Bevete più latte, ma consapevolmente

un disegno di Milo Manara sul film di FelliniQuando la pubblicità utilizza, decontestualizzandole in modo prepotente, le colonne sonore del cinema io storco sempre un po’ il naso. Va bene, ci vuole poco a farmi storcere il naso, soprattutto quando si parla di musica, codici, linguaggi, segni, significati, comunicazione. Forse, quindi, sempre. Capita che l’ultimo spot della Parmalat, ad esempio, questo qui, utilizzi una marcetta tragica e famosa di Nino Rota come jingle pubblicitario. La versione utilizzata è quella proposta recentemente dagli Avion Travel in un loro album dedicato integralmente alla produzione del grande compositore (sul quale consiglio il bel volume+cd “L’undicesima musa“) delle musiche di molti film di Fellini. La marcetta “Bevete più latte” appartiene ad un episodio del film “Boccaccio ’70″, “Le tentazioni del dottor Antonio“, per la regia di Federico Fellini. La mia idea è che se vi è un caso per il quale quel motivo musicale non potesse davvero essere usato è esattamente uno spot pubblicitario di un produttore di latte. Cerco di dire brevemente il perché.

Il rapporto di Fellini con la pubblicità è un capitolo molto interessante dal punto di vista semiologico, e attraversa tutta la sua produzione dagli anni ’60 agli anni ’90. Su questo punto rimando alla sintesi che ne fa Paolo Fabbri, in “Fellini e la madre di tutte le tentazioni” (che è una capitolo di questa raccolta di saggi: Lo schermo “manifesto”. Le misteriose pubblicità di Federico Fellini).  L’idea che mi sono sempre fatto io – superficialmente – di quell’episodio  (per una lettura approfondita del quale vedi invece “Fellini e la grande tentatrice” di Peter Bondanella) del dr. Antonio e dell’enorme Anita Ekberg, che pubblicizza iper-seduttivamente il consumo di latte togliendo il sonno al povero De Filippo, era che si trattasse di una messa in scena della natura allucinatoria e cannibale di ogni messaggio pubblicitario, come vera invasione di campo nella realtà e nella realtà dei sogni. La pubblicità si sostituisce al sogno ad occhi aperti, divora i sogni, mima l’onirico, seduce per sua natura propria. Segni che vendono segni, o “segni che vendono sogni” si potrebbe dire. La vera merce è da sempre dematerializzata, perché la pubblicità sostituisce segni ad altri segni e non promuove prodotti. Usando le parole di Fabbri, il sogno  “è diventato senza segreto, senza tentazione. Qui, e non nella sensualità felicemente dilatata di Fellini, sta la vera enigmatica oscenità: in una esibizione totalmente svelata dei meccanismi del desiderio, senza rimozione e senza riscatto”. 

La musica composta da Rota, il finto jingle pubblicitario che fa da colonna sonora all’episodio, è allo stesso tempo forma di un jingle e mimesi tragica di un jingle pubblicitario. Cioè, a mio modo di vedere, racconta e simboleggia a livello sonoro lo stesso cannibalismo dell’onirico operata dalla pubblicità. Il coretto di voci infantili, l’andamento cantilenante, la struttura armonica del ritornello, sono tutti elementi che  costituiscono qualcosa di più di una semplice “parodia” di una canzoncina pubblicitaria. Sono elementi simbolici, sono messaggi univocamente legati a quel film, a quell’episodio girato da Fellini, a quel contesto, a quell’intreccio di inconscio e cinema che è il cinema di Federico Fellini (il “Libro dei sogni” e “I disegni di Fellini” sono due libri fantastici che consiglio sempre a tutti).

Ora accade, invece, che il “cannibalismo dei segni” della pubblicità possa cibarsi anche di quella musica, di quel motivetto tragico di Rota proprio per pubblicizzare una marca di latte!! (nemmeno il latte in quanto tale, proprio una marca specifica, tra l’altro una marca – la Parmalat – che ha dovuto necessariamente, negli ultimi anni, occuparsi di comunicazione della percezione del marchio, dopo le note vicende finanziarie…). Questo non-senso, io temo, appare tale solo a me, o a chi abitualmente storce il naso come me, o a chi presta attenzione alla pubblicità cercando di capire come funziona. Purtroppo, con buona pace di Federico e Nino, alla maggioranza dei telespettatori dell’ultimo spot Parmalat quel motivetto eseguito dagli Avion Travel (ah, il marketing discografico cosa deve fare oggi per vendere qualche copia in più…) suonerà solo come un’originale, e magari inedita, marcetta che li invita a bere più latte. Inconsapevolmente.

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