Il diorama di Dio

28 Dicembre 2009

io playmobil

Non ho mai compreso il sarcasmo o il biasimo che si sono attirati addosso, nel corso degli anni, i plastici delle varie “scena criminis” proposti nella sua trasmissione da Bruno Vespa. Ho sempre trovato quei diorama, accuratissimi, la parte più riuscita e convincente dell’intera trasmissione. Forse l’unica. Tempo fa ne avevano discusso (dopo l’ultimo e controverso plastico in scena sul “caso Brenda”), con la consueta competenza semiologica, a TV Talk (trasmissione che seguo da sempre e che consiglio a tutti). I plastici di Vespa, mi pare dicesse il prof. Simonelli, sono una “messa in scena” al quadrato, essendo già la rappresentazione televisiva di per sé una sorta di “diorama” vivente della realtà, un duplicato verosimile e realistico del “reale”. Immagino che tra qualche anno tutti i plastici delle trasmissioni di Vespa potrebbero dare pure luogo ad una piccola attrazione turistica, una “Italia in miniatura degli orrori”, da visitare osservandola dall’alto. I diorama hanno per me, evidentemente, un grande fascino filosofico. La volontà di riprodurre, in scala ridotta, porzioni e rappresentazioni della realtà evoca, inconsciamente, la percezione della finitudine umana, noi “creature” in scala (a sua immagine?) rispetto a un “Creatore”. L’idea del “Grande Architetto” non è, in fondo, quella di una ferromodellista della domenica che, per passare il tempo e sconfiggere la noia, squaderna appunto il “Creato”? Tutti i diorama alludono, a mio parere, a questa dimensione incolmabile: facciamo modellini per esorcizzare la paura di essere, noi stessi, modellini, giocattoli, figurine. In un tripudio di presepi, ferrovie, bamboline, case di bambole, costruzioni lego et similia, riproduciamo la vertigine di creare e, soprattutto, controllare Mondi. Governiamo l’oscurità del Caos ricalibrando in scala, ridotta, il Reale. E la letteratura come diorama? Un’altra volta, prego. Torniamo ai plastici. Leggi il resto »

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Ac-cadde a Natale

25 Dicembre 2009

Il meteorite de “La Nona Ora”
prese la forma di una povera crista
in felpa rossa, che io ne ho una uguale,
lanciata a capofitto sul più alto in grado,
placcata dal gendarme ma tenacemente
fedele al suo intento, riuscito,
birillo tra birilli, stunt-woman,
tramite uno slancio ipertelico
altrimenti indistinguibile
dal comune fervore devozionale.

Lui cade a velocità doppia,
come trascinato da ingranaggio e inciampo,
e le mie orecchie drogate
da decenni di veleni sottocutanei,
ultra-liminali, quotidiane e settimanali
paperissime preserali e serali,
sentono ormai risate precotte
come mancanti pure
sul Presule abbattuto.

Poco dopo un automa perfettissimo,
estraneo il volto a qualsiasi forma
di emozione, rossore, patimento umani,
celebra, concelebra, benedice.

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La maschera insanguinata

13 Dicembre 2009

Chi si occupa di comunicazione farà a lungo i conti con la maschera insanguinata di Silvio B. che da questo tardo pomeriggio affolla le edizioni straordinarie e ordinarie dei tg. Chi si occupa di politica, molto meno. La smorfia di dolore era autentica, e il sangue pure. Il darsi di un’espressione autentica in una maschera è un problema filosofico, semiologico. Sulle prime ho dubitato fosse sangue vero. Ma il disappunto della maschera ferita appariva realistico. La maschera veniva incisa, e per la prima volta senza anestesie. I molteplici significati simbolici andranno studiati a lungo. Io consiglio fin d’ora agli studenti più accorti delle varie discipline universitarie legate allo studio dei mass-media di non sottovalutare l’idea di una tesi sull’episodio. Qualcosa di eccedente perfino la scarpa contro Bush, e neppure paragonabile a un “buffone” gridato fuori da un aula giudiziaria. Il gesto violento (da parte di uno squilibrato “in cura”) è certamente riprovevole, e auguro al Presidente del Consiglio una pronta guarigione esprimendogli sincera solidarietà cristiana. Ma il significato “estetico” del labbro ferito, del dente scheggiato, del naso rotto (s’inseguono bollettini medici via via più dettagliati col passare delle ore e io stesso, per scrivere queste mie riflessioni “a caldo”, certamente mi sto perdendo qualche speciale televisivo dedicato all’accaduto) procura un altro genere di sensazioni e riflessioni. La “maschera offesa” come realtà complementare della “maschera edificata”. Molto si è scritto sull’immagine di Berlusconi (e non mi stancherò mai di rimandare al saggio fondamentale di Belpoliti) e la mia impressione è che la smorfia di dolore sulla bocca insanguinata del Premier di stasera entrerà negli annali iconografici dedicati a inquadrare questo fenomeno estetico che ha, ahimè, dominato la scena politica degli ultimi 15 anni. Come reagiranno gli italiani all’immagine della maschera che sanguina? Quali foto verranno pubblicate dalla rivista Chi? E da Il Giornale? Ci sarà un colpo di Stato la notte di Natale, con un videomessaggio del Premier ancora incerottato? I quotidiani di domattina offriranno, di necessità, tutti, la maschera insanguinata come piatto forte del giorno. Ragionando in puri termini letterari e meta-letterari, come resistere alla sovrapposizione mnemo-retinica di certi fermi immagine di quel volto-maschera ferito e sanguinante (vedo lo statico dei filmati sul Corriere on line e Repubblica on line) con quelli cinematografici di un Hannibal Lecter?

L’episodio di questo pomeriggio non racconta niente della società italiana attuale (al massimo ci dice che la scorta di Berlusconi è scarsa, che i souvenirs del duomo di Milano sono pericolosi, che la rappresentazione della politica attraverso il sistema dei media fa molto male a chi ha già di suo problemi psichiatrici…). Le reazioni all’episodio, invece, e gli usi politici delle emozioni collettive, quelle sì, ci diranno nelle prossime settimane qualcosa di noi, della nostra maturità, della nostra debolezza.

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Amatevi negli etimi

13 Dicembre 2009

Amatevi. Abbiate il coraggio di essere felici, di essere amore.  Ma ti pare che il Natale sia solo un compleanno, per quanto Santo? Ma ce lo vedi Lui ad avere la presunzione di un festeggiamento globale e personalissimo per la Sua Propria Nascita? No, quello è un fatto. Per molti è IL fatto. Ma quel fatto è solo un riverbero d’Amore, energia che da sempre precede e che segue per sempre quel punto inventato sul calendario. Lo Zenith dell’Amore, il Sole trionfante recuperato come simbolo comodo, lo straniero al freddo, la comunità di pastori, gli ultimi che accolgono e accorrono.

Amatevi negli etimi. Abbiate sempre la curiosità di entrare nell’etimologia delle parole che usate come nell’etimologia delle emozioni che provate. C’è la “Messa di Cristo”, e c’è il Natale, giorno di nascita per eccellenza. Amatevi nel Natale, perché appartiene al vivente che spera, soffre, ama, trovare riparo in un amore incondizionato e improvviso.

Questo il mio piccolo contributo al PslA 2009 (il Post sotto l’Albero), la bella antologia di alto artigianato che Sir Squonk imbandisce dal 2004, puntualmente, ogni Natale. Il pdf è scaricabile qui, mentre nelle parole di Squonk si ritrovano tutti i moventi dell’operazione alla quale mi onoro di partecipare per la terza volta, camminando volentieri insieme a molti altri sulla “corda che fa da confine sottile tra divertimento cialtrone e molestia ridicola“.

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Librazioni

10 Dicembre 2009


Compra i tuoi libri da www.librazioni.it
Uno dei motivi di interesse nel partecipare al DigItal Cafè del Salone PiuLibri di Roma (ne approfitto per rivolgere un sincero ringraziamento a Marina Bellini e Maurizio Caminito per l’accoglienza e la disponibiltà)  è stato entrare in contatto con l’esperienza di Librazioni, raccontata da Francesco Mizzau subito dopo il mio intervento sul rinnovamento del sito di OXP. Mi sono precipitato ad affiliarmi a Librazioni. Traggo dal loro sito una descrizione del progetto:

Librazioni non è una semplice libreria online ma un sistema di Social Commerce dedicato al mondo dei libri e dell’editoria, un cantiere software per portare innovazioni nella promozione dei libri online. Oggi, sempre di più, i libri si cercano con i motori di ricerca, si scelgono leggendo i commenti e le recensioni sui blog e sui social network e si comprano online;  siamo tutti prosumer ovvero possiamo essere protagonisti nel promuovere le nostre idee e le nostre conoscenze nella rete. Librazioni è uno strumento per salvaguardare la varietà dei libri e delle idee, la bibliodiversità, la piccola editoria di qualità che non trova spazio altrove.

Ora non mi resta che sostituire tutti i link ai libri che ho recensito in questi anni con i banner generati dal sistema di Librazioni, e sperare che qualche acquisto venga generato da quel collegamento. Per chi scrive, per chi scrive di libri nel proprio blog ed è abituato a linkare molte schede di libri in commercio, Librazioni è un’idea semplicissima ed efficace per ricavare qualche soldino da questa abitudine. Qui tutte le spiegazioni.

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