive è malato di parola due volte. Allora le bestie, penso, un po’ li salvano da questa malattia. Penso queste cose e intanto arrivo a leggere una specie di sentenza: “perché le bestie non parlano idioma“. Decido, testardamente, per partito preso, che faccio di quella frase la mia chiave interpretativa del libro. Leggi il resto »

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Calendari, immagini, benedizioni

4 Gennaio 2010

Da quando abbiamo appeso in cucina, qualche giorno fa, un calendario che ha dentro una foto di Sara, Sara quando entra in cucina al mattino per fare colazione saluta se stessa sempre sorpresa, quasi compiaciuta di trovarsi così santificata, in alto, in un’immagine che benedice il focolare domestico. La sua foto, ma anche la sua reazione quotidiana, mi ha fatto pensare alle immagini dei pontefici che un tempo, ma forse anche oggi, addobbavano le case di molti, moltissimi italiani. Ricordo soprattutto i quadretti di Papa Giovanni XXIII, ma anche quelli di Giovanni Paolo II. Mi sembra di ricordare che entrambe le mie nonne avessero in casa immagini del “Papa Buono”, che tra l’altro è il primo a inaugurare un nuovo rapporto coi mezzi di comunicazione di massa, con la televisione, quindi con le immagine e con la propria immagine. Ora, essendo io portatore di una sensibilità lombrosiana, ingiustificabile certo, mi chiedevo stamani chi esporrebbe mai oggi in casa una quadretto di Benedetto XVI. Sono certo che ferventi papisti saranno in grado di andare al di là delle suggestioni superficiali, quindi profondissime, generate dalla fisiognomica, eppure…credo di non dire niente di originale, né di offensivo, se affermo che i tratti del volto che il cardinale Joseph Ratzinger aveva da prestare al Pontefice corrente, Benedetto XVI, non aiutano quest’ultimo a comunicare calore umano, empatia cristiana, afflato spirituale, compassione universale. Umanità.

C’è qualcosa dell’uomo-Ratzinger che rimane, permane e disturba la percezione (almeno per me) della pura entità morale rappresentata dal suo ruolo. (la meravigliosa imitazione, poi censurata, che ne faceva Maurizio Crozza evidenziava/ipotizzava proprio questi aspetti “umani”: vanità, egotismo, durezza, irascibilità…). Ricordo che mi interessò molto un documentario sulla sua giornata tipo in compagnia del famoso segretario Padre Georg (e chi ricorda quel frammento di blob, mai più riproposto in tv, dove la Signora Franca - moglie di Carlo Azeglio Ciampi - rimane stupefatta dal nome del segretario particolare appena pronunciato da Ratzinger: “Cioccio!!?? Come Cioccio?? Ah, Giorgioo!!- Sui mutamenti del rapporto tra satira e Vaticano negli ultimi anni si dovrebbe aprire una riflessione e una ricostruzione a parte). E mi piacque molto anche un bel documentario su una visita alla sua casa privata: l’anziano fratello sacerdote, il pianoforte nella villetta…Mi accorgo che periodicamente, in poesie o prosa, torno a parlare del Papa. E’ un personaggio interessante. E’ ancora possibile una valutazione puramente storico/teologica di un Pontefice, quindi affidata a teologi e storici della Chiesa, che non si intersechi o sovrapponga in qualche forma con un’analisi “mediologica”, quindi affidata a semiologi e mass-mediologi? Perché ricordo che porta scarpe griffate e predilige suonare Mozart al piano ma non so dire il titolo di una sua enciclica? Per penitenza comprerò un quadretto di Papa Benedetto XVI. Lo appendo in cucina, sotto al calendario con la foto di Sara che ci benedice col suo sguardo.

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