La trekkinghizzazione dell’abbigliamento

No, non mi riferisco al trekking urbano, ma a un suo epifenomeno collaterale, a un sintomo, un segnale dei tempi che forse, invece, ha precorso lo stesso trekking urbano. Parlo proprio degli abiti che usiamo, soprattutto durante l’estate, in città. E’ da tempo che ci penso, osservando e osservandomi. Una volta, molto tempo fa, riconoscevi un turista del nord europa, in gita nei centri storici assolati delle nostre città d’arte, perché capitava di trovarlo vestito come un escursionista: braghette con tasconi, o pantaloni lunghi con tasconi, camicia a quadri fuori dai pantaloni/tshirt sgargiante, berretto con visiera, sandaloni con calzini (sui sandaloni occorrerebbe una lunga digressione sulla forma, le marche, lo spessore delle suole, i materiali…etc.etc. secondo un’evoluzione pluriennale, ne riparliamo un’altra volta) oppure scarpe da jogging con calze da trekking o scarpe da trekking con calze da jogging.

Oggi, o meglio, da qualche anno a questa parte, ci vestiamo così. Io mi sono ritrovato a volermi vestire così, o a vestire così, per “praticità”, nelle estati torride della mia urbanità e non solo, o non più solo, quando mi trovavo realmente nei sentieri di montagna. Perché? Come è potuto succedere? Una volta, secondo una mia prima teoria, davo tutta la colpa alla catena francese di abbigliamento sportivo “Decathlon”. L’abbassamento dei prezzi delle marche/non-marche commercializzate unicamente all’interno di quella catena (piuttosto pervasiva in Italia) aveva creato, pensavo, una corrispondenza economica tra “abbigliamento da trekking” e “abbigliamento” tout court

Poi ho pensato a tutte le riflessioni para-sociologiche sui contesti urbani come nuovi territori “naturali” (l’artificiale come neo-naturale) da esplorare e dominare, al fatto che in città proliferano i SUV, e che moltissima narrativa pubblicitaria (non solo dei SUV) descrive le città come savane, “giungle d’asfalto” (espressione che ha almeno 60 anni, dal film noir omonimo), vette da conquistare e similia. Ma ancora non ero convinto di aver trovato una spiegazione. Poi ho pensato alla moda di de-contestualizzare abbigliamenti e accessori. Poi ho pensato alla moda. Niente. Poi ho pensato che, comunque, resistono contesti d’uso degli abiti abbastanza rigidi e codificati: in certi uffici, settore pubblico o privato, la trekkinghizzazione dell’abbigliamento non sarebbe apprezzata, salvo forse là dove si usa un giorno della settimana con abbigliamento informale (il famoso “casual friday” importato dagli Stati Uniti). Quindi? Non ho una soluzione interpretativa definitiva del fenomeno. Ammesso che il fenomeno esista e che non sia solo un pretesto, per me, di scrivere qualche riflessione inutile sul blog, da sempre per me palestra di scrittura di riflessioni inutili.

One Response

  • le mamme vorrebbero sempre i figli vestiti bene…in effetti da un po’ di tempo non curi piu il tuo abbigliamento in effetti dai l’impressione che non ti prendi cura di te..in effetti le mamme vedono l’invisibile,(qualche volta) ma se stanno zitte è meglio…

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