Appunti prima che luglio finisca

In pochi metri, stamani, nel perimetro di Piazza Santa Caterina, ritrovo ben 3 infelici. Mi invento sempre che siano segnali per me, questi ritrovamenti, questo riproporsi casuale delle infelici. In realtà la realtà parla un altro linguaggio. Quest’anno ho seguito in tv il Tour, dopo diversi anni che non lo frequentavo. In più, la sera, prima di dormire, ho letto “La fiamma rossa” di Gianni Mura, bellissima raccolta dei suoi articoli migliori sul Tour de France. Il libro me l’aveva regalato mio padre nel Natale scorso, e nella dedica faceva riferimento alla mia “vena poetica” legata alla bicicletta. In verità non penso di scrivere più di bici. Ho sviluppato una certa allergia a tutto quanto colleghi scrittura e bicicletta. Ma è un’allergia benefica. Mi consente una distanza critica maggiore. Altri intanto proseguono la strada di bici e poesia (vedi ad esempio “I soliloqui del passista“). E poi da quando mi hanno rubato la bici vivo in uno stato di cittadinanza dimidiata: non sono più pienamente io.

Questa estate mi sembrava adatta per leggere un romanzo di Simenon. Forse anche sotto una certa suggestione data dalla lettura delle cronache francesi di Mura (ovviamente appassionato di Simenon). Credo non ci sia estate che non sia adatta a leggere Simenon, e forse non c’è stagione che non sia adatta a leggere Simenon. Di fatto, io, che non ho familiarità né coi romanzi né con Simenon, mi sono detto: questa estate mi sembra adatta per leggere un romanzo di Simenon. Ad esempio “L’uomo che guardava passare i treni“. Me lo sono detto come una specie di auto-prescrizione medica (la lettura è curativa, e solo a volte…crudele) in modo da rifugiarmi un poco nella ricostruzione di un mondo (che è proprio del romanzo) come difesa dall’estate, e da certi scarti della comunicazione (soprattutto con me stesso). Ho iniziato ieri sera a leggerlo, e aspetto di vedere effetti benefici sul corpo e lo spirito.

Poi ho seguito anche il luglio “deloniano” di Anna. Che poi si torna, con Delon, in Francia. Quindi si potrebbe pure dire che luglio è un mese “francese”, primariamente perché non sarebbe davvero luglio senza il Tour de France. Visitare la Francia in luglio? Troppo caldo? Magari dipende da dove. Nel 1984 ero in Francia, visitando molte città, ma non ricordo se era luglio o agosto. E anche la crociera del viaggio di nozze, che era ai primi di luglio 2003, aveva una tappa in Francia (tra due vite andiamo in Francia a luglio? Tu?).

Insomma, luglio è quasi finito. Una specie di prova generale di agosto. Incendi, vento e gran caldo. Poi ad agosto non farà tutto questo caldo. Ma, si dirà, agosto è così… Al terzo servizio di telegiornale sul caldo e le granite io spengo il televisore, di solito. A luglio cerco ancora di difendermi dall’estate. In agosto, invece, solitamente mi arrendo e inizio ad aspettare dicembre, gennaio, febbraio, mesi più umani, più civili, mesi che consentono di pensare e di mettersi cravatte e sciarpe e maglioni di lana…

2 Responses

  • ad agosto penso sempre che mancano solo quattro mesi a natale

  • ma l’estate è la stagione dell’allegria,del divertimento, dei papaveri ,dei colori forti, della ” dimenticanza.”..come si fa ad essere depressi ..in estate?!!

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