Quando avevo 16 anni iniziai a studiare il sax tenore. Frequentavo una scuola di musica comunale. Il mio maestro si chiamava – e si chiama – Antonio Traverso: era un giovane musicista pieno di entusiamo, un jazzista dotato di ingegno e sensibilità, una persona ricca di umorismo, simpatia e capacità di comunicare. Per me non era solo il mio maestro di sax, era anche un primo contatto con il mondo “adulto” extra-familiare, e con la complessità della vita. Antonio aveva circa 10 anni più di me, e tra un sedicenne liceale e un ventiseienne che fa il musicista passano diversi mondi d’esperienza. A questi mondi, poi, si aggiungevano la mia naturale introversione e la sua naturale estroversione. Ma la musica, e il jazz in particolare, era un universo che condividevamo e che ci univa. Imparare da lui e poter parlare di musica con lui era un’esperienza bellissima, dove il gioco, lo studio e la passione musicale s’intrecciavano insieme. Passarono gli anni. Smisi di studiare sax. Non ricordo neanche bene perché. Read the rest of this entry »
