Il maestro ritrovato

Quando avevo 16 anni iniziai a studiare il sax tenore. Frequentavo una scuola di musica comunale. Il mio maestro si chiamava – e si chiama – Antonio Traverso: era un giovane musicista pieno di entusiamo, un jazzista dotato di ingegno e sensibilità, una persona ricca di umorismo, simpatia e capacità di comunicare. Per me non era solo il mio maestro di sax, era anche un primo contatto con il mondo “adulto” extra-familiare, e con la complessità della vita. Antonio aveva circa 10 anni più di me, e tra un sedicenne liceale e un ventiseienne che fa il musicista passano diversi mondi d’esperienza. A questi mondi, poi, si aggiungevano la mia naturale introversione e la sua naturale estroversione. Ma la musica, e il jazz in particolare, era un universo che condividevamo e che ci univa. Imparare da lui e poter parlare di musica con lui era un’esperienza bellissima, dove il gioco, lo studio e la passione musicale s’intrecciavano insieme. Passarono gli anni. Smisi di studiare sax. Non ricordo neanche bene perché.

Nei miei anni di università ci incontrammo ancora. Per un breve periodo suonammo in una specie di sottoscala di una biblioteca, una specie di piccola scuola musicale semiclandestina. Mi pare. Poi lo andai ad ascoltare, ed ero pieno di orgoglio ed emozione, in uno spettacolo bellissimo nei primi anni Novanta del Teatro della Tosse (Nel campo dei miracoli o Il sogno di Pinocchio) per il quale era stato scelto come clarinettista/attore in scena dal grande Nicola Piovani in persona! Poi ci perdemmo di vista. Lui nel frattempo ha continuato a studiare, polistrumentista come è, a fare musica spaziando un po’ in tutti i generi, da Bach alle bande, dalla musica da camera ai cori, e collezionando diplomi di strumento, e studiando composizione, e insegnando, e suonando in giro. Se ripenso all’Antonio di quando l’ho conosciuto lo rivedo come una specie di amico/fratello maggiore, una specie di modello positivo, per il me adolescente, di libertà, creatività e leggerezza.

Sono passati quasi venti anni. E ora, per una serie fortunata di coincidenze che mi hanno consentito di riannodare percorsi interrotti, ogni sabato pomeriggio ritrovo il mio antico maestro. Che mi fa lezione di saxofono, nel prestigioso Istituto Musicale Mascagni di Livorno. E ancora mi diverto a parlare di musica con lui, sapendo che ho tante cose da imparare e che è un piacere commentare accordi, canzoni, aneddoti, fare battute, analizzare brani, frasi musicali. Ad ogni lezione dobbiamo, infatti, trovare sempre il giusto punto di equilibrio tra “studio” e una forma di raffinato, o grossolano, “cazzeggio” estetico-musicale. Così, al divertimento di venti anni fa, ora si è aggiunto il piacere di poter condividere con lui un “mondo adulto” (quello in cui, direbbe Paolo Conte, “…si sbagliava da professionisti”). E’ sempre il mio maestro, l’amico/fratello maggiore ma sento che, oggi, è anche maggiormente l’amico possibile, o una persona tutta da scoprire e conoscre, in un rapporto di scambio più alla pari e con una profondità umana diversa.

Così ne approfitto per ringraziarti direttamente, caro Antonio, quando passerai a leggere questo elogio al mio antico maestro, ritrovato.

One Response

  • Come sempre provi sentimenti meravigliosi verso le persone che ti appartengono . E hai il genio di saperli trasporre nella scrittura:)
    Besos ,
    zuliedda

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